Immigrazione: il richiamo di Grillo e Casaleggio è una mossa (politicamente) giusta

10/10/2013 di Andrea Viscardi

Grillo, immigrazione clandestina e M5S

Grillo e immigrazione clandestina – Stamane, Beppe Grillo ha pubblicato, sul suo blog, un comunicato – firmato anche da Casaleggio – in cui disconosce in toto l’iniziativa dei suoi deputati per l’abolizione del reato di clandestinità. Non è incluso nel programma, non ne sapevamo nulla, è stata un’iniziativa personale e non siamo assolutamente d’accordo. Così si potrebbe riassumere quanto affermato dalle due eminenze grigie del Movimento 5 Stelle.

Clamoroso errore? – Per molti questa uscita ha rappresentato un errore, capace di spaccare il movimento e far perdere una valanga di voti. In realtà si tratta, per certi versi, dell’esatto contrario. Un tentativo di riavvicinamento con una parte degli elettori, in primis. Perché per poter capire meglio l’insensatezza – a livello politico – della proposta dei senatori grillini, occorre analizzare due aspetti del movimento. Uno interno all’elettorato, ed un altro alle strategie alla base stessa del suo operato.

Grillo, immigrazione clandestina e M5SL’elettorato M5s a destra – Riguardo il primo punto, è palese come, l’argomento immigrazione, potrebbe spaccare l’elettorato grillino, composto da una moltitudine di ex elettori di destra, sinistra e centro. Considerando i voti strappati all’area berlusconiana, a quella leghista e a quella dell’estrema destra, che rappresentano circa un terzo dei voti, è difficile, per ovvie ragioni, vedere la proposta portata avanti dai Parlamentari stellati diversa da un enorme errore politico.

L’elettorato M5s a sinistra – Quindi, passando a sinistra, la situazione è in realtà più contorta di quanto si possa credere.  Molti elettori di Grillo hanno un passato nella zona-ombra, quella radicale, quella che, dopo la fine di Rifondazione, non ha trovato grandi risposte né in Bersani né in Vendola. Le loro posizioni sull’immigrazione non sono del tutto compatte, per quanto prevalgano quelle di stampo favorevole. Non è raro, però, avvicinandosi sempre più verso le componenti della sinistra radicale esterna al PD (e anche a Vendola), trovare molta discussione sull’argomento.

Autogol politico – Ecco spiegato, in breve, perché la proposta dei sen. Grillini rischia di infastidire, e non poco, almeno due quarti dell’elettorato m5s, con i rimanenti che, in ogni caso, alle urne, avevano deciso di appoggiare Grillo senza avere, tra le loro priorità, la questione immigrazione. Senza dimenticarsi, appunto, le sue dichiarazioni, di cui gli elettori erano consapevoli, tendenzialmente contrarie rispetto al tema della cittadinanza ai figli degli stranieri (Gennaio 2012) e, più in passato, nel 2007, le sue parole di critica rispetto la politica delle frontiere aperte del governo Prodi e all’immigrazione selvaggia. Insomma, gli eletti, questa volta, hanno fatto una bella frittata.

Democrazia diretta – Altro problema da considerarsi è la questione della democrazia diretta. Cavallo di battaglia, per molti versi disilluso, di Grillo e i suoi, quanto successo in Senato ha sganciato, completamente, i parlamentari grillini dal volere dell’opinione dei loro elettori. Nessuno è stato consultato, la decisione non è stata presa in concerto e, cosa ancora più grave, il tema non era presente in alcun modo nel programma elettorale. Ed è proprio su questo che Grillo e Casaleggio richiamano gli eletti. I parlamentari hanno deciso in autonomia su un tema entro il quale gli elettori del Movimento non hanno avuto voce in capitolo e sul quale neanche il Movimento ha discusso. Poco conta la sostanza, ma i metodi. Giusto o sbagliato che sia, in molti stanno dando, in queste ore, ragione a Grillo. Non mancano le critiche, certo ma, sul blog, si nota – escludendo messaggi inviati palesemente da non elettori – che sono in molti ad appoggiare il contenuto di quanto scritto dal duo.

Richiamo all’ordine – Proprio per questo, il richiamo all’ordine di Beppe Grillo è in realtà una mossa giusta. Perché, se nei prossimi mesi si dovesse tornare al voto, sarà sempre lui il volto e il simbolo del Movimento, e non gli attuali parlamentari. Quel Beppe Grillo che, dall’alto, controlla i Parlamentari rispettino quanto deciso dal patto con gli elettori e che non ci pensa due volte a scagliarsi contro di loro qualora, questi, affrontino temi esterni al programma senza analizzare, prima, le posizioni del proprio elettorato. Forse, fare del problema una questione, soprattutto, di procedure, era l’unica mossa possibile per evitare un’emorragia di voti dalla componente di destra e limitando i danni a sinistra. Utile a riguadagnarsi la fiducia di chi, a seguito di quanto accaduto e di alcune scelte passate, iniziava a staccarsi dal Movimento. I Parlamentari, tanto, hanno durata limitata e, nelle prossime elezioni, chi ha sbagliato pagherà. L’importante è che ci sia qualcuno a dettare ordine.

M5S in crescita – Mossa sconsiderata, quella dell’emendamento, anche analizzando la strategia grillina degli ultimi mesi. Un Pdl sempre più in difficoltà e un PD che, pur avvicinandosi a Renzi, continua a dare l’impressione di essere un carrozzone dalle mille teste, hanno fatto sì che il Movimento 5 Stelle, rispetto ai sondaggi EMG di metà giugno, guadagnasse il 2.5%, mantenendo un profilo basso. Perché cambiare le cose, proprio ora, su un tema così delicato e che potrebbe deludere in modo significativo gran parte dei propri elettori?

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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