I turbamenti di Re Giorgio e l’indolente Parlamento

19/09/2014 di Edoardo O. Canavese

Il Presidente della Repubblica osserva, impotente, lo stallo su CSM e Consulta, e medita sul suo futuro: mai le dimissioni sono state un rischio così grande

Giorgio Napolitano e stallo Parlamento

Non è il titolo di una favola morale, ma riassume bene la lunga guerra di nervi che dal giorno della sua rielezione il Parlamento muove a Napolitano. Il quale, quotidianamente logoratone, medita un addio la cui soluzione si prospetta tanto sofferta quanto complicata, perché senza potenziali successori, ma soprattutto senza un Parlamento che ne sia capace.

Stallo in Parlamento – Se n’è parlato poco, perché forse ci si illude che tale minaccia sia ormai disinnescata dalle conseguenze drammatiche che essa avrebbe, se realizzata: eppure non si è mai stati tanto vicini alle dimissioni di Giorgio Napolitano da presidente della Repubblica. Il monito lanciato per smuovere il parlamento dal paludoso stallo sulle nomine dei due membri per la Corte Costituzionale e due per il Csm è caduto fragorosamente nel vuoto, registrando addirittura una perdita di voti per il ticket favorito Violante-Bruno. I più ottimisti auspicano che il weekend possa sciogliere le opposizioni interne al fronte Pd-Fi e permettere di chiudere la partita al più martedì prossimo. Verosimilmente tuttavia sarà difficile che le proposte di Renzi e Berlusconi trovino nuovi, insperati sponsor. Per Napolitano, ogni nuovo ritardo è considerato irricevibile.

Senato ItaliaL’ultimo monito? – Paradossalmente Napolitano imputa al Parlamento quegli stessi vizi che lo costrinsero il 20 aprile 2013 ad accettare il secondo mandato al Quirinale: inadempienza e settarismo. Così come lo scorso anno un Parlamento incapace sia di convergere su un candidato unitario altro, nuovo, sia di prestarsi concorde alle inderogabili riforme (titolo V, legge elettorale), allo stesso modo oggi tuona contro l’unanime incapacità delle Camere di eleggere i membri nuovi di Consulta e Csm, senza peraltro che si acceleri parallelamente sul pachidermico iter riformistico. “Il mio mandato è legato alle riforme”, ha sempre ricordato il Presidente. E se neppure lo shock politico ed elettorale del renzismo al 40% ha turbato la palude, forse l’ottantanovenne Napolitano può cominciare a meditare un addolorato pensionamento.

Gravosa successione – Il problema che quindi ci si pone è il seguente: esistono, nel breve periodo, alternative a Giorgio Napolitano? Posto il fatto che difficilmente si potrebbe pensare ad un pretendente al Quirinale più anziano (il novantanovenne Pietro Ingrao?), l’avvelenata Italia sembra mancare di politici di condiviso sostegno né, al netto delle difficoltà con cui si riesce a raggiungere il quorum parlamentare per candidati a cariche periferiche pur importanti, sembra che queste Camere oggi non siano in grado di esprimere senza imbarazzi un successore al capo dello Stato. Possono dunque nuovi eletti da nuove elezioni politiche risolvere l’inghippo? Forse, ma preferibilmente non nel pieno della presidenza europea, semestre di pace elettorale, tanto più con i conti ancora in disordine e una riforma elettorale appena accennata. La successione, al di là delle speculazioni fantapolitiche, risulta affatto complicata per il mai così cupo e forse stanco Presidente.

La palude resiste – Il Parlamento, intanto, pare compiacersi della propria apatia, resa complice da un millantato ruolo di resistenza contro il diabolico Patto del Nazareno. La sudata (e a torto già celebrata) non-ancora-riforma del Senato avrà vita durissima, avendo già sollevato estenuanti perplessità nella maggioranza in corso di prima lettura; l’Italicum, su cui pure Renzi e Berlusconi nell’ultimo incontro hanno inteso accelerare, non decolla ancora; il Jobs Act ha già incendiato gli animi degli aficionados dell’articolo 18 ancor prima di debuttare. Le molteplici bocciature dei candidati a Csm e Consulta non sono quindi che la punta di un gigantesco iceberg di ghiaccio e fango che ingolfa la legislazione italiana e la sua messa in esecuzione. E non si dica che di tempo i parlamentari non ne abbiano, visto quanto emerso dall’indagine di Mattia Feltri sulla Stampa, che sugli scranni prestano i loro servigi dal martedì mattina al giovedì pomeriggio. E stiamo parlando dei deputati e senatori tra i più giovani d’Europa.

The following two tabs change content below.

Edoardo O. Canavese

Classe '91, milanese. Diplomato al liceo classico Giovanni Berchet, laureato in Storia presso l'Università degli Studi di Milano. Ossessionato dalla politica italiana dalla sfiducia al secondo governo Prodi, ne fa oggetto privilegiato della sua grande passione, la scrittura. E' ottocentista, saudosista, floydiano.
blog comments powered by Disqus