Hollande, le promesse non mantenute e le unioni gay

15/01/2013 di Andrea Viscardi

Manifestazioni contro il progetto di legge di Hollande
Le manifestazioni di piazza a Parigi

Il 13 Gennaio scorso circa 400 mila francesi sono scesi per le strade di Parigi in forma di protesta contro il disegno di legge voluto da Hollande. Oggetto della proposta i matrimoni gay e la possibilità, per questi, di adottare dei bambini. Il punto centrale della polemica non è tanto il diritto al matrimonio quanto quello all’adozione, giudicata immorale e dannosa verso il bambino da buona parte dell’opinione pubblica. Su questo, i francesi, appaiono più conservatori che mai. Alla faccia di chi accusa l’Italia di essere costretta, in materia, dall’influenza politica del Vaticano.

La realtà è che esiste in Francia, come in Italia, una forte contrarietà culturale all’adozione di una legge di questo tipo. Ben più forte di quanto Hollande potesse immaginare. Che il Presidente francese stia andando verso l’ennesima sconfitta del suo programma, dopo quella rappresentata dalla bocciatura della sua “tassa sui ricchi” giudicata anticostituzionale? I rischi ci sono, e sono anche elevati.

Il leader socialista sembra non voler fare passi indietro, senza comprendere quanto stia giocando col fuoco. Infatti la maggioranza dell’opinione pubblica francese è palesemente contraria alle adozioni per coppie gay, ma anche il panorama politico non è da meno. Non sono solamente le forze più conservatrici, come quelle dell’UMP e di Le Pen – la quale vorrebbe la parola venisse data ai cittadini tramite un referendum – a contrastare tale disegno di legge. Anche a sinistra i dissensi non mancano, anzi, tra i socialisti sarebbero circa il 25% quelli a storcere il naso.

Le mosse di Hollande quindi appaiono più come un suicidio politico che come una scelta sensata. Il suo dictat – agire velocemente e senza ampliare le discussioni a riguardo –  non è stato apprezzato dai francesi ed è solo una delle tante bocciature dei primi sei mesi di governo. Insomma, senza entrare nel merito della questione, sono i modi ad essere sbagliati.  Il passo falso, in questo caso, è addirittura doppio. Infatti, una delle promesse di Hollande in campagna elettorale era stata la generalizzazione, la facilitazione della consultazione popolare. L’opposizione, ben conscia delle promesse del Presidente, ha avuto quindi via libera per trovare – dopo la patrimoniale demagogica – un’altro argomento con cui contestare l’operato dell’attuale legislazione.

Sintomo di una presidenza parzialmente in crisi, alla quale, la stampa, inizia a chiedere cosa sia stato delle promesse fatte in sede di campagna elettorale: lavoro, pensioni, Europa. Tutti argomenti affrontati in modo incompleto rispetto a quanto promesso, se non addirittura messi da parte. E’ questo il caso dell’Europa, verso la quale Hollande sosteneva un’immediata ridiscussione degli accordi sul pareggio di bilancio. Questo non è stato fatto, obbligando, tra l’altro, la Francia a prepararsi ad una pesante finanziaria. Adesso il rischio di un altro fallimento. Che la Nazione stia iniziando a rivalutare il proprio Presidente?

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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