Hacktivismo e sociopatia: arriva Mr. Robot

18/11/2015 di Isabella Iagrosso

Sam Esmail è pronto a sbarcare in Italia con la sua Mr. Robot, serie tv uscita negli States la scorsa estate, e che si è rivelata essere una delle più interessanti del 2015

Mr. Robot

Sam Esmail. Quanti lo hanno sentito nominare? Quasi nessuno, prima di questa estate, in pochi anche dopo. Ma sicuramente le premesse per farsi un nome e una carriera ci sono tutte. Classe 1977, americano, sceneggiatore anticonformista, geek, hacker per passione. È lui la mente dietro a un piccolo nuovo gioiello del piccolo schermo: “Mr Robot”, una serie TV uscita negli States la scorsa estate e che si prepara ad approdare in Italia a metà dicembre.

“Di solito i bug hanno una cattiva reputazione, ma a volte, quando finalmente un bug decide di mostrarsi, può essere inebriante. Come se si fosse appena sbloccato qualcosa. Una grossa opportunità che aspettava di essere sfruttata. Perché, alla fine, l’unico scopo di un bug, l’unico motivo per cui esiste, è quello di essere un errore che deve essere corretto, di aiutarti a rendere giusto qualcosa di sbagliato. Il bug costringe il software ad adattarsi, per causa sua deve evolvere in qualcosa di nuovo. Deve aggirare l’ostacolo o superarlo. Qualsiasi cosa accada si trasforma. Diventa qualcosa di nuovo. La versione successiva. L’inevitabile upgrade.”

Protagonista il giovane Elliot, addetto alla sicurezza informatica di giorno, vigilante online nella notte. Il ruolo di primo piano spetta però alla sua mente malata. La sua mente che parla con lo spettatore: “Ciao, amico. Ciao, amico? È da sfigati. Forse dovrei darti un nome ma la cosa potrebbe degenerare. Sei solo nella mia testa, dobbiamo ricordarlo. Merda! Sta succedendo davvero, sto parlando con una persona immaginaria.” La sua mente, così geniale, ma così controversa. Elliot è indubbiamente un sociopatico. E non un sociopatico alla dr House, che nonostante le sue frasi taglienti, la sua gamba dolorante e i suoi problemi di dipendenza, riusciva a instaurare legami duraturi ed essere sempre lucido al momento giusto. No.

Qui abbiamo un sociopatico da manuale. Elliot non riesce a stare in mezzo a tante persone senza sentirsi in difficoltà, non si presenta alle feste, non riesce a fare discorsi che non siano a tu per tu. Sente il bisogno compulsivo di rintanarsi dentro casa dopo troppo tempo trascorso fuori. Spesso sopperisce alla sua ansia nei confronti del mondo attraverso la morfina, regolandone le dosi in modo da non diventarne dipendente. Il sentimento più forte che Elliot prova è questo senso di repulsione nei confronti della società circostante, la costante sensazione di non appartenervi.

“Cosa ti delude così tanto della società? Oh, non saprei. Forse il fatto che (…) tutto il mondo non è che un grande imbroglio. Ci sommergiamo l’un l’altro di spazzatura, propinandoci cronache incentrate su cazzate spacciandole per verità e usiamo i social media come surrogato dell’intimità. (…) parlo delle cose che abbiamo, delle nostre proprietà, dei nostri soldi. Non sto dicendo nulla di nuovo. Sappiamo bene perché facciamo così. (…) perché vogliamo essere anestetizzati. Perché è doloroso non fare finta, perché siamo dei codardi. Si fotta la società.”

Elliot è senza dubbio il motivo principale per cui guardare questa serie. Occhi grandi, sguardo vitreo e spesso perso nel vuoto. Traspare una mente attiva, pensante, acuta. Il merito della riuscita di questo personaggio è soprattutto dovuto alla brillante interpretazione che ne dà Rami Malek (già visto in “Una notte al museo”). Tramite gesti lenti, robotici, frasi sbiascicate quasi con pigrizia, trasmette il senso di inadeguatezza tipico di chi è affetto da sociopatia.

“Mr Robot” non è solo questo però. La storia ruota attorno al suo protagonista, il quale si lascia sedurre da una compagnia di hacker professionisti che puntano alla distruzione del colosso multinazionale E Corp (ribattezzato bambinescamente da Elliot “Evil Corp”), nonchè alla completa sovversione dell’ordine capitalistico. L’idea che attraverso la dissoluzione di un’unica compagnia si possa giungere a una totale rivalutazione del sistema sociale ed economico moderno, è abbastanza assurda. Eppure, per come è sviluppata all’interno dei vari episodi, funziona. Ciò che funziona di meno invece, è la caratterizzazione dei soggetti femminili. Tutti i personaggi risultano molto tormentati, problematici e ambigui, però le donne in particolare, sono eccessivamente fragili, bisognose di aiuto, per nulla autosufficienti. Inoltre rimangono più superficiali e stereotipate rispetto ai compagni uomini. Non che con questo si vogli tacciare di maschilismo l’opera, assolutamente no. Semplicemente avrebbe fatto piacere che lo stesso spessore e la cura per il dettaglio dell’intera serie, fossero stati utilizzati anche nella creazione dei personaggi femminili.

Arriviamo ora al nodo principale dello show: il mondo degli hacker. Mai prima d’ora era stato descritto in modo così realistico. Dai primi minuti, anche chi non si destreggia nell’arte dell’informatica, può intuire la minuziosità dell’autore nel descrivere tutto ciò che è inerente all’hackeraggio e al mondo dei computer. Allo stesso tempo però non vuole essere solamente un prodotto di nicchia. Facebook, Twitter, le controversie sulla privacy, il web, gli attacchi informatici, l’idea di rivoluzione tramite internet, sono tutte realtà con cui ci confrontiamo ogni giorno. Esmail ci fa solo vedere l’altra faccia della medaglia, ci mostra cosa queste realtà sono o possono diventare. Questo attualizza la serie, la rende interessante, arguta e appetibile a tutti.

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Isabella Iagrosso

Nasce a roma il 19/03/1994, iscritta alla facoltà di scienze politiche della Luiss Guido Carli. Appassionata di viaggi e di culture straniere. Da sempre coltiva l'interesse per tutto ciò che riguarda l'estero e le relazioni internazionali
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