Grillo e i giornalisti: una storia infinita

26/06/2013 di Giacomo Bandini

Il difficile rapporto tra il leader del M5S e la stampa

Un rapporto contrastato – “Odi et amo”. È il carme n.85 di Catullo, il più famoso. Una dichiarazione universale di quanto sia difficile amare e vivere nell’incertezza dell’amore allo stesso tempo. Tanto da arrivare al sentimento opposto: l’odio. Una dicotomia che affonda le sue radici nel tempo, ma che torna più che mai attuale se si parla del rapporto fra Beppe Grillo, i suoi parlamentari e gli antagonisti di sempre, i giornalisti.

Vecchie volpi – L’ultimo episodio di una lunga serie di accuse e insulti si è verificato ieri. “Gossippari e pennivendoli” così li ha definiti il leader del Movimento 5 Stelle, riferendosi in particolar modo agli addetti stampa che si aggirano furtivamente nei palazzi del potere appropriandosi ingordamente di ogni minima informazione e trasformandola in scoop più o meno succosi. Spesso proprio nei riguardi dei deputati grillini, i quali, non abituati a questi giochetti e a queste ingombranti quanto subdole presenze, ci cascano. A volte li scambiano per altri “cittadini” e si lasciano scappare una parola di troppo. Altre ancora si confidano d’istinto. Perché nei palazzi con la P maiuscola è facile sentirsi soli e vulnerabili. E i giornalisti, vecchie volpi, se ne approfittano.

Come pecore nel recinto – La proposta di Grillo che ovviamente cerca di difendere i suoi e di consolidare il credo del Movimento prevede una regolamentazione stretta dell’accesso dei giornalisti a Montecitorio e a Palazzo Madama. Magari predisponendo alcune aree esterne in cui parcheggiarli, lontane dalle sale principali percorribili esclusivamente dai parlamentari, così da poter comunicare solamente su appuntamento.

Le facce della medaglia – Se da un lato è comprensibile l’insofferenza di Grillo verso i giornalisti che gli fanno la guerra da mesi ed effettivamente si comportano spesso e volentieri più come delle pettegole che come veri professionisti, dall’altro è proprio ai media che i pentastellati devono molto. E Beppe in particolare non ne può fare a meno: se la sua stessa gente si è mobilitata contro la casta in un partito in grado di ottenere quasi un terzo dei consensi è anche merito della tanto odiata informazione, capace di mostrare il vero lato della politica e di denunciarne vizi e distorsioni. Per non parlare del risalto e della visibilità regalatigli in tutto questo tempo. Lo rincorrono, lottano, pendono dalle sue labbra, lo insultano e lo attaccano. Lo amano, e lui in fondo ama loro. Ma allo stesso tempo si regalano a vicenda incertezza e odio, come un gioco fra due amanti.

Cambiare si può, nel modo giusto – Nel mezzo però ci stiamo noi e i parlamentari grillini, entrambi confusi e schierati. Ognuno dal suo lato della barricata. Noi che ormai dovremmo aver imparato a discernere l’informazione buona da quella cattiva. Loro che a volte dovrebbero imparare a stare al mondo, anche se questo spesso non piace. In fondo lo facciamo tutti. Ogni mattina quando ci svegliamo entriamo in un mondo che non ci piace, allora ce la mettiamo tutta per cambiarlo. E per farlo è giusto usare le proprie opinioni, mediando inevitabilmente la realtà, ma in modo giusto ed equilibrato. In barba ai vari Grillo e ai giornalisti della peggior specie. Lasciamo a loro i giochetti da amanti, le offese, le grida e smettiamo di lamentarci. Chissà che con semplici pacate parole e con pochi gesti quotidiani non si riesca davvero a mutare le cose intorno a noi.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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