I cinquestelle e certi a-priori sbagliati

06/09/2016 di Giuseppe Trapani

Il Movimento si trova oggi innanzi ad un bivio ontologico che non può più schivare e sul quale non può raggirare, verbo non casuale, l'opinione pubblica.

Movimento 5 Stelle

Il cambiamento lessicale quando si parla del Movimento 5 Stelle provoca un certo disagio o, perlomeno, procura stupore. A Roma la word cloud che aleggia di questi tempi contiene termini come bufera, lotta intestina, approssimazione, indecisione, correnti interne, complotto esterno (direbbe la senatrice Paola Taverna). In queste ore si parla addirittura di linciaggio mediatico nei confronti della sindaca Raggi e della sua giunta, alle prese – per dirla con un eufemismo – con un periodo di impasse decisionale.

La verità è che il Movimento si trova oggi innanzi ad un bivio ontologico che non può più schivare e sul quale non può raggirare – verbo non casuale –  l’opinione pubblica. Deve scegliere, in altri termini,  se proseguire o no con la stucchevole ripetizione dello schema del «noi vs loro», che fin qui ha caratterizzato il branding Grillo-Casaleggio, seguito per emanazione dal direttorio Di Maio and co. Il M5S potrebbe abbandonate finalmente certi a-priori filosofici,  lanciati come clave nei confronti degli avversari, che smettono di funzionare nel momento in cui si arriva a svolgere un ruolo attivo, alla prova di governo.

Provando a fare un paragone con i blitz, gli arresti e i processi in corso delle varie inchieste di Mafia Capitale, l’avviso di garanzia o l’essere “indagati” è l’equivalente di uno starnuto rispetto ad una febbre da cavallo e lascerebbe tutti pressoché indifferenti e imperturbabili. Del resto non esiste sindaco o assessore (in questo caso la Muraro) che non sia incappato in un potenziale abuso d’ufficio,  magari per una firma in più o in meno, per un vizio di forma o una nomina discutibile. Comportamenti  certamente censurabili ma in una scala di intensità  giudiziaria vi sono stati responsabilità di diverso peso e sanzione. 

Ma – dicono gli osservatori – come mai questa “eccedenza” polemica nei confronti della Raggi e dei cinquestelle a Roma? La risposta sta proprio negli a-priori moralisti e giustiziasti che i grillini hanno applicato maldestramente nei confronti degli altri, con la richiesta dogmatica e granitica di una classe dirigente pura e cruda, al grido di onestà onestà elevata al cubo, dimenticando che nello spettro delle categorie dell’umano l’errore è un’eventualità da contemplare per quanto bisogna applicarsi in tutti i modi per non compierlo. La modalità savonarola assunta dai  pentastellati è efficace solamente dagli scranni dell’opposizione,  a costo zero e senza il timore del fact checking. Un atteggiamento aut-aut che diviene contraddittorio e autolesionista una volta eletti, aggravato nel caso delle vicende romane dalle parole non dette, dal timore di dire e agire come quando si possiedono le chiavi dell’auto e non ci si mette nel posto conducente, ma ci si imbuca nel bagaglio, magari per vedere di “nascosto” l’effetto che fa.

Questi a-priori sono l’equivoco  del Movimento, tirato per la giacca sia dall’idealismo purista della base fondato sulla dottrina di Grillo,  che dalle esigenze tipiche dell’amministrazione che costringono alla realpolitik, fatta si di onestà ma anche di strategia, chiarezza, decisioni negoziate, scelte sottoposte poi a verifica, fatti concreti. Detta altrimenti, la politica si giudica a-posteriori e con le azioni e gli atti amministrativi, e se vogliamo risulta clamorosa e urticante la labirintite della Raggi logorata dai suoi stessi amici, e che fa dire al direttore del FattoQuotidiano.it Peter Gomez parole che non ti aspetti, e inequivocabili:

«Ora, per favore, la sindaca la smetta di giocare sulle parole. L’unica cosa che può fare per tentare di non passare per sempre per una furbetta è presentarsi in consiglio comunale e ammettere il suo grave errore. E lo stesso devono fare gli esponenti dei 5 stelle che erano a conoscenza della vicenda. Da questa storia il loro movimento rischia di uscire distrutto… Va cambiato registro subito. Ci vuole un’autocritica severa. Se non arriva meglio che la Raggi si dimetta. Eviteremo tutti una lunga e penosa agonia».

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Siculo per nascita ma milanese di adozione, classe 76, si Laurea in Filosofia e in Teologia ma chiede a se stesso un di più perciò studia Linguaggi dei Media presso la Cattolica di Milano. Giornalista e Docente al liceo a tempo pieno, collabora con diverse testate (Famiglia Cristiana, Jesus, Gazzetta d'Alba) e negli ultimi anni tiene rubriche anche per i quotidiani online Lettera43 e Linkiesta.
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