Homo italicus stultus vs homo italicus astutus

15/04/2015 di Andrea Viscardi

Nulla si può comprendere dell’Italia e delle sue gentes, se non si parte dal chiarire la divisione primaria tra le due specie dominanti il territorio della penisola: l’homo italicus stultus e l’homo italicus astutus, che presentano grandi differenze di capacità adattativa all’ecosistema italiano, sbilanciate a favore del secondo.

Italica gente

La vera, grande differenza tra i due gruppi evolutivi nostrani – l’homo italicus stultus e l’homo italicus astutus – è la diversa concezione della realtà intorno ad essi. L’astutus parte dall’antica concezione finalistica rielaborata dal saggio Lucianus Moggius di Juventude. In questa chiave, tralasciando gli insegnamenti di aristotelica memoria, per teoria finalistica si intende quella teoria tesa a raggiungere un fine, con ogni mezzo, secondo il noto principio dell’ “io so io, e voi non siete un cazzo”. Tale tendenza – che vede l’astutus perseguire i propri obiettivi al di sopra del bene comune e con uno scopo prettamente egoistico e di profitto – può rendersi esplicita nel piccolo, come nel grande, e permette all’astutus di prevaricare nei rapporti di competizione con lo stultus.

Usciamo, però, dal teorico, e riportiamo un esempio pratico. L’homo astutus e l’homo stultus si apprestano a partecipare ad un bando per l’assegnazione di alcune risorse. Lo stultus è forte di un’idea innovativa, che potrebbe rivoluzionare il campo della medicina di intervento in caso di emergenze. L’astutus, invece, propone un progetto molto semplice, creare un sistema di comunicazione a distanza, attraverso l’uso di veloci piccioni addestrati.

In Italia, lo stultus è destinato a perdere, basandosi il suo operato sul principio del dura lex sed lex e avendo una forte morale ed etica. Con un serio rischio anche per la propria incolumità mentale, il primo passo consiste nel sopravvivere alle pile di scartoffie da compilare, agli uffici da chiamare, il tutto nei limiti e nei tempi della legge. Ogni anno, in Italia, vengono trovati per caso individui che – chiusi nel proprio ufficio dal 1861 – lavorano su regi bandi dei Savoia per la costruzione di ferrovie nel nord dell’Italia appena unificatosi.

Uno di essi, oggi in un istituto psichiatrico ed intervistato per la nostra ricerca, ha dichiarato in realtà di essere uscito una volta, per recarsi a casa. Avendo l’ufficio innanzi alla stazione e avendo preso un treno regionale, si è detto persuaso di essere ancora a metà del XIX secolo. Sopraggiunto nei pressi della propria abitazione, ha rinvenuto la pila di arretrati IMU e TASI, ed è stato rinvenuto in stato confusionale mentre vagava per le strade gridando: “Maledetto Garibaldi!”.

Ma non divaghiamo troppo, e continuiamo con il nostro caso pratico. Mentre lo stultus perde anni, intelletto e coronarie nello svolgere l’arduo compito appena descritto, l’astutus avrà proceduto secondo tre mosse: anzitutto avrà inviato un regalo al nipote o al figlio di Chididovere, in occasione dei festeggiamenti per il 25° anno e 154° giorno di vita del ragazzo. Magari una biga nuova, o una statua in oro da esporre durante le festicciuole organizzate con gli amici presso il Circo Massimo, restaurato per l’occasione. Quindi, avrà fatto visita direttamente a Chididovere, promettendo di condividere qualche vantaggio economico derivante dal suo progetto. Ovviamente, i mezzi possono essere vari – a volte viene utilizzata l’arma Ramona, nota professionista dello staff dell’astutus. Come detto, infatti, all’interno della teoria finalistica dell’astutus ciò che conta è raggiungere il risultato, non la modalità utilizzata.

Abbiamo accennato quanto tale differenza tra le specie italiche possa esprimersi nel grande come nel piccolo. Deluso dal non aver vinto il bando, dopo tre settimane di ricovero per esaurimento nervoso in una clinica appaltata da un altro astutus, dove lo stultus è uscito, inspiegabilmente, con un braccio in meno, il nostro esemplare si reca, per dimenticare le sciagure e distrarsi, presso un drink bar dove, dopo 30 minuti di attesa, si accinge finalmente ad ordinare la propria birra.

Ecco, però, che arriva l’astutus, con una cinquantina di amici, per festeggiare la propria vittoria. Questi, appena entrato, saluta il proprietario del locale che, ignorando lo stultus, inizia a preparare cinquanta calici di Dom Perignon per l’ospite. Lo stultus proverà ad obiettare e, dopo circa un’ora, otterrà la sua birra, mentre l’amica che aveva portato con sé l’avrà salutato già da un po’, preferendo la compagnia della Ferrari dell’esemplare astutus. Vediamo, dunque, che anche i vantaggi competitivi nella vita di tutti i giorni appaiono evidenti e sbilanciati, in quella che potremmo definire come una lotta impari tra le due specie prese in considerazione.

Deluso e oramai sfiduciato dalla situazione del suo paese, dopo alcuni mesi, lo stultus – salutato il figlio, vegetante a casa a causa del crollo della scuola pubblica che frequentava, crollo avvenuto circa sei anni prima – si appresta ad uscire dalla propria umile abitazione, ma, a causa di un semaforo non funzionante dai tempi della Guerra di Crimea, verrà investito da un altro stultus che, per mancanza di fondi derivanti dall’essere stato licenziato dalle poste e sostituito da un piccione – come voleva il progetto vincitore del bando di cui abbiamo parlato prima – non aveva potuto pagare le nuove pastiglie dei freni della propria autovettura.

Il nostro esemplare di stultus, purtroppo, perirà durante il tragitto verso l’ospedale: l’ambulanza, ancora trainata da cavalli – quella moderna era impegnata nel soccorso di un astutus, tragicamente slogatosi un polso durante un match di polo – sarà infatti bloccata da un crollo di un ponte, appaltato l’anno precedente da un astutus che, per massimizzare i profitti, aveva utilizzato come materiali per la sua costruzione acqua e sabbia, convincendo chi di dovere a non eseguire i controlli con un carico di ostriche  di prima qualità.

L’unicità dell’ecosistema italiano, in ogni caso, è che non potrà mai verificarsi uno scenario in cui la predominanza dell’astutus possa portare all’estinzione dell’homo italicus stultus. Il primo, infatti, per sopravvivere, ha bisogno del secondo -facilmente manipolabile e influenzabile – per utilizzarlo come manodopera e come bacino elettorale per portare voti a Chididovere, e avere quindi la possibilità di meglio affermare i propri interessi innanzi ai poteri di Palazzo. Inoltre, l’assenza dello stultus porterebbe l’astutus a perdere una parte fondamentale del proprio essere: l’autocompiacimento rispetto alla specie opposta, denominata semplicisticamente come “sfigata” o “plebe”, che rappresenta uno dei passatempi preferiti nel tempo libero della specie in considerazione.

Lo stultus, da parte sua, ha tre possibilità: accettare la situazione, fuggire all’estero, dove l’esistenza della specie degli astutus è meno diffusa o, di tanto in tanto, cercare di unirsi per combattere in nome di un cambiamento. Questa ultima evenienza, ciclica, si è sempre espressa in Italia semplicemente fungendo da propulsione per la mescolanza interspecies; portando, cioè, un buon numero di stulti – tendenzialmente i promotori dei movimenti per il cambiamento – ad occupare degli spazi di appartenenza degli astuti, e lasciando gli altri, per così dire, ancora più stulti di prima.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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