I mulini a vento di Laura Boldrini

20/04/2015 di Francesca R. Cicetti

Laura Boldrini vuole cambiare le desinenze, in un polverone di lazzi provenienti da ogni parte. Qualcuno le ha fatto notare che non ci si sente più donna, meno maltrattata, più inserita nella società se si diventa “architetta” o “ministra”. Ma l'osservazione sembra non aver avuto effetto.

Laura Boldrini

Affezionati come siamo al maschilismo linguistico, la battaglia della signora presidente (o della presidenta?) della Camera ci sembrerà poco più che uno scherzo. Laura Boldrini vuole cambiare le desinenze, in un polverone di lazzi provenienti da ogni parte. Qualcuno le ha fatto notare che non ci si sente più donna, meno maltrattata, più inserita nella società se si diventa “architetta” o “ministra”. Che i posti di lavoro non aumentano, e neppure le pari opportunità. Che una “avvocata” può venire licenziata se in attesa di un bambino, che abbia la “a” finale o meno. Anche se la Treccani sembra dare ragione alla presidente, sembra comunque di vederla lottare contro dei mulini a vento: la lingua italiana sessista è e sessista sembra destinata a rimanere. Insomma, che il tabù linguistico esista è un dato di fatto, ma in pochi sembrano ritenere una priorità estirparlo. E chi lo sostiene viene accusato di avere un po’ troppo tempo libero.

Resta il dubbio se le battaglie linguistiche siano davvero una perdita di tempo. Per Laura Boldrini sicuramente no, visto l’impegno con cui le porta avanti. Tra l’altro, il puntiglio gender non le guadagna molti consensi, anzi. Se in venti o trenta la considerano la nuova Nilde Iotti, per tutti gli altri dovrebbe lasciar perdere la glottologia e imparare a cucinare un piatto di pasta (è un commento sessista, questo?). Quindi la sua sfida morfologica non lascia molti appigli per essere strumentalizzata. Sembra conquistare più scontento che accordo.

Ma la questione, purtroppo, non sta nell’utilità di una lotta alle desinenze maschili. Che la civiltà passi anche dalla lingua, non è certo lei l’unica a sostenerlo. È la relazione effettiva tra maschilismo e linguistica ad essere messa in discussione. O meglio: la lingua è uso, non si diventa più femministi modificandola. Semmai il contrario. Forse un appuntamento con una “ingegnera” o con una “chirurga”, in futuro, corrisponderà ad una effettiva parità di retribuzione e di opportunità nel mondo del lavoro. Purtroppo non è vero il contrario.

La presidente, ad ogni modo, sembra essersi affezionata ai suoi mulini, tanto da essere diventata celebre per la presunta futilità di alcune battaglie. Le sue proposte sembrano essere considerate perlopiù capricci di una iperfemminista annegata nella teoria gender e nelle bizze ideologiche. E non si capisce, onestamente, se sia più inutile questo o il “benaltrismo”. L’idea, cioè, che i problemi siano ben altri, e che non bisogna perdere tempo in superflue disquisizioni da Crusca. Il termine è cacofonico quanto “architetta” ma, chissà perché, su questo non facciamo troppe storie.

Tra l’altro, poiché il vento di polemiche tira quasi sempre, un’altra burrasca è partita dalle dichiarazioni sull’obelisco del foro italico e la scritta “MVSSOLINI DVX”. Alla proposta di rimuoverla avanzata dalla presidente, un bombardamento di insulti e di critiche. Laura Boldrini è una perditempo che vuole distruggere la memoria. Insomma, è più temibile dell’IS. Ma tra le risposte dei politici, parecchie sembrano sovrastare in inutilità quella della presidente. Giorgia Meloni, ad esempio, sulla sua pagina Facebook ha pubblicato una splendente fotografia del quartiere romano dell’EUR, di architettura fascista, accanto a una dello scalcinato Corviale, bollato come socialista. Ha poi domandato ai suoi fan quale preferirebbero buttare giù tra i due. Ma, a conti fatti, ad essere abbattuta dovrebbe essere unicamente l’idiozia.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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