Hollande, uomo solo allo sfascio

26/08/2014 di Edoardo O. Canavese

Disoccupazione e destre avanzano, crisi di governo, socialisti precipitano nei sondaggi: ecco i grattacapi della timida ed impopolare presidenza Hollande

Francia, Hollande

Nel paese del presidenzialismo forte, Hollande assiste all’ennesima sconfitta del suo sventurato percorso. Di rigore, perché ad esso il ministro dell’Economia Montebourg, e all’egemonia di Berlino, si è opposto, tacciando di ignavia filotedesca il presidente e determinando le dimissioni del premier Valls. Ecco come la crisi economica in Francia è divenuta politica, umiliando le speranze di cambiamento che Hollande aveva suscitato al momento della elezione.

“Facciamo come Renzi!” – Sembrerà strano, ma il nostro premier, con la caduta del governo di Manuel Valls, primo ministro francese dal marzo scorso, c’entra. Perché è nella sua direzione che il ministro dell’Economia Arnaud Montebourg ha guardato, durante un’intervista pubblicata sabato scorso su Le Monde. “Sarebbe ottimo se tutti i paesi facessero come Renzi in Italia”, la dichiarazione incriminata. Cioè? Far pressing sull’Europa, nello specifico su Juncker e Merkel, affinché l’Unione, per chi fa le riforme, non sia solo “tagli, vincoli, spread”. A ciò s’è aggiunto un vero e proprio appello del ministro, perché il suo governo reagisse all’egemonia tedesca, “intrappolata dalla politica dell’austerità”. Uno schiaffo al proprio primo ministro, ancor più forte al presidente Hollande, colpevole di non mettere in discussione la politica di rigore stabilita in concerto con Bruxelles e soprattutto Berlino. Di qui le dimissioni di Valls.

Manuel Valls
Manuel Valls

I conti di Hollande – Quando nel febbraio 2012 il candidato socialista trionfò alle presidenziali, si disse che si premiava l’esigenza di cambiamento contro l’improduttivo, conservatore asse Parigi-Berlino consolidato dal predecessore e sfidante Sarkozy. In effetti, il primo anno di presidenza socialista segnò punti importanti dal punto di vista di una svolta civile, quale l’apertura ai matrimoni gay e l’inizio del dibattito sulla fecondazione assistita. Ciò non avvenne sul piano economico, anzi. L’impressione è che Hollande abbia trascinato la Francia ad una posizione di sudditanza strategica rispetto alla Germania, in virtù della quale Parigi non si può più definire partner del rigore tedesco non condividendo più la leadership europea con la Merkel, ma ad essa rimane pedantemente soggetto. Senza che i conti migliorino, perché la crescita resta al palo, e la disoccupazione corre, tanto quanto la destra.

Debacle politica – E’ la seconda volta che Hollande ha a che fare con un cambio di governo. Dopo la pesante sconfitta del Partito Socialista nelle elezioni comunali dello scorso marzo, il presidente aveva affermato di aver compreso il messaggio dei cittadini, sostituendo Jean-Marc Ayrault col suo ministro degli Interni Valls. Di origini spagnole, liberale, subito soprannominato “il Renzi francese”, Valls si è ritrovato, da uomo di destra del Ps, a guidare un esecutivo rosso. Un pasticcio politico, coltivato nell’immediata speranza di tamponare l’emorragia di voti socialisti mandando sul palco un homo novus orfano di degne base di sostegno sia nel suo partito sia in Parlamento, naufragato con la definitiva condanna elettorale delle europee. E che rischia di acutizzare la crisi di una sinistra a cui gli operai preferiscono Front National.

Ultima chance – Valls ha già ricevuto l’incarico di formare un nuovo esecutivo, dal quale scompariranno i componenti della fronda di sinistra, Montebourg e il ministro dell’Educazione Benoit Hamon, con possibili inserimenti a titolo personale dei Verdi e con lo spostamento del baricentro politico verso il centro. Il gradimento della maggioranza parlamentare, dall’inizio della legislatura piuttosto indisciplinata nei confronti del governo, è un’incognita, né è escluso che le picconate di Montebourg scatenino una vera e propria faida dentro il Ps, con l’ex ministro candidato alle prossime presidenziali. Perché se ancora non è chiaro il destino di Valls, lo è già quello di Hollande. In principio orgoglio e modello della sinistra europea (su tutti, quella italiana), poi innocente gaffeur, amante adolescenziale e infine timido presidente di una Francia più povera, più arrabbiata, più nostalgica delle muscolari leadership del passato.

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Edoardo O. Canavese

Classe '91, milanese. Diplomato al liceo classico Giovanni Berchet, laureato in Storia presso l'Università degli Studi di Milano. Ossessionato dalla politica italiana dalla sfiducia al secondo governo Prodi, ne fa oggetto privilegiato della sua grande passione, la scrittura. E' ottocentista, saudosista, floydiano.
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