Grillo e gli screening, benzina sul fuoco

10/05/2015 di Jacopo Mercuro

Parole pesanti quelle di Beppe Grillo su Veronesi e gli screening mammari, che hanno suscitato una ferma risposta da parte di ogni movimento politico, ed in primis dal ministro della Salute Lorenzin che sul sito ha pubblicato, a smentita, i dati relativi alla riduzione della mortalità da screening.

Screening Mammario

Stanno facendo il giro del web, in queste ore, le (ennesime) parole poco eleganti di Beppe Grillo a proposito di mammografia e di Umberto Veronesi, il celebre oncologo italiano che da anni lavora sul cancro del seno. Durante la Marcia per il Reddito di Cittadinanza (sempreverde baluardo del Movimento) il leader del 5 Stelle ha infatti affermato che la pubblicizzazione delle mammografie di screening avviene affinché Veronesi abbia “sovvenzioni per il suo istituto”, in un modo da “politica vera”.

Parole pesanti, che hanno suscitato una ferma risposta da parte di ogni movimento politico, ed in primis dal ministro della Salute Lorenzin che sul sito ha pubblicato i dati relativi alla riduzione della mortalità da screening proprio per smentire Grillo. Rettifica avvenuta poi in serata, quando il leader M5S ha sottolineato che le sue parole erano rivolte solo alla “cattiva informazione”, colpevole di far credere alle persone che con la mammografia ci si “salvi” dal cancro. Salvataggio in calcio d’angolo mal riuscito, ma che ha comunque buttato un po’ d’acqua sul fuoco su un tema delicatissimo.

Ora, di certo tra Beppe Grillo ed Umberto Veronesi è facile capire chi merita più fiducia in ambito scientifico. Del M5s, poi, si conosce da anni il lato irriverente con le numerose affermazioni di pseudo-scienza che hanno contraddistinto le sue campagne negli anni e che – troppo spesso – sono finite nel dimenticatoio; si va infatti dalla “bufala HIV agli attacchi ai vaccini anti-influenzali, fino a passare addirittura ai vaccini che fan diventare omosessuali (chiedere al Movimento 5 Stelle Lombardia per ulteriori risate). Che poi Grillo non abbia un bel rapporto proprio con Veronesi è chiaro da anni; nel 2008 erano continui gli attacchi all’oncologo, “colpevole” di affermare che i termovalorizzatori non comportino un aumento di incidenza dei casi di tumore.

Colpo basso, inoltre, del leader M5S, che in questo modo butta un bel po’ di fango a breve distanza dalla celebre Race For The Cure, la manifestazione organizzata da Komen col patrocinio proprio del Ministero della Salute per sensibilizzare alla prevenzione e cura del tumore al seno.

Comunque, indipendentemente dai giochetti politici di propaganda – in questo modo il Movimento 5 Stelle fa certamente colpo su un’ampia fetta disinformata e disinformabile, tanto più in termini di sanità -, quel che di buono si può prendere dalla vicenda è l’occasione di muovere un po’ le acque in termini di screening tumorale, considerando i bassi livelli che contraddistinguono il nostro Paese. Parlare di screening, infatti, sia nel bene che nel male vuol dire migliorare lo screening stesso; solo un discorso ampio e partecipato può aiutare a migliorare le tecniche già efficaci ed evitare di proseguire su strade dichiarate “inutili” dalla medicina dell’evidenza.

Già un anno fa avevamo parlato di quanto fosse difficile parlare con certezza di prevenzione tumorale nel XXI secolo, prendendo spunto proprio dalla decisione di un board medico svizzero di dismettere la pratica della mammografia perché considerata inutile ai fini della riduzione della mortalità. Anche in quell’occasione vi furono numerose proteste internazionali – soprattutto considerando i piani alti della sanità elvetica in cui la decisione era stata presa, non comparabili di certo ad un Grillo qualsiasi -, ma ciò fa capire che di determinato, in sanità, oggi giorno, non vi è nulla, e che anzi l’obiettivo comune dovrebbe essere quello di ridiscutere quotidianamente iter diagnostici e terapeutici per massimizzare efficacia e risultati.

Nulla è più dogma, dunque, e tantomeno deve esserlo a proposito di screening oncologici, secondo la medicina basata sull’evidenza (ovvero, quella che vien fuori da analisi di dati concreti sulla base di studi di differente tipo condotti sui pazienti). Un test considerato fondamentale dieci anni fa può non esserlo oggi o quello che oggi si considera importante magari non lo sarà domani.

Altro esempio recente è quello relativo al PSA, già considerato da anni come “screening da ripensare”; lo stesso scopritore del marker, Richard Albin, non ne riconosceva più la bontà come strumento per diminuire la mortalità di prostata, ed anzi era particolarmente preoccupato per le overdiagnosi che il suo grande utilizzo ha portato nel corso degli anni.

La questione è quindi già di per sé particolarmente delicata; ogni elemento offre in potenza la possibilità di costruire castelli di complotti. Ecco perché per parlare di oncologia, innanzitutto nel rispetto dei pazienti, è necessario adottare grandissima prudenza. Un processo che non esclude, comunque, la possibilità di contestare – nei termini e nei modi della sopra citata evidence based medicine – le conquiste fino ad ora raggiunte in termini di screening.

Contestualmente, inoltre, prima ancora di accusare questa o quella struttura oncologica di conflitti di interesse, sarebbe necessario far pressioni a livello centrale affinché il Paese inizi davvero a promuovere adeguate strategie di screening. I tassi di diffusione delle pratiche validate internazionalmente per l’individuazione precoce di tumore, infatti, sono molto spesso al di sotto della media europea. Ecco perché, considerata la precaria situazione, uscite di “marketing politico” come quella di Grillo diventano semplicemente della inutile e pericolosissima disinformazione.

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Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
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