I Griot, la memoria vivente dell’Africa nera

19/08/2015 di Isabella Iagrosso

"L'uomo è il padrone della parola che conserva nella sua pancia, ma diventa schiavo della parola che lascia fuggire dalle sue labbra". (Proverbio Africano).

Griot

Un tempo ci furono gli aedi, cantori dell’antica Grecia. Considerate figure sacre, profeti, avevano in realtà il più terreno compito di trasmettere il sapere alle generazioni future, una sorta di memoria storica tramandata oralmente, in un’epoca in cui la scrittura era ancora poco usata. Lo stesso Omero – per quanto la sua esistenza sia oramai confutata – autore di Iliade e Odissea, si pensò a lungo essere uno di loro.

Simili ma lontani geograficamente sono invece i griot. Al posto della cetra, hanno uno strumento altrettanto affascinante, la kora, un’arpa arrangiata con mezza zucca vuota e ricoperta di pelle animale. Ma non solo: xilofoni, djambè e molti altri strumenti accompagnano le loro storie.  Ribattezzati gli aedi dell’Africa nera erano, al contrario di quanto si potrebbe pensare, parte di una casta super istruita e maestri della tradizione orale. Vicini ai re, di cui erano massimi consiglieri, eseguivano anche divinazioni pronunciandosi sull’opportunità di stringere o meno trattati di pace, spesso avevano la funzione di ambasciatori e mediatori nei conflitti, ma soprattutto erano depositari della storia orale dell’impero. Imparavano a memoria migliaia di nomi, nozioni geografiche ed economiche, racconti di battaglie, e così via. Potevano essere sia uomini che donne. Lo storico maliano Amadou Hampáté Bá li suddivide in tre categorie: i griots musicisti che suonano tutti gli strumenti, i griots ambasciatori e cortigiani, spesso legati ad una famiglia nobile e i griots genealogisti, storici o poeti che sono generalmente cantastorie e viaggiatori, non necessariamente legati ad una famiglia.

Questi personaggi così affascinanti però non appartengono solo al passato, infatti oggi i griot sono conosciuti soprattutto come cantori e musici, pur restando primariamente i maestri della parola.  Addentrandosi nell’Africa più nascosta è possibile trovarne ed è possibile ancora ascoltare qualche storia antica e misteriosa come ad esempio la famosissima leggenda di Sundjata. Molto simile per alcuni versi ai più grandi poemi occidentali quali Iliade e Odissea, presenta dunque un insolito quanto straordinario parallelismo tra l’Africa e l’Occidente.

Secondo la leggenda un cacciatore indovino annunciò al re di Niani (oggi città guineiana), che avrebbe dovuto sposare una seconda moglie, brutta, affinché potesse essergli assicurata una potente discendenza. La donna arrivò come predetto e da lei il re ebbe un figlio, Sundjata, appunto. La prima moglie del re, gelosissima, alla morte del marito, aveva spedito il piccolo Sundjata e sua madre lontano dal regno. Nel frattempo il malvagio stregone Sumangaru aveva esteso il suo potere anche su Niani. Per questo, una volta cresciuto,  aiutato da altri nobili di regno vicini, Sundjata mosse guerra allo stregone, rivendicando il suo diritto al trono. Dopo una serie di peripezie il nemico è costretto a fuggire e rifugiarsi in una grotta buia, che purtroppo oggi è troppo difficile da  raggiungere e quindi non è possibile visitarla. Molti sono i richiami alle storie occidentali: il destino profetizzato, il valore dell’ospitalità e dell’amicizia, il riscatto del l’eroe dopo un torto subito, l’esilio, ecc. Secondo la tradizione il racconto finisce così: “Questa è la storia del re leone, Sundjata, non dubitate. Io vi ho insegnato la grandezza del nostro passato. Il passato è il seme del futuro.”

Di fatto, i griots sono la memoria vivente del loro popolo, per questo, come disse Hampáté Bá in una conferenza all’Unesco negli anni Sessanta, in Africa. “ogni griot che muore è come una biblioteca che brucia”.

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Isabella Iagrosso

Nasce a roma il 19/03/1994, iscritta alla facoltà di scienze politiche della Luiss Guido Carli. Appassionata di viaggi e di culture straniere. Da sempre coltiva l'interesse per tutto ciò che riguarda l'estero e le relazioni internazionali
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