Harambee Kenya!

15/03/2014 di Matteo Anastasi

Kenya, Economia e Internazionalizzazione

Nel 2013 appena tramontato il Kenya ha festeggiato i cinquant’anni d’indipendenza dal Regno Unito con un risultato storico: un Pil in rialzo del 5,8%, che lascia presagire un ulteriore aggiustamento a +6% nell’anno corrente. A questo dato se ne aggiungono altri due di non minore importanza. Il tasso demografico continua ad essere in ascesa (con rialzi fino al 2,7% all’anno) e la stabilità sociale e politica sembra finalmente essere garantita dopo l’elezione di Uhuru Keniatta.

Uhuru Kenyatta, il Kenya e l'internazionalizzazioneVision. Il progetto di sviluppo economico varato dal nuovo esecutivo – noto come piano Vision – si articola di nove priorità, da perseguire con un budget fissato a 288,5 miliardi di scellini kenioti, poco meno di 2,5 miliardi di euro. Il settore su cui puntare è stato chiaramente definito nell’agenda governativa: le infrastrutture. Le principali opportunità d’investimento riguardano la realizzazione di una linea metropolitana che collegherà il centro e la periferia di Nairobi, l’ampliamento del porto di Mombasa e, soprattutto, l’ingrandimento dell’aeroporto internazionale Jomo Kenyatta che, entro il 2017, dovrebbe portare il traffico aereo a toccare i 20 milioni di passeggeri annuali (attualmente la quota è di 6,5 milioni).

Internazionalizzazione e crescita. Ma l’economia keniota si sta aprendo in maniera decisa anche sul fronte internazionale, con due settori trainanti: macchinari – la cui esportazione è in crescita del 15% rispetto ai primi sei mesi del 2012 – e food – in ascesa del 29% rispetto al primo semestre di due anni fa. Fare impresa nell’Africa a sud del Sahara sta diventando oggi meno complicato del recente passato. Il fisco keniota si attesta su standard europei: l’imposta sulle persone fisiche è vicina a quella italiana (dal 10 al 30% in base al reddito), Iva media al 16% e corporate tax al 30%. I grandi ostacoli  sono rintracciabili in una burocrazia estremamente macchinosa e in un grado di corruzione elevatissimo – situazione diffusa nel continente nero. Resta poi ben visibile la piaga della povertà con il 50% della popolazione – pari a più di 21 milioni di persone – costretta a vivere sotto la soglia di absolute poverty, fissata dalle Nazioni Unite a 1,25 dollari giornalieri. In una recente intervista a Il Sole 24 Ore, il presidente della Twins International Diego Masi, nel ricordare la passione dei kenioti più abbienti per il made in Italy, ha confermato che a Nairobi «la corruzione si mantiene alta. E la burocrazia pure […] C’è una grossa aspettativa per i progetti di infrastrutture». Proprio su questi ultimi è riposta la speranza dell’intera popolazione keniota, che confida possa finalmente essere reso operativo il motto che da mezzo secolo adorna la bandiera nazionale: Harambee, lavoriamo, cresciamo insieme.

 

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Matteo Anastasi

Matteo Anastasi (Roma, 1989) si è laureato con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma e, sempre con lode, in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli. Per Europinione si occupa di storia ed esteri. Collabora inoltre con Cronache Internazionali e Mediterranean Affairs ed è co-fondatore del think thank di politica internazionale Il Termometro – Blog di opinioni e discussioni
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