Helmut Newton: White Women, Sleepless Nights, Big Nudes

04/03/2013 di Simone Di Dato

A dodici anni aveva tra le mani la sua prima macchina fotografica, a sedici era già assistente della fotografa tedesca Else Simon (più conosciuta come Yva): Helmut Newton ha sempre avuto le idee chiare sul suo futuro, questo è sicuro. Nel 1938, a diciott’anni lavorava infatti per il Straits Times, a Singapore, quasi sicuramente ignaro della fama che lo avrebbe consacrato, di lì a diversi anni, come uno dei fotografi più rappresentativi del XX secolo. La chiave del suo successo?  Il suo precoce talento, certo,  ma anche l’eccellente tecnica fotografica, il suo inconfondibile stile e la costante ricerca della sensualità femminile, della provocazione, la riscoperta del nudo.

Ma dimenticate set fotografici, luci e flash: Newton porta le sue modelle fuori dallo studio, per strada, ritraendole in atteggiamenti sensuali e pose eleganti rivoluzionando l’idea stessa di fotografia di moda, che non è più mero artificio a sostegno dell’attività pubblicitaria ma arte a sé stante, capace di rispecchiare l’idea che ha l’artista della donna e del suo ruolo, su ciò che è e che potrebbe essere.

Helmut Newton
Nastassia Kinsky

Saranno proprio l’erotismo urbano e i grandi nudi i temi principali della mostra che aprirà a breve al Palazzo delle Esposizioni di Roma, visitabile dal 6 marzo al 21 luglio e curata da Mathias Harder“White women, Spleepless Nights, Big Nudes” giunge nella capitale dopo le tappe al Museum of Fine Arts di Houston e al Museum fur Fotografie di Berlino. Ci saranno circa 200 fotografie, selezionate da Newton stesso e da lui pubblicate nelle tre monografie che danno il nome all’esposizione, accompagnate dalle sue donazioni al Preussischer Kulturbesitz della capitale tedesca.

All’età di 56 anni infatti, il fotografo è un famosissimo artista che però non ha mai consegnato alla stampa un libro sulla sua arte. Decide così di curare “White Women”: con immagini sorprendenti e provocanti porta il nudo nel mondo della moda, testimoniando la trasformazione della figura femminile nella società occidentale. “Spleepless Nights” (1978) trasformerà le fotografie di moda in ritratti e i ritratti in reportage. Un volume a carattere più retrospettivo incentrato sulle linee dei corpi, sugli abiti, che raccoglie i lavori realizzati per i megazine più importanti (Vogue e  Harper’s Bazaar e GQ tra tutti) e che definiranno il suo stile. Infine con la pubblicazione di “Big Nudes”, 3 anni dopo, Newton inaugura una nuova dimensione, le gigantografie, che entreranno nelle gallerie e nei musei scandalizzando e affascinando tutto il mondo e che gli permetteranno di raggiungere il ruolo di protagonista nella fotografia del Novecento.

Per la prima volta il progetto, nato da un’idea della vedova del fotografo, June Brunelle, racconterà con le opere presenti una storia diversa e più intima. Nel selezionare le fotografie dai libri di cui lui stesso era editore, Newton mette in sequenza uno di fianco all’altro, scatti realizzati per committenze e scatti personali, realizzati per se stesso, costruendo un percorso incentrato sulla ricerca dello stile, la scoperta della classe dei gesti che suggeriscono la presenza di un’ulteriore realtà, più segreta e nascosta dell’artista.

Tra le immagini più significative della mostra troviamo un ritratto di Andy Warhol colto nella stessa posizione di una statua della Madonna fotografata in una chiesa toscana; Nastassia Kinsky (attrice e modella tedesca) nell’atto di abbracciare una bambola dalle sembianze di Marlene Dietrich, o ancora sequenze di donne e modelle in immagini calde di erotismo ma coerentemente algide ed eleganti.

The following two tabs change content below.

Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
blog comments powered by Disqus