I muri da abbattere

13/05/2015 di Isabella Iagrosso

Uno studio di Elisabeth Vallet, docente di studi strategici della UQAM (university of Quebec at Montreal), condotto nel 2011, ha evidenziato che nel mondo esistono ancora oltre 45 muri, per la maggior parte costruiti dopo la caduta di quello più famoso: il muro di Berlino.

Muri

 

Fin dal passato, gli uomini si sono sempre prodigati nel costruire barriere per proteggersi da possibili invasioni straniere. La grande muraglia cinese è l’esempio più evidente. La costruzione si estende per 8851 km, anche se c’è chi dice che sia addirittura più lunga. E’ stata edificata nel III secolo a.C. a scopo difensivo: doveva servire per tenere lontane le tribù mongole e collegare una serie di fortezze. Fondamentale è anche il Vallo di Adriano, costruito nel II secolo d.C per proteggere i confini dell’allora vastissimo Impero romano. La fortificazione si estendeva da Wallsend-on-Tyne, sul mare del Nord vicino a Newcastle, a Bowness on Solway, sul mare d’Irlanda, dividendo di fatto l’isola in due parti. Purtroppo solo la parte centrale ha resistito fino ai giorni nostri ed è stata dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’umanità.

Il muro di Berlino ha invece significato una svolta nella storia delle barriere. Non si trattava più come in passato di difendersi da un pericolo ignoto, che arrivava effettivamente armato sotto le porte della città per raderla al suolo o conquistarla. La prospettiva cambiò radicalmente. Vi erano persone, civili, che in continuazione lasciavano la parte Est della città, appartenente all’Unione sovietica, per cercare fortuna nella più prosperosa Berlino Ovest. Il muro fu quindi edificato per porre fine all’emorragia di uomini. Definito “il muro della vergogna” per eccellenza, ha continuato a condizionare la vita dei tedeschi per 28 anni, fino al 9 novembre 1989. Dopo la sua caduta gli uomini più potenti del mondo si sono prodigati in discorsi su un futuro roseo e pacifico. Un mondo unito e non più diviso come lo era stato durante la Guerra Fredda. Forse per l’Occidente, forse, unicamente per quegli stati, si perdoni il termine “mainstream”. Negli ultimi venticinque anni sono infatti raddoppiate le barriere che simboleggiano conflitti tutt’oggi irrisolti. Motivi religiosi, motivi etnici, motivi culturali, separano le due zone al di là del muro.

Forse il più significativo di essi è quello che separa Israele dalla Cisgiordania. Costruito nel 2002, la “barriera di sicurezza” misura 730 chilometri di reticolato e cemento tra i quartieri di Gerusalemme e Betlemme che si snodano per la maggior parte all’interno del territorio palestinese. Lo scopo era inizialmente quello di separare lo Stato Ebraico dai Territori della Cisgiordania per proteggerlo da possibili attacchi terroristici, in realtà però esso supera la “Linea Verde” istituita dalle Nazioni Unite nel 1967, creando vere e proprie isole palestinesi all’interno del territorio israeliano. Per questo motivo,  è stato poi dichiarato “contrario al diritto internazionale” dalla Corte di giustizia dell’Onu.

Il muro marocchino che divide il Sahara occidentale, la “line of control” che separa India e Pakistan nella contesa regione del Kashmir, la barriera del 38esimo parallelo tra Corea del Nord e del Sud, la recinzione che divide Africa ed Europa nelle cittadine di Ceuta e Melilla, la linea verde tra la Repubblica di Cipro dalla Repubblica Turca di Cipro, il confine tra Messico e Usa, le Peace Lines dell’Irlanda del Nord, che tengono divise le comunità cattoliche da quelle protestanti. Sono solo alcune delle barriere che rendono il mondo meno aperto. Nonostante McLuhan abbia affermato il contrario nel 1962, quando lo ha definito un “villaggio globale”. Un mondo sempre più interconnesso sicuramente, ma anche più diviso. Le barriere che lo decorano sono dovute principalmente a conflitti etnici e religiosi. Andare al di là del muro è difficile.

Eugenio Montale recitava “E andando nel sole che abbaglia/ sentire con triste meraviglia/ com’è tutta la vita e il suo travaglio/ in questo seguitare una muraglia/ che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.” Il poeta, di fronte ad un paesaggio arido e scabro, giunge, meditando sul significato della vita umana, a percepire l’assurdità della vita e alla consapevolezza di una desolata solitudine dove vivere non è altro che un insensato procedere lungo un muro invalicabile perché ha in cima cocci aguzzi di bottiglia. A differenza di quella che Montale considera la tragica condizione esistenziale dell’uomo, condannato ad ignorare ciò che sta al di là dell’apparenza delle cose e della sua esistenza, a livello internazionale sarbbe auspicabile tentare di superare questi limti, proprio perchè siamo noi stessi che li abbiamo posti.

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Isabella Iagrosso

Nasce a roma il 19/03/1994, iscritta alla facoltà di scienze politiche della Luiss Guido Carli. Appassionata di viaggi e di culture straniere. Da sempre coltiva l'interesse per tutto ciò che riguarda l'estero e le relazioni internazionali
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