Hong Kong: il nuovo El Dorado, anche per gli italiani

15/09/2013 di Francesco Zappalà

Hong Kong, mercato

Hong Kong, il futuro ha inizio – Dotata di una posizione geografica strategica, che la rende il collegamento chiave con la regione Asiatica, Hong Kong negli ultimi anni è stata sede di operazioni di grande entità e di elevato interesse mediatico tra le quale la quotazione nel maggio del 2010 della produttrice di cosmetici francesi L’Occitane International SA, seguita dalla casa di moda italiana Prada S.p.a. e dalla produttrice di valige Samsonite International Sa nel giugno 2011; inoltre, Coach Inc., il brand made in USA di borse e accessori ha completato il sul dual-listing sull’HKEx nel dicembre 2011.

Hong KongTutti in borsa – Dopo la prima quotazione di un’azienda cinese, nel 1993, Hong Kong è diventata una sede di quotazione strategica per gli emittenti cinesi, crocevia per l’intera regione Asiatica che garantisce l’accesso all’intero bacino di investitori del continente e prima scelta per le imprese cinesi che vogliano collocare le proprie azioni in un mercato internazionale. Dunque l’isola zeppa di grattacieli, con l’assenza di restrizioni ai flussi di capitali, la rimozione delle barriere all’accesso al mercato azionario, alto livello di liquidità, numerosi vantaggi fiscali, convertibilità e libero trasferimento dei titoli azionari, rappresenta la piattaforma ideale per quegli emittenti che vogliono affacciarsi sull’immenso bacino della regione Asiatica.

Le aziende italiane – La strada verso l’ex colonia britannica è stata aperta anche alle aziende italiane: a gennaio 2011 l’Hong Kong Stock Exchange ha pubblicato la propria decisione di includere l’Italia tra le giurisdizioni ammesse ai fini della quotazione sul Main Board ed inoltre, il 14 gennaio 2013 il Governo Italiano e le istituzioni di Hong Kong hanno firmato un accordo per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni fiscali. Gli emittenti Italiani, in questo modo, entrano in tutto e per tutto nella corsa alla quotazione sull’HKEx, alla pari delle altre concorrenti internazionali. Sulla scia del first mover Gruppo Prada, sono molte le aziende italiane in lizza per lo sbarco nell’estremo oriente, in primis il Gruppo Moncler, Miss Sixty e probabilmente anche il Gruppo Salvatore Ferragamo, interessato ad un possibile dual listing sulla piazza asiatica.

Ascesa cinese – Alla moda infatti, piace molto la metropoli, sia per motivazioni commerciali sia per vantaggi finanziari. Da un lato offre l’opportunità di espandere la propria attività in quel determinato mercato di sbocco e, attraverso la visibilità acquisita, di aumentare la penetrazione e il riconoscimento del proprio marchio nel mercato Cinese, nonché incrementare il fatturato e rafforzare le relazioni con i fornitori e gli intermediari che costituiscono il canale distributivo. Inoltre, lo studio dell’industry dei beni di lusso, spiega come il mercato Americano ed Europeo, che ad oggi ricoprono ancora la maggior quota di mercato, abbiano aspettative di crescita molto basse: ciò evidenzia il ruolo sempre più determinante ricoperto dal mercato cinese, per il quale si prevede un tasso di crescita compreso tra il 15% e il 20% tra il 2011 e il 2014, e che, nel giro di cinque anni, diventerà il terzo più grande mercato dei beni di lusso a livello mondiale.

Borsa di Hong KongQuotazioni vantaggiose – Dal punto di vista finanziario il vantaggio è tanto semplice quanto determinante: chi si quota ad Hong Kong, vale di più! E’ difficile capire perché la stessa azienda dovrebbe essere pagata di più ad Hong Kong piuttosto che a New York, Londra o a Milano, eppure sembra proprio che le cose stiano così. Gran parte delle emittenti vengono quotate ad un multiplo P/E superiore a 25x e, statisticamente, realizzano performance post-IPO nettamente positive, di gran lunga superiori a quelle mediamente registrate in altre Borse Valori di livello internazionale.

Ma non solo … – Un valore collocato superiore è solo uno dei vantaggi offerti da Hong Kong, le issuers infatti possono ridurre le barriere con gli investitori esteri, permettendo il raggiungimento di un maggior numero di potenziali investitori, diversificando la composizione dell’azionariato e riducendo il rischio di flowback; oltre ad aumentare il numero di investitori internazionali ed a consolidare le relazioni con quelli attuali, la quotazione sull’HKEx, incrementerebbe le probabilità di successo del collocamento azionario, aumentando la domanda del titolo e riducendone quindi i tassi di rendimento richiesti. Un’operazione cross-border può quindi consentire alle aziende italiane di quotarsi in un mercato regolamentato che garantisca l’adeguata negoziazione del titolo, grazie all’alto livello di liquidità e spessore dell’HKEx, tipiche di un mercato con un maggior numero di potenziali controparti e sofisticate infrastrutture di asset management.

L’ Hong Kong Stock Exchange, sin dal 2002, ha un posto tra le cinque maggiori Borse Valori in termini di capacità di fund raising, grazie soprattutto al notevole numero di mega IPO effettuate dalle imprese della Cina Continentale, che considerano Hong Kong un mercato strategico per la loro crescita internazionale, e, secondo le previsioni per il 2013, la piazza asiatica dovrebbe riuscire ad aumentare la raccolta di capitali fino a toccare HKD 125 miliardi, sulla scia di una ripresa dell’economia cinese e della fiducia degli investitori nei mercati. Anche se la maggior parte dei principali mercati azionari mondiali ha una composizione simile, la metropoli ha la possibilità di sfruttare un vantaggio unico: un immenso bacino di InvestitoriIstituzionali e retailers provenienti dalla Cina Continentale e dall’intera area Asiatica, essendo i listini di Shangai e Shenzen non ancora aperti agli emittenti esteri. Gli addetti ai lavori sanno bene di avere tra le mani una gallina dalle uova d’oro e si stanno dando parecchio da fare, tra tour promozionali e contatti sempre più serrati con le banche occidentali, ma soprattutto attuando vere e proprie campagne di marketing e politiche di attrattività. Hong Kong, in cinese, vuol dire profumato. Profumo di soldi?

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Francesco Zappalà

Classe 1989, frequenta Economia Aziendale all’Università degli Studi di Firenze e Administracciòn y Direcciòn Empresarial all’Universitat de Barcelona. Nel luglio 2013 consegue con lode la laurea magistrale in Economia e Direzione delle Imprese, profilo management, presso la LUISS Guido Carli di Roma.
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