Grillo e la diaria dei parlamentari M5S: il trattamento economico non è chiaro

12/05/2013 di Federico Nascimben

Beppe Grillo

Il caso diaria, prologo – Com’è noto a tutti, il M5S fa del rinnovamento e della riduzione dei costi della politica i propri cavalli di battaglia, non stupisce quindi che i fatti degli ultimi giorni, relativi alla restituzione della parte eccedente della diaria parlamentare, abbiano suscitato molte polemiche fra militanti e non. Proprio per sottolineare la differente natura del movimento rispetto ai partiti tradizionali, Grillo ha dichiarato che “una differenza di poche migliaia di euro trattenute potrebbe sembrare un peccato veniale, ma non lo è. Nessuno ci fa sconti. Il Paese ci osserva”.

Grillo alla riunione dei parlamentari grillini alla Camera.
Grillo alla riunione dei parlamentari grillini alla Camera.

Il fatto – Il casus belli è rappresentato dall’esito del referendum tenutosi domenica scorsa in cui il 48,8% dei parlamentari grillini ha votato per il pieno trattenimento della diaria parlamentare, decidendo secondo coscienza quanto andrà poi restituito; per una rendicontazione pura, in cui si torna tutto ciò che non si è speso, ha votato il 36,30%. L’esito del referendum ha portato Grillo a Roma per incontrare i parlamentari M5S. Infatti, il leader del movimento sostiene che “nel Codice di Comportamento, sottoscritto dai candidati, il trattamento economico era chiaro:5.000 euro lordi e le spese sostenute a piè di lista con la rendicontazione. Il resto andava restituito con modalità da definire da parte dei gruppi parlamentari”. A tal riguardo, l’ipotesi iniziale era stata quella di mettere “online nomi e cognomi di chi vuole tenersi i soldi”, ma poi è svanita in favore di un più generico richiamo alle proprie responsabilità sulla base degli impegni assunti firmando il Codice di Comportamento.

Cos’è la diaria? – Dato che uno dei prossimi articoli sarà dedicato a quello che comunemente viene definito “stipendio parlamentare”, nel caso di specie faremo un semplice accenno per capire di cosa si parla. La diaria parlamentare viene corrisposta a titolo di rimborso delle spese che il parlamentare sostiene per il proprio soggiorno a Roma, e attualmente corrisponde a circa 3500 euro netti al mese. A questa cifra, però, vengono sottratti circa 210 euro ogni volta che il parlamentare non partecipa ad almeno il 30% delle sedute che si tengono nel corso della giornata. È comunque possibile un’ulteriore decurtazione fino a 500 euro in relazione a particolari e ripetuti tipi di assenze ai lavori in Commissione, Giunta ecc.

Una discussione che potrebbe sembrare superflua – Il caso diaria ha suscitato una serie di polemiche, nonostante il M5S abbia già rinunciato a 42 milioni di rimborsi elettorali e si sia dimezzato lo stipendio netto da 5 mila a 2 mila e 500 euro al mese, oltre all’aver deciso di rinunciare all’assegno di fine mandato, alle indennità aggiuntive e – dice Grillo, perché nel Codice non c’è scritto, ma nel programma, stando alla generica formula che prevede “[l’]eliminazione di ogni privilegio particolare per i parlamentari”, si potrebbe anche dire di sì – alle “spese generali aggiuntive (informatica, telefoni, taxi)”. Stando a quest’elenco di rinunce sembrerebbe superfluo discutere anche della parte eccedente della diaria, ma per un partito che fa della riduzione dei costi della politica la propria ragion d’essere ci può stare, perché – come sottolineato dallo stesso Grillo – “nessuno ci fa sconti. Il Paese ci osserva”.

Il rispetto del programma – Il M5S è uno dei pochi partiti (se mi si concede il termine) a fare in continuazione appello al rispetto del programma e degli impegni assunti dai parlamentari, perciò proprio dall’analisi di questo inizieremo. Andando con ordine, nel programma del M5S, per ciò che attiene agli stipendi parlamentari – oltre alla già citata “eliminazione di ogni privilegio particolare per i parlamentari, tra questi il diritto alla pensione dopo due anni e mezzo” -, si parla dell’allineamento di questi “alla media degli stipendi nazionali” (ma è un’espressione che ha poco senso perché, come vedremo la prossima volta, l’espressione “stipendio parlamentare” è troppo generica per descrivere una retribuzione che nel suo complesso include molti aspetti) e del “divieto di cumulo delle cariche per i parlamentari (esempio: sindaco e deputato)”. Passando invece al “Codice di comportamento eletti Movimento 5 Stelle in Parlamento”, citato dallo stesso Grillo, nel capitolo relativo alla trasparenza si fa riferimento alla “rendicontazione spese mensili per l’attività parlamentare (viaggi, vitto, alloggi, ecc) sul sito del M5S”.

Il rispetto del Codice – Il cuore del problema attiene però al trattamento economico, dove – sempre nel Codice – per ciò che non attiene strettamente indennità e assegno di fine mandato si dice che “i parlamentari avranno comunque diritto a ogni altra voce di rimborso tra cui diaria a titolo di rimborso delle spese a Roma, rimborso delle spese per l’esercizio del mandato, benefit per le spese di trasporto e di viaggio, somma forfettaria annua per spese telefoniche e trattamento pensionistico con sistema di calcolo contributivo”. Anche cercando di fare quello che in chiave giuridica si chiama “combinato disposto”, ovvero cercando di leggere e interpretare assieme il capitolo dedicato alla diaria e quello dedicato alla rendicontazione delle spese, il parlamentare M5S non sembrerebbe essere obbligato, a seguito della sottoscrizione del Codice, a risarcire l’eccedenza della diaria fra ciò che gli spetta di diritto e ciò che ha effettivamente speso (nonostante l’impegno alla rendicontazione pubblica).

Antonio Venturino, vicepresidente M5S dell'Assemblea Regionale Siciliana.
Antonio Venturino, vicepresidente M5S dell’Assemblea Regionale Siciliana.

Poca chiarezza sul trattamento economico – In definitiva, si potrebbe discutere delle ore sulla reale coercibilità di un documento che, alla fine, impegna il parlamentare in un obbligo che è tutto politico (e quindi non giuridico), però rimane il fatto che, parafrasando Grillo, il “trattamento economico [non, ndr] era chiaro”. A causa di questo, forse, l’ex comico nel post “#LettaFirmalo” è stato costretto a scrivere genericamente che il parlamentare grillino rinuncia a “quello che resta della diaria di ogni parlamentare”. Ma siamo sicuri che tutti si adegueranno? In caso contrario, è possibile paragonare l’eventuale parlamentare “ribelle” ad Antonio Venturino? Il vicepresidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, infatti, è stato cacciato in settimana dal M5S perché non ha restituito e rendicontato le somme eccedenti i 2500 euro più rimborsi spese.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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