I rapporti sino-greci. Infrastrutture, turismo e giovani quali motori di sviluppo

29/03/2015 di Vincenzo Romano

Cosa lega la Grecia alla Cina? Apparentemente nulla. Due paesi completamente diversi per dimensioni, economia, cultura e tradizioni. Una cosa però appare evidente: il crescente interesse di Pechino nei confronti dell’economia mediterranea

Grecia e Cina

Un legame rafforzato. Un interesse, quello cinese per Atene, che va oltre il breve periodo, e che vede la Grecia come terreno di investimento del colosso asiatico. Per dirla con le parole di Li Ang, capo della Greek-Chinese Commercial and Cultural Association: “i nostri investitori cinesi continuano a chiamare. Vogliono comprare hotel a 5 stelle, aziende vinicole e oleifici. La gente che se n’è andata in Cina per la crisi economica sta tornando. La Grecia è di nuovo un ottimo posto dove fare business”.

La Grecia sull’orlo del “fallimento”. Il legame che si sta venendo a creare tra i due paesi potrebbe sembrare paradossale. La Grecia, ad oggi, è il paese che più sta soffrendo (e che maggiormente ha sofferto) la crisi scoppiata nel 2008/2009. L’austerity imposta da Bruxelles ha fatto aumentare il debito pubblico greco al 170% del PIL (pari a 320 miliardi di euro), con la disoccupazione che si attesta intorno al 23%. Il paradosso è in realtà apparente. La Grecia presenta tutte le caratteristiche necessarie per attirare un investitore straniero nella sua economia: l’essere sull’orlo del fallimento permette che i suoi asset fondamentali siano più appetibili.

La presenza di comunità cinesi. A destare l’interesse del governo cinese per la piccola economia europea non sono soltanto i margini di profitto che potrebbero derivare, ma anche la forte presenza di immigrati cinesi (si stimano in più di 30.000 persone), che hanno sviluppato una serie di attività commerciali al dettaglio, resistendo prontamente alla crisi. I prezzi contenuti e la bassa qualità dei prodotti commerciati sono stati i fattori principali di difesa dalla crisi medesima.

Gli interessi della Cina. A capire la potenzialità degli investimenti cinesi è stato anche il premier greco Alexis Tsipras, che si è dimostrato aperto e motivato a mantenere e rafforzare le relazioni economico-commerciali sino-greche. Dal canto suo, la Cina possiede già alcuni asset strategici nel paese sudeuropeo, come il controllo di buona parte del porto del Pireo, seguito al piano di privatizzazioni del 2009. Con l’impegno del nuovo premier Tsipras, i grandi investitori cinesi (sostenuti fortemente dal governo) sono interessati ad espandere i propri affari anche ad altre infrastrutture strategiche come aeroporti, strade, ferrovie, ecc. È evidente il carattere geostrategico di tali investimenti: l’economia greca rappresenta il ponte del colosso cinese verso l’Europa, nonché un avamposto nel cuore del mediterraneo.

La cittadinanza e il turismo. In tale ottica va letto anche il piano di attrazione degli investimenti varato dal governo due anni fa: il rilascio della cittadinanza greca (quindi europea) per chi investe più di 250.000 euro nel mercato immobiliare. I beneficiari di tale piano saranno soprattutto i cinesi, che si troveranno con la cittadinanza di uno degli stati membri dell’Unione con il minimo sforzo (d’investimento). Anche il settore del turismo ha visto un crescente flusso tra i due paesi: i turisti cinesi sono aumentati del 20% nel 2014 (circa 100.000 persone). Questa rappresenta senz’altro l’occasione migliore per accrescere i posti di lavoro in un settore fondamentale dell’economia greca.

Una speranza per i giovani. Oltre alla cittadinanza, alle infrastrutture ed al turismo, c’è anche un altro settore interessato dall’aumento dei rapporti tra Cina e Grecia: quello dei giovani. Con una disoccupazione al 50%, questi ultimi stanno cercando la propria via d’uscita dalla crisi attraverso lo studio della lingua cinese, per l’apertura di nuove prospettive lavorative nel paese asiatico. Esponenziale è il numero degli studenti che frequentano i corsi di cinese nelle principali università del Paese. Ed esponenziale sarà il numero di giovani che lasceranno il proprio paese per emigrare in Asia.

 

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Vincenzo Romano

Nasce a Sant'Anastasia, provincia di Napoli, il 2 gennaio del 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche all'Università di Napoli Federico II, dove si laurea con una tesi sul modello di sviluppo economico spagnolo. Attualmente è iscritto all'ultimo anno della magistrale in Studi Europei (Corso di laurea in Scienze Politiche dell'Europa e Strategie di sviluppo). Durante il primo anno di specialistica ha partecipato al Programma Erasmus di 6 mesi all'università Paris-Ouest-Nanterre-la-Defense di Parigi. Ha inoltre svolto uno stage di sei mesi presso l'UNESCO.
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