Gugliemo Epifani, segretario traghettatore del PD: verso una transizione o verso l’inferno?

11/05/2013 di Luca Andrea Palmieri

In vista dell’Assembla di oggi del Partito Democratico, sembra sia stato raggiunto un accordo su Guglielmo Epifani quale segretario fino al congresso di ottobre. La scelta di Epifani pare essere guidata dall’intenzione di eleggere un segretario di garanzia, un traghettatore che non punti a ruoli di lungo termine ma che sia in grado di moderare la discussione, mai tranquilla, interna al partito.

Una scelta complessa, come sempre – Epifani, attualmente deputato del Pd e presidente della Commissione Attività Produttive, è stato scelto da un gruppo ristretto di “saggi”, composto da alcuni dirigenti del partito: Marina Sereni, Ivan Scalfarotto, Roberto Speranza, Luigi Zanda, David Sassoli e Enzo Amendola. La sua figura non era la prima ad esser stata proposta: precedentemente lo stesso Speranza, capogruppo alla Camera, aveva ricevuto richieste dai suoi colleghi ma pare esser partito il gioco dei veti da alcuni “big”, come D’Alema e Veltroni.

Guglielmo Epifani
Guglielmo Epifani, sarà lui il nuovo segretario del Partito Democratico?

Altri nomi si sono susseguiti (come Gianni Cuperlo, che ha però esternato volontà di candidarsi al congresso di ottobre), ma, per un motivo o per l’altro, sono stati scartati tutti. Alla fine l’unico nome che pare aver compattato la maggioranza dei rappresentanti è proprio quello di Epifani, in quanto personaggio non divisivo che ha dato la garanzia di non candidarsi per il congresso di ottobre. Era stato lo stesso Bersani, tra l’altro, a citarlo come suo possibile successore in seguito alla débâcle dell’elezione del Presidente della Repubblica. Tuttavia, il ritorno di fiamma non è imputabile all’ormai ex-segretario, che ha deciso di non metter parola nelle scelte degli ultimi giorni: un po’ per il timore che i franchi tiratori aumentino il già incredibile caos interno al partito, un po’ per garanzia rispetto all’assemblea che lo elesse ormai nel 2009.

Un passato da sindacalista – Guglielmo Epifani, romano, classe 1950, è un nome storico del sindacalismo italiano. Dopo diversi incarichi all’interno della CGIL, ne è stato il vice-segretario sotto Sergio Cofferati dal 1994 al 2002, per poi succederne alla guida fino al 2010, quando è stato sostituito da Susanna Camusso. Politicamente nasce nel Partito Socialista, dove era un oppositore della linea di Bettino Craxi. Quando il partito si dissolse si iscrisse ai DS. D’Alema gli propose di passare in politica quale responsabile organizzativo, ma lui decise di rimanere nella CGIL: uno dei vari rifiuti a “passare la barricata” della politica fino alle ultime elezioni. E’ sempre stato un fervente oppositore di Silvio Berlusconi, con cui, ai tempi della segreteria CGIL, ha avuto diversi scontri, soprattutto in tema di riforma delle pensioni. Alle primarie del Partito Democratico si schierò dalla parte del segretario Pierluigi Bersani, ed è stato poi eletto alla Camera dei Deputati nella circoscrizione Campania 1.

Critiche, dubbi, ironie – La scelta di Epifani a segretario del Partito Democratico lascia adito a diverse critiche e dubbi. Teoricamente la sua figura dovrebbe essere di garanzia: un segretario dai ruoli più prettamente organizzativi e garantisti, scelto per facilitare la transizione fino al congresso senza dettare una linea politica stringente. Eppure il suo nome ha scatenato molte reazioni, soprattutto su Twitter, dove l’hashtag #Epifani è trending topic (per i meno avvezzi, uno degli argomenti più discussi a livello nazionale nella giornata) e la percezione è quasi unanimemente negativa. Non tanto sul personaggio di Epifani in sé, quanto sulle prospettive del PD. Epifani appare, non casualmente, come un segno di continuità stringente verso il passato. Anzi, come un passato che torna così tanto indietro da far percepire giovani, al confronto, mattatori del dibattito nel centro-sinistra negli ultimi anni quali Veltroni e D’Alema. “E’ come aver richiamato Mazzone sulla panchina della Roma” pare aver detto un dirigente PD al Corriere della Sera.

Senza contare il passato da leader della CGIL del futuro segretario. E’ inevitabile che l’immagine sia quella di un partito sempre più schiacciato sui sindacati e su una visione del mondo, nonché del mercato del lavoro, vecchia, superata e senza futuro. Un futuro che interessa soprattutto ai giovani, ovvero i più disamorati del centro-sinistra attuale. Basta pensare alle manifestazioni degli “OccupyPD”, giovani del Partito Democratico che ovunque nel paese hanno deciso di occupare le sedi locali per protestare contro la scelta delle larghe intese; e che oggi si troveranno in massa alla Nuova Fiera di Roma per protestare contro le politiche dei senior: è difficile che la scelta di Epifani li abbia lasciati soddisfatti. Intanto Pippo Civati, consigliere regionale lombardo molto attivo attraverso il suo blog, tra i più contrari al governo di larghe intese, ha criticato il fatto che la scelta sia avvenuta “tra un gruppo ristretto di persone”.

Il voto di oggi e le lotte interne di domani – L’assemblea, composta teoricamente di 1000 persone (realisticamente ne saranno presenti 900), sarà chiamata ad eleggere il segretario tramite voto segreto oggi pomeriggio, dalle 14 alle 16. Precedentemente potranno essere proposte le candidature attraverso 95 firme (il 10% degli aventi diritto al voto) fino alle 13. Resta da vedere se non vi saranno sorprese, quali possibili candidature alternative che cerchino di superare la figura di Epifani. Qualora questi ce la facesse, sarà interessante capire se il gruppo dirigente (dimissionario, tra l’altro) e il segretario saranno fedeli alla loro parola, e gestiranno il partito in un’ottica meramente subordinata al congresso. Dopo gli sconquassi e i tradimenti degli ultimi mesi, sono domande che pare decisamente lecito farsi. Allo stato attuale la sensazione è che Epifani verrà eletto, e tutti gli screzi saranno rimandati ad ottobre. Si parla già di regolamenti di conti, di assi tra esponenti diversi volti a isolare alcune componenti (ovviamente il bersaglio di queste sembra essere il sindaco di Firenze Matteo Renzi, ma questa volta neanche Massimo D’Alema pare esserne immune): insomma, la bagarre vera di un partito spaccato, debole e sempre più percepito lontano dalla sua base deve ancora cominciare. Ironia della sorte, Epifani rischia far la fine di Benvenuto e Del Turco, che presero il “suo” PSI dopo la crisi di tangentopoli per traghettarlo verso lo scioglimento.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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