I robot e il mondo del lavoro: occasione o problema?

08/04/2015 di Enrico Casadei

L’avanzata dell’automatizzazione e della tecnologia negli ambienti lavorativi sta portando ad una rivoluzione: in Italia il 56% dei lavoratori è destinato ad essere rimpiazzato da una macchina. Problema o vantaggio?

Tecnologia e Lavoro

I robot stanno invadendo il mondo del lavoro in tutti i settori o, meglio, l’hanno già invaso sostituendo persone in carne e ossa. Attenzione, non stiamo parlando di una macchina dalle fattezze umane e dotata di un’intelligenza artificiale come quelle presenti nei testi di Asimov ma, per esempio, di strumenti anche elementari, quali la casella vocale del telefono, gli sportelli bancari o ancora i caselli autostradali.

Certo, non si tratta, presi singolarmente, di sconvolgimenti sui quali qualcuno di noi si è mai soffermato a riflettere eppure, senza di loro ci sarebbe bisogno di un centralinista, di uno sportellista e di un casellante. Allora, nel suo insieme, il problema di come e in che misura i robot possano inserirsi nel “nostro” mondo del lavoro non è di facile soluzione, e le preoccupazioni sono fondate: secondo gli economisti – R.Rajan su tutti -, colletti bianchi e blu potrebbero sparire nel giro di vent’anni. Praticamente, stiamo parlando dell’estinzione della classe media.

La maggior parte di essi svolge, infatti, lavori cosidetti routinari e che siano qualificati (skilled) e non qualificati (unskilled), potranno essere sostituiti facilmente da un insieme di ordini preconfezionati. Non va ignorato, in aggiunta, quanto tale processo non sia lontano nel futuro: la tecnologia sta già permettendo un grande fenomeno di delocalizzazione, capace di accelerare il processo di scomparsa di queste realtà nei Paesi occidentali. Un fenomeno sempre strettamente legato al progresso tecnologico.

In Italia, secondo uno studio di Jeremy Bowles dell’Istituto Bruegel, il rischio di “computerizzazione” è addirittura superiore alla media europea (53%): da noi il 56% circa dei lavori è destinato ad essere rimpiazzato da una machina. In Usa la stessa ricerca è stata condotta da Carl Frey e Michael Osborne dell’Università di Oxford e il risultato è stato del 47%, non troppo differente.

Il fenomeno crea anche il disaccopiamento tra produttività e occupazione, al crescere della prima la seconda cala. Basti pensare come il fatturato per dipendende da Walmart, con oltre 2 milioni di impiegati, è pari a poco più di 200.000 dollari ,mentre i quasi 100 mila dipendenti di Apple possono vantare un fatturato unitario di 1,86 milioni di dollari.

Che fare in questo mondo sempre più automatizzato? Agli inizi del XIX secolo (precisamente nel 1811) Ned Ludd distruggeva in Inghilterra un telaio per protestare contro quelle macchine che rubavano lavoro alle persone. Negli anni 30 del XX secolo J.M. Keynes osservava un diffuso pessimismo causato dalla “scoperta di mezzi che efficientavano i lavori ad un ritmo maggiore di quanto gli uomini potessero inventarsi altri” – ovvero che molto presto l’essere umano avrebbe esaurito i lavori da svolgere.

Oggi, certamente fa sorridere una tale previsione e fortunatamente la situazione non è, nell’immediato, così tragica, ma la verità sollevata da Keynes e ripresa da Robert Skidelsky evidenzia un problema certo: si sta alzando sempre di più il tasso di disoccupazione considerato sostenibile dai Governi occidentali. La Gran Bretagna ha da tempo abbandonato l’obiettivo di una disoccupazione al 2% per sostituirla con un più robusto 5%. Sebbene gli ottimisti potrebbe insistere sulle nuove possibilità aperte dalla tecnologia in verità la possibilità apertasi è quella di una minore necessità di lavoro per tutti.

E se questo è vero forse le persone potrebbero lavorare a tempo pieno, 30 ore a settimana? 20 ore a settimana? E in futuro 10 ore a settimana? Piuttosto che combattere l’avanzata inarrestabile dei robot, forse dovremmo trovare il modo per goderne tutti.

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Enrico Casadei

Nasce a Bologna nell’aprile del 1988, tuttavia ha vissuto sempre a Cesena, in piena Romagna. Consegue la laurea in Giurisprudenza nel 2013 e in Consulenza Aziendale l’anno successivo presso la Luiss Guido Carli di Roma, e sempre con lode. Per un semestre ha esercitato la pratica forense, dopodiché ha deciso di cambiare strada.
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