I pericoli dello star fermi

29/09/2015 di Pasquale Cacciatore

Una nuova conferma che l'inattività prolungata, anche di tre o quattro ore, è molto più dannosa per il nostro organismo di quanto si possa immaginare

Inattività fisica

Un ultimissimo studio che conferma quello che, probabilmente, è opinione condivisa: la vita sedentaria fa male, e poco cambia se sono i bambini a star troppo fermi. Insomma, i giovanissimi che stanno seduti troppo a lungo possono presentare in età adulta gravi conseguenze di salute. Lo studio in questione, analizzando un gruppo di giovani ragazze dopo sessioni di prolungata inattività, ha dimostrato cambiamenti fisiologici nella circolazione sanguigna e nelle arterie; cambiamenti che, prolungati fino all’età adulta, possono comportare seri problemi cardiovascolari.

Sono tanti gli studi epidemiologici che hanno dimostrato la correlazione tra multiple ore di inattività e diabete, obesità, patologie cardiovascolari, malattie del fegato, sindrome metabolica e così via. La cosa più preoccupante è che tali rischi sembrano esser presenti anche se si pratica attività fisica ma ci si dedica in seguito a prolungate ore seduti. Tutti questi studi, tuttavia, avevano fino a questo momento coinvolto solo popolazioni adulte.

Per questo lo studio della University of British Columbia, condotto su bambini, ha un valore pediatrico fondamentale. Nel mondo i bambini stanno seduti otto ore e mezza al giorno, in media, e le ore di attività precipitano nei bambini a ridosso dell’adolescenza; un dato che precipita soprattutto nelle ragazze.

Lo studio in questione si è concentrato su ragazze dai 9 ai 12 anni; poiché era necessario analizzare i cambiamenti a breve termine dopo una prolungata seduta, ci si è concentrati sulla funzione vascolare. Quando si rimane seduti a lungo, le arterie nelle gambe smettono di espandersi per consentire un normale ricircolo, iniziando a contrarsi e dunque ad impedire il circolo. Il risultato è un aumento di pressione e, a lungo andare, lo sviluppo di patologia cardiovascolare. L’analisi è stata condotta utilizzando ultrasuoni e bracciali per rilievo pressorio; l’inattività consisteva in tre ore ininterrotte seduti su una sedie, giocando con iPad o guardando film. Una curiosità: anche in caso di necessità del bagno, le ragazze venivano condotte su una sedia a rotelle.

Le ragazze del gruppo di controllo, al contrario, rimanevano sedute per tre ore, ma all’inizio di ogni ora si alzavano e pedalavano per dieci minuti a bassa intensità su una cyclette collocata nel laboratorio, prima di tornar sedute. I risultati ottenuti hanno dimostrato quanto scritto in apertura d’articolo: le ragazze che sedevano ininterrottamente presentavano una profonda riduzione della funzione vascolare, fino al 33% rispetto al gruppo di controllo.

Una nuova conferma che l’inattività prolungata è molto più dannosa per il nostro organismo di quanto si possa immaginare. Incoraggiare i giovani a muoversi è dunque un passo fondamentale per le politiche sanitarie; se si pensa a come sono organizzate le obbligatorie attività scolastiche del nostro Paese, dove tra un’ora di lezione e l’altra difficilmente ci si può muovere per più di qualche minuto, si capisce come sarebbe necessario rimodulare i tempi per l’attività fisica. Più facile a scriverlo che a metterlo in atto, purtroppo.

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Pasquale Cacciatore

Nato a Gallipoli nel 1991, entusiasmato da scienza e tecnologia sin dalla tenera età. Laureato in Medicina e Chirurgia ed ex-borsista presso il Collegio Universitario “Lamaro-Pozzani” della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, attualmente è Resident Doctor in Igiene e Medicina Preventiva presso l'Istituto di Sanità Pubblica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma). È un appassionato delle tematiche di salute globale, politica sanitaria ed health technology.
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