Henri Landru, il serial killer della Prima Guerra Mondiale

25/02/2015 di Lorenzo

La mattina del 25 febbraio 1922 veniva giustiziato presso la prigione di Versailles, tramite ghigliottina, Henri Landru, detto Barbablù. Uno dei serial killer più famosi di Francia che, approfittando del caos della guerra, mise in azione il proprio piano

Henri Landru

Figlio di una agiata famiglia parigina, Henri Landru era cresciuto in un contesto del tutto normale, con un notevole successo negli studi, dimostrando una spiccata intelligenza. Tali abilità gli garantirono la possibilità di trovare un lavoro presso lo studio di un architetto della città e una buona fonte di guadagno, la quale gli avrebbe permesso di vivere in maniera spensierata come quando era mantenuto dai suoi genitori. Le cose, però, mutarono molto velocemente. In peggio. Poco dopo aver trovato l’impiego, ebbe una relazione amorosa con una sua cugina che, dopo essere rimasta incinta, gli impose di sposarla e quindi di rinunciare a parte di quella vita che, fino a quel momento, Henri aveva condotto.

Con il passare degli anni, la famiglia Landru crebbe e, tra il 1902 e il 1914, nacquero altri tre figli che, da questo momento in avanti, avrebbero richiesto, per le tasche del Landru, maggiori disponibilità finanziarie. Non essendo più sufficiente la paga, egli decise di racimolare il necessario ricorrendo alla frode e aprendo un studio in proprio, più utile ad adescare potenziali gabbati che reali clienti. La sua nuova attività fu intervallata molto spesso dall’arresto del giovane: periodicamente, finiva dietro le sbarre. Tant’è che, nel 1904, suo padre, oramai stremato e non riuscendo ad affrontare la crescente onta di vergogna gettata sul proprio nome, decise di farla finita e venne ritrovato impiccato in una camera d’albergo. La morte del genitore non arrestò l’agire di Henry che continuò la sua opera per ben dieci anni, accorgendosi giorno per giorno delle sue innate capacità a raggirare gli altri. Per Landru plagiare le persone era divenuta una dote quasi naturale e una ottima fonte di guadagno che gli permise di rialzare la testa, ma tutto ciò venne interrotto bruscamente la mattina del 3 agosto 1914: il governo di Sua Maestà il Kaiser aveva dichiarato guerra al governo francese.

Quasi come un attento sociologo ed economista, Landru aveva già capito come sarebbero dovute andare – e in che direzione mutare – le truffe durante e nell’immediato dopoguerra, speculando sulla morte degli uomini al fronte che lasciavano sole una quantità immensa di vedove di ogni età e condizione economica che, in molti casi, cercavano una seconda occasione di vita sentimentale, riempiendo di inserzioni i giornali dell’epoca. Landru, ovviamente, fiutò l’affare e ci si lanciò a capofitto, pubblicando il suo primo trafiletto già nel 1914 e nel quale scrisse “Signore serio desidera sposare vedova o donna incompresa tra i 35 e i 45 anni”. Con il passare del tempo, divenne sempre più selettivo ed esplicito, citando nell’inserzione direttamente la sua posizione finanziaria “Signore. 45 anni, solo, senza famiglia, posizione 4000, con interessi, desidera sposare signora d’età con posizione equivalente”. Di colpo divenne il centro d’attrazione di centinaia di vedove, mantenendosi in contatto, solo nell’arco di tempo della Guerra, con 283 signore tra le quali egli stringeva forti contatti con quelle più benestanti.

La prima vittima fu Georgette Cuchet, 39 anni e suo figlio 17enne. Landru si presentò come monsieur Diard, ispettore delle poste fuggito dalla località di Lille a causa dell’occupazione tedesca e pronto a sposarsi. In poco tempo riuscì a farsi intestare l’intero patrimonio della donna, salvo poi far scomparire misteriosamente i due. Seguirono poi la signora Laborde, 46 anni, la vedova Marie Guillard, 51, Berthe Héon, Anna Collomb, Célestine Buisson, Jeanne Jaum, Marie Marchandier, uccisa con i suoi 3 cagnolini, Andrée Babelay e Marie Pascal. L’ultima vittima –la Pascal- aveva forse intuito qualcosa di losco nel comportamento del Landru ma, infelicemente per lei, non comprese realmente ciò di cui si occupava il suo truffatore.

Omicidio dopo omicidio, truffa dopo truffa il Landru collaudò la propria tecnica di assassinio. Inizialmente le vittime venivano raggirate finanziariamente. Una volta ottenuti i beni, le trasportava presso un villino isolato, sito nella campagna di Gambais, e le strangolava. Una volta morte, l’uomo provvedeva a sezionare e poi bruciare i loro cadaveri nel forno a legna della cucina. Nessuno si accorse di nulla, né i conoscenti delle donne poiché storditi dalla guerra, né i vicini della villa che, anche se infastiditi dal maleodorante olezzo fuoriuscente dal comignolo della villa, non posero mai domande all’omicida. Gli unici a preoccuparsi per la scomparsa delle vittime furono i familiari che tartassarono di lettere il sindaco di Gambais, domandandogli che fine avessero fatto le loro parenti con quel signore Dupont o Frényet che ivi risiedeva. Tali epistole però non fecero nulla e difficilmente qualcuno avrebbe capito l’intrigo se la fortuna non avesse fatto incrociare, tra le boulevard parigine, una parente di una delle vittime, la signore Buisson, con l’assassino che era in compagnia di un’altra vittima potenziale. Scattò immediatamente la denuncia e l’uomo venne tratto in arresto nell’aprile del 1919.

Rapidamente, la polizia, perquisendo il villino registrato sotto un falso nome, ritrovò gioielli, abiti da donna, resti di denti e 996 grammi di ossa calcificate nel forno. Prove, queste, che erano sufficienti per incastrarlo, ma ci furono vari problemi per quanto riguarda il ritrovamento dei cadaveri, tant’è che lo stesso imputato, animato dinnanzi alla Corte, chiese che venissero mostrati i cadaveri delle presunte vittime. Sebbene le prove materiali non fossero schiaccianti, i giudici furono influenzati dal ritrovamento di un’agendina, nella quale erano meticolosamente registrate, di suo pugno, le spese del viaggio di andata di ogni vittima mentre erano del tutto assenti le spese del viaggio di ritorno. Di questo fatto egli non riuscì a dare alcuna spiegazione convincente.

Nonostante la strenua difesa datagli dal suo avvocato Maitre de Moro-Giafferi, il Landru venne sopraffatto da una serie di testimonianze schiaccianti che, unite alle numerose prove circostanziali, non poterono non risparmiargli la massima delle penne: la morte. Condannato per gli undici efferati omicidi, il Landru fece un’ultima istanza per aver salva la vita chiedendo la grazie all’allora Presidente della Repubblica Alexandre Millerand che, per ovvi motivi, la declinò la sera del 24 febbraio. Oramai spacciato, il Landru, poche ore prima di essere ghigliottinato nella piazza del carcere dove era rinchiuso, tracciò un disegno di quella famosa cucina degli orrori, lasciando una breve, ma macabra didascalia “Non dietro le mura avviene qualcosa, ma nella cucina qualcosa brucia”. A testimonianza della sbagliata conduzione delle indagini le quali avevano ipotizzato che i cadaveri fossero stati murati nella villetta di Gambais.

The following two tabs change content below.

Lorenzo

Nato a Roma, appassionato di storia moderna, contemporanea e delle relazioni internazionali Si occupa di storia e di esteri.
blog comments powered by Disqus