Guinea, dove Ebola resiste

07/11/2015 di Laura Caschera

A distanza di un anno l'epidemia è sconfitta, ma la Guinea rappresenta un caso a parte. Viaggio nell'ultimo stato in cui la lotta per debellare il virus appare ancora relativamente lontana dall'essere vinta

 

L’epidemia di ebola è vinta, sconfitta, debellata. Così agli inizi di novembre l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato vinta l’epidemia del secolo, dopo circa 11mila morti. Cosa significa, però, “Ebola free”? Lo spiega don Dante Carrano, direttore dell’organizzazione “Medici con l’Africa Cuamm” significa “che l’ultimo caso registrato risale a quarantadue giorni fa, il doppio del periodo di incubazione del virus”. L’epidemia ha avuto il suo picco più alto tra il settembre e il novembre del 2014, con focolai che iniziarono a manifestarsi in Guinea, raggiungendo presto Liberia e Sierra Leone, i due paesi più colpiti dal virus.

Se questo è vero, quasi nessuno sembra aver notato che, in realtà, il virus è tutt’altro che estinto in uno degli stati “chiave” della malattia: la Guinea. Proprio qui c’è un piccolo villaggio, quello di Tana, sul quale tutto il mondo punta i suoi occhi: l’ultimo posto al mondo infestato da Ebola. Mentre si festeggia la “libertà” della Sierra Leone, ci si dimentica che, proprio in Guinea, nelle recenti settimane, si sono verificati sette nuovi casi. Qual è allora il motivo per il quale il virus resiste con successo nel piccolo stato africano? Probabilmente perché gli stessi operatori che dovrebbero procedere a ferrei controlli si lasciano andare alla superficialità, usando mezzi di prevenzione della malattia totalmente blandi. Insomma, in Guinea la situazione è ancora in parte caratterizzata da quell’impreparazione che aveva favorito, circa un anno fa, la diffusione lampo del virus.

Chi sembra essere davvero preoccupato della situazione è il governo della Sierra Leone. Il paese, con il confine a meno di 20 miglia dai nuovi casi che si stanno diffondendo in Guinea, ha tutte le ragioni per sentirsi sul filo del rasoio, con il terrore di ripiombare in quel terribile inferno fatto di cadaveri per le strade, odore di morte e strani riti magici. In tutto ciò, ci sono anche casi di strane sparizioni di persone che hanno curato amici o parenti affetti da Ebola. Il Primo ministro della Guinea, Fofana, direttamente dal villaggio di Tana, parla di una vera e propria missione di ricerca. Fofana racconta la storia di una donna, Camara, che, dopo aver accudito un amico con il virus, alla sua morte ha fatto perdere le sue tracce, consapevole di aver potuto contrarre la malattia. Le autorità, allora, non trovando altra soluzione, hanno deciso di incarcerare suo marito. Il Primo ministro però è categorico: se la donna non decidesse di tornare, licenzierà il capo del villaggio. Questo delle sparizioni – o allontanamenti volontari – è il grande mistero di questi nuovi focolai di ebola in Guinea, e potrebbe, se non arginato, collaborare ad una maggiore diffusione del virus.

Intanto, a Tana, le “forze internazionali della sanità internazionale” si sono trasferite nei loro tendoni bianchi, tentando di scongiurare il rischio più temuto, e di portare anche la Guinea a quota zero. Bisogna dire però che la loro strategia non sta funzionando. La realtà delle cose è evidente: la Guinea non è stata colpita come la Sierra Leone o la Liberia. Ciò ha fatto sì che tra la popolazione non si siano diffusi, nell’ultimo anno, quelle misure di prevenzione che hanno caratterizzato zone massicciamente colpite dal virus. Ranu Dhillon, esperto di salute al servizio del governo dice: “in Guinea non abbiamo mai avuto quell’apocalittica trasmissione come in Liberia e in Sierra Leone, non abbiamo mai avuto cadaveri per le strade”. Anche se con le recenti elezioni presidenziali e l’apparizione del tanto famoso slogan “Ebola is real” il governo e i gruppi di aiuto internazionale sono stati in grado di allontanare molti pericoli, in realtà la situazione è molto più complicata del previsto

Mentre altre nazioni hanno provveduto immediatamente a mettere in quarantena amici e parenti dei malati, in Guinea l’approccio è stato molto più “soft”. Nel paese ci sono controlli due volte al giorno, in modo tale da poter isolare chi manifesta i sintomi. Il problema però è che, tra un controllo e l’altro, le persone che dovrebbero essere sottoposte a quarantena, sono libere di gironzolare per le città. Ed è proprio allora che inizia il periodo più difficile. Nella scorsa settimana, un bambino di 3 anni ha perso sua madre, proprio a causa dell’ebola, ma ha continuato a giocare con altri bambini nel cortile di casa, sorridendo e correndo in mezzo agli adulti. “Ora ride ed è felice”, dice il Dottor Boubacar Diallo, esperto del WHO. “Ma I segni della malattia potrebbero arrivare proprio ora”.

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Laura Caschera

Nasce a Roma nel 1990. Si diploma al Liceo Classico “Luciano Manara” e nel 2014 si laurea in Giurisprudenza presso la facoltà “Roma Tre”. Coltiva da tempo la passione per l'arte, la musica e lo spettacolo. Ha frequentato la scuola romana di teatro “Teatro Azione”
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