I Paesi in via di sviluppo rallentano e rallenteranno

15/06/2015 di Federico Nascimben

I Paesi in via di sviluppo si trovano ad affrontare due transizioni legate alle politiche monetarie adottate dalle principali Banche Centrali e al basso prezzo del petrolio. Transizioni che si riflettono negativamente sul tasso di crescita delle loro economie e sull'andamento del commercio mondiale

Un articolo uscito sul Financial Times la scorsa settimana ci informa nuovamente sullo stato di salute non ottimale dei Paesi in via di sviluppo che, a causa di un “rallentamento strutturale” (espressione utilizzata dalla Banca Mondiale), stanno cedendo il loro ruolo di traino della crescita mondiale ad economie più mature.

La Banca con sede a Washington, infatti, nel suo ultimo Global Economic Prospects ha rivisto al ribasso rispetto a gennaio le sue previsioni sulla crescita globale per il 2015, al 2,8%. In particolare, le economie in via di sviluppo cresceranno quest’anno del 4,4% con un probabile aumento al 5,2% nel 2016 e al 5,4% nel 2017, ma si trovano ad affrontare due transizioni:

1 – “L’inasprimento ampiamente previsto delle condizioni monetarie negli Stati Uniti, assieme all’espansione monetaria delle altre principali banche centrali, ha contribuito alla rivalutazione su ampia base del dollaro e sta esercitando una pressione al ribasso sui flussi di capitale verso i Paesi in via di sviluppo. Molte valute di questi si sono indebolite rispetto al dollaro statunitense, in particolare quelle dei Paesi con prospettive di crescita deboli o con vulnerabilità elevate. In alcuni Paesi questa tendenza ha sollevato preoccupazioni circa esposizioni sullo stato patrimoniale in presenza di consistenti passività denominate in dollari. I deprezzamenti valutari sono stati notevolmente inferiori se ponderati su base commerciale, in parte a causa dell’indebolimento di euro e yen, offrendo quindi solo modeste prospettive per guadagni di competitività attraverso l’aumento delle esportazioni”.

2 – “Nonostante una lieve ripresa nel primo trimestre 2015, il basso prezzo del petrolio sta avendo un impatto sempre più marcato. Nei Paesi importatori di petrolio i benefici per l’attività finora sono stati limitati, anche se stanno aiutando a ridurre le vulnerabilità. Nei paesi esportatori di petrolio, i prezzi più bassi stanno nettamente riducendo l’attività e facendo aumentare la pressione su fisco, tasso di cambio o inflazione. I rischi rimangono orientati al ribasso, dove alcuni rischi preesistenti retrocedono mentre ne emergono di nuovi”.

Crescita nei mercati emergenti e in via di sviluppo. Fonte: Banca Mondiale.
Crescita nei mercati emergenti e in via di sviluppo.
Fonte: Banca Mondiale.

Secondo il presidente della Banca Mondiale, Jim Young Kim, “i Paesi in via di sviluppo sono stati il motore della crescita globale in seguito alla crisi finanziaria, ma ora si trovano ad affrontare un contesto economico più difficile”. Ora, quindi, ad eccezione di India e pochi altri Paesi, Stati come Cina e Brasile rischiano di rappresentare addirittura un freno alla crescita globale. Questo perché, oltre al fattore rappresentato dai bassi prezzi delle materie prime, per il direttore del Development Prospects Group della Banca Mondiale, Ayhan Kose, vi è anche la stagnazione delle relazioni commerciali “Sud-Sud” tra gli stessi Paesi in via di sviluppo.

In accordo con Oxford Economics, il crollo della domanda di importazioni nel primo trimestre di quest’anno ha trasformato le economie dei Paesi emergenti da contributori a detrattori di crescita del commercio mondiale per la prima volta dal 2009. L’andamento del commercio mondiale, infatti, continua ad essere modesto – come si nota dalla figura qui sotto – con un graduale spostamento verso la domanda di importazioni dagli Stati Uniti.

Commercio mondiale. Fonte: Banca Mondiale.
Commercio mondiale.
Fonte: Banca Mondiale.

La conferma di timori già avanzati in precedenza e provenienti dalla Banca Mondiale mettono a rischio (soprattutto) le prospettive per l’export extra europeo italiano che, pur beneficiando delle politiche espansive della Bce guidata da Mario Draghi, dovrà ora tenere sempre più conto di questo rallentamento strutturale destinato a perdurare negli anni a venire.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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