I vincitori delle regionali: astensione, impresentabili, voto di scambio

03/06/2015 di Ludovico Martocchia

Impresentabili votati ed eletti, astensione al 50 per cento, compravendita di voti per venti euro: questa è la vera faccia delle consultazioni regionali in Italia, dove a vincere non sono i partiti, che perdono milioni di voti, ma il malaffare e le urne vuote.

Italia Sottosopra

Renzi e il Partito democratico governano quindici regioni su venti. Il MoVimento 5 Stelle ritorna su percentuali agli alti livelli delle elezioni del 2013. Berlusconi e Forza Italia strappano la Liguria al centro-sinistra diviso. La Lega nord di Matteo Salvini sfonda definitivamente la barriera del 15 per cento. Non perde nessuno, vincono tutti. È il classico giochino del giorno dopo lo spoglio, i commenti non sono negativi. Non sia mai che qualcuno dichiari la sconfitta. Salire sul podio è facilissimo. Basta andare in televisione, dire due frasi ad effetto, magari anche senza spiegazione e toh: noi abbiamo vinto, voi avete perso. Ma siamo sicuri che tutte le forze politiche possano esultare? La risposta la conosciamo benissimo. Il mondo politico è capovolto.

Astensionismo record. I dati parlano da soli, metà degli italiani aventi diritto di voto sono rimasti a casa. O è andato al mare. Insomma la sostanza non cambia. Facciamo un paragone semplice. Prendiamo le sette regioni e compariamo il numero di voti delle consultazioni di domenica con le elezioni politiche del 2013 e con le europee del 2014. Il Pd ha perso rispettivamente 1.083.557 e 2.143.003 voti. E visto che a votare non ci è andato nessuno, il gioco non è a somma zero. Se uno perde, non è detto che l’altro vinca. Anche il M5S ha perso 893.541 voti rispetto alle europee e 1.956.613 rispetto alle politiche. È inutile citare il centro-destra che dissipa voti anno dopo anno. L’unica ad averci guadagnato sembrerebbe la Lega Nord, che comunque rimane relegata alle regioni settentrionali – “Noi con Salvini” ottiene il 2 per cento in Puglia. Sono tutti numeri che difficilmente verranno sottolineati nei prossimi giorni.

Tre impresentabili eletti. Se il vincitore assoluto sembra essere l’astensionismo, un ruolo primario è giocato anche dai famosi impresentabili: in tre ce l’hanno fatta. L’opinione della commissione antimafia guidata da Rosy Bindi non è servita a molto, quantomeno per Alberico Gambino insieme con Luciano Passariello di Fratelli d’Italia e lo sceriffo Vincenzo De Luca, eletto governatore della Campania. Anzi no, la nomina è ancora lontana. È candidabile, ma non eleggibile: mistero del diritto italiano. La legge Severino permette tutto ciò, quindi si cerca una scappatoia – come la presenza nella prossima giunta di un vice-presidente sotto il comando di De Luca; in questo modo si aggirerebbe la norma fino alle prossime pronunce dei giudici.

Scambi, compravendite e brogli. Non servivano i tanti voti agli impresentabili per dimostrare, ancora una volta, come le elezioni amministrative siano facilmente manipolabili. Il voto clientelare non è una novità, più sono piccole le entità locali e più è diretto lo scambio. Sono state denunciate quindici persone tra Napoli e provincia durante le votazioni, tra cui anche due presidenti di seggio (fonte: NapoliToday). Inoltra alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle avrebbero smascherato il tentativo di compravendita che sarebbe avvenuto in una scuola ad Ercolano: il costo era di venti euro (fonte: Corriere del Mezzogiorno).

Per questo non bisogna stupirsi se a presentarsi alle elezioni, a prendere voti e anche a vincerle siano i peggiori, gli impresentabili di turno, indagati o no. Conta molto di più cosa puoi offrire, rispetto a chi sei. Le elezioni in Italia funzionano così. E la cosa più triste è che non lo scopriamo di certo oggi.

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Ludovico Martocchia

Nato e cresciuto nella periferia romana. Ha frequentato il Liceo Scientifico Francesco D'Assisi, ora studia Scienze Politiche alla Luiss. Da sempre appassionato di politica, si interessa anche di filosofia, storia, economia e sport. Ma prima di ogni cosa, libero pensatore.
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