I contraccettivi dimenticati

06/11/2015 di Pasquale Cacciatore

Sembra paradossale, ma nei paesi occidentali il tasso di gravidanze indesiderate raggiunge vette elevate, in particolar modo negli Stati Uniti (50%). Colpa di una discussione e un'informazione spesso tabù, ancora frenata da muri anche ideologici

Gravidanza

Parlare di metodi di contraccezione è sempre delicato; nonostante l’anno domini 2015 ed il progresso della società e della comunicazione, che hanno permesso di abbandonare vetusti tabù, discutere ed informare in modo razionale su tali strumenti risulta spesso un percorso difficile, se non addirittura ostacolato da freni ideologici. Il problema, purtroppo, non riguarda solo l’Italia, ma colpisce – in modo quasi paradossale – una buona fetta degli stati occidentali, che pur di non discutere di contraccezione finiscono per avere tassi di gravidanze indesiderate elevatissimi.

Gli Stati Uniti, in tal senso, son forse il caso più emblematico: metà delle gravidanze sono oggi non desiderate, con percentuali ancora maggiori per adolescenti o giovani adulte. Il motivo principale è correlato proprio all’utilizzo inconsistente o errato di metodi di contraccezione.

Per questo, nel corso dell’ultimo periodo la società americana di ginecologia ed ostetricia sta facendo pressione affinché il personale sanitario informi correttamente le donne sull’efficacia di metodi di contraccezione di cui, magari, oggi si parla poco, tra cui i dispositivi intrauterini (IUD) e gli impianti ormonali. Due metodi che son poco presi in considerazione nell’opinione pubblica, ma che permettono di raggiungere tassi di successo vicini a quelli della sterilizzazione.

Studi recentissimi, fra l’altro, hanno nuovamente confermato quanto questi strumenti di contraccezione a lungo termine siano più efficaci delle ben più famose pillole, soprattutto nelle donne giovani. Eppure il loro tasso di adozione femminile oscilla nei vari Paesi occidentali attorno al 10-20%, proprio per motivi strettamente correlati alla comunicazione ed informazione. Oggi molti ginecologi ragionano ancora con scetticismo o rigidità su questi strumenti, e solo la metà dei medici statunitensi finisce per proporli alle pazienti.

Insomma, dopo decenni di dominio della “pillola”, è probabile che in futuro gli strumenti di contraccezione a lungo termine possano diventare un’opzione di prima linea, proprio grazie alla loro maggior sicurezza ed al loro più elevato rapporto costo-efficacia. Affinché ciò avvenga, però, è necessario, come detto in alto, un lavoro di informazione serio e responsabile, che spieghi che oggigiorno praticamente quasi tutte le donne sono appropriate candidate per tali metodi di contraccezione (le controindicazioni sono davvero poche).

Spirali intrauterine in rame o medicate con levonorgestrel, impianti di etonogestrel e così via: in questo modo i tassi di gravidanza ad un anno sono meno di uno per 100 donne. La pillola, al contrario, fa salire la percentuale al 9% (senza parlare di diaframmi o condom, che si dimostrano per tali fini ancor meno efficaci). Se è pur vero che non esiste un metodo contraccettivo migliore per ogni donna o ogni coppia, è pur vero che a tutte le donne deve oggi essere offerto il miglior range di opportunità per poter scegliere liberamente lo strumento più consono ed efficace alla propria situazione. Quello che, purtroppo, oggi ancora non avviene; ai medici del futuro tocca fare anche questo passo, per il benessere delle pazienti di oggi e di domani.

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Pasquale Cacciatore

Nato a Gallipoli nel 1991, entusiasmato da scienza e tecnologia sin dalla tenera età. Laureato in Medicina e Chirurgia ed ex-borsista presso il Collegio Universitario “Lamaro-Pozzani” della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, attualmente è Resident Doctor in Igiene e Medicina Preventiva presso l'Istituto di Sanità Pubblica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma). È un appassionato delle tematiche di salute globale, politica sanitaria ed health technology.
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