I nuovi senatori a vita: l’Italia deve stare tra i grandi

01/09/2013 di Giacomo Bandini

La nomina di Re Giorgio – In tempi di crisi, soprattutto politico-culturale, anche i piccoli gesti assumono rilevanza negli assetti di una società immobile come quella Italiana. Oggi Napolitano ne ha regalato uno all’intera nazione: la nomina di altri 4 senatori a vita, Claudio Abbado, Carlo Rubbia, Elena Cattaneo e Renzo Piano. L’ennesimo lascito della sua gestione da Padre della Patria penseranno alcuni, l’ennesima interferenza in un periodo di grandi tensioni e di instabilità, altri. Probabilmente è ambedue le cose, ma fra tutte le decisioni prese da Re Giorgio questa  sembra una delle più azzeccate, nonostante coloro che in questo momento staranno gridando allo scandalo.

Quanto ci costano – È vero, forse nel periodo in cui il segnale più immediato per ritrovare un qualche collegamento con la popolazione infastidita, giustamente, dal costo eccessivo delle istituzioni non parrebbe proprio azzeccato nominare altri senatori. Tantomeno se si guarda al calcolo approssimativo di quanto ammonta la retribuzione media mensile di un senatore a vita e cioè circa 13mila euro.

I veri sprechi sono altri – La riflessione in proposito deve vertere però sul fatto che 4 senatori a vita, considerando poi le ultime dipartite fra i relativi, non pesano poi così tanto sulle casse dello Stato. Gli sprechi semmai vanno in tutt’altre direzioni, soprattutto nella onerosissima macchina burocratico-amministrativa. La seconda considerazione è invece del tutto funzionale. Napolitano ha dichiarato infatti che tale scelta è maturata: “per dare un segno di serena continuità istituzionale” e per questo: “[…]ho raccolto elementi di giudizio e compiuto passi discreti per attribuire i quattro seggi di senatore a vita rimasti vacanti, nel rispetto delle valutazioni e degli orientamenti cui, nell’esercizio della facoltà prevista dall’art. 59 della Costituzione”.

Questione di punti di vista – E proprio all’interpretazione dell’articolo in questione si sono rivolte le principale critiche mosse nei confronti di Napolitano. L’articolo difatti pone davanti ad un dubbio in quanto recita: “È senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della Repubblica. Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario.” Le interpretazioni possibili sono due: ogni Presidente della Repubblica può nominarne massimo 5 nella durata del suo mandato o vi è un limite massimo di 5 senatori a vita presenti in Senato (in questo momento sono diventati 6). Re Giorgio in ogni caso ha scelto la prima strada e dopo Mario Monti ne ha insigniti altri 4. E se da una parte la Lega parla di sostegno fazioso al governo Letta con tanto di espliciti segnali verso un Letta bis, dall’altra la Santanchè ha proposto la candidatura di Berlusconi come senatore a vita, gridando allo scandalo per la mancata considerazione del suo prediletto.

Riconoscimenti e speranze – Una mossa politica dunque quella di Napolitano? Certamente, ma onestamente piace credere  la scelta non sia stata una mera occasione per ribadire il corso politico degli eventi e delle preferenze del Capo dello Stato, bensì un’opportunità di dare un nuovo segnale di partenza al nostro Paese. Un premio Nobel per la Fisica, Rubbia; una giovane donna, ricercatrice e pioniera delle cellule staminali, Elena Cattaneo; uno dei più grandi artisti del mondo, Abbado; e infine uno dei migliori architetti del pianeta, Renzo Piano. Ecco le potenzialità che siamo capaci di mettere in campo. Ecco l’esempio per una generazione intera che non è ancora del tutto perduta. Perché riconoscere le capacità e il merito di chi ha lavorato sodo tutta la vita non si esaurisce solamente nei 13mila euro al mese di cui sopra, ma deve costituire uno slancio per tutti a credere nelle proprie risorse, a continuare a sognare e a poter dire a tutti i nostri detrattori: eccoci, fra i migliori possiamo starci anche noi.

 

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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