Grillo e Berlusconi, così lontani eppure così vicini

17/02/2013 di Luca Andrea Palmieri

L’analisi di oggi verte su due figure apparentemente lontane: Beppe Grillo e Silvio Berlusconi, leader rispettivamente del Movimento 5 Stelle e del Pdl. Come vedremo, tra i due ci sono molti punti in comune, anche se in linea teorica non potrebbero essere più diversi.

Grillo lotta, a dir la sua, per spaccare il sistema dei partiti e portare una nuova democrazia più diretta, basata su proposte di legge direttamente dettate dai cittadini attraverso la piattaforma del suo famosissimo blog.

Berlusconi invece è il rappresentante per eccellenza della politica degli ultimi 20 anni. Poco importa in realtà che il suo Pdl sia stato arricchito da molte facce nuove. I quadri decisionali sono sempre gli stessi, e va ricordato come la sua azione si sia svolta soprattutto a livello di ministri, e ben poco di Parlamento: è d’altronde questo uno dei motivi che ha portato alle rotture interne con la parte di partito che ha causato la caduta del governo a dicembre scorso.

Anti-sistema, il primo, strenuo difensore, il secondo, di un sistema che lui steso ha contribuito a creare. Eppure, sono accomunati da un certo grado di populismo. Berlusconi e Grillo parlano alle masse, alla loro pancia in particolare. E’ innegabile quanto entrambi, partendo da una serie di valori di fondo che accomunano la loro base, facciano proposte appetibili per l’elettorato, mostrandole come grandi conquiste della cittadinanza in contrapposizione alle cosiddette “elite” che le vorrebbero bloccare.

Si prenda un caso stringente, direttamente collegato alla possibilità di “avere soldi in tasca” da parte dei cittadini (da sempre il tema più efficace in qualsiasi campagna elettorale). Berlusconi ha proposto di restituire l’IMU ai cittadini. Un clamoroso passo indietro rispetto a quanto era stato votato anche dai suoi parlamentari, ma dotato di un potenziale effetto positivo: quello di far sentire la possibilità, ad un’amplissima fascia di cittadini, di trovarsi una tantum denaro da spendere, per riabilitarsi così ai loro occhi.

Grillo invece, tra le sue proposte, propone di inserire un reddito di cittadinanza minimo per tutti, prendendo come base modelli di welfare forte come quelli nord-europei. Lasciando da parte il merito della proposta, il principio è lo stesso, cambia solo la fascia di popolazione a cui fa riferimento: soldi in tasca per tutti, neanche una tantum. E questi sono solo due dei casi. Si potrebbero fare esempi infiniti: dal condono tombale Berlusconiano (un must che ritorna) alla nazionalizzazione delle banche (ritorno ad un passato ben più lontano), passando per la fine dell’austerità e per il referendum sull’Euro.

I tratti in comune tra Grillo e Berlusconi d’altronde si notano anche nella ricerca dell’elettorato: difficile non pensare che le esternazioni del comico sui cittadini stranieri, espresse proprio nel momento di maggior crisi interna della Lega, non andassero nella direzione della ricerca di appoggio dall’elettorato leghista; ed il corteggiamento da parte di entrambi dell’elettorato di destra più radicale è storia recente e ben nota.

Tutto ciò, innegabilmente, a livello elettorale funziona. Eugenio Scalfari, nel suo editoriale per Repubblica della settimana scorsa, faceva notare come l’impossibile alleanza Grillo-Berlusconi supererebbe il 40%, rappresentando la maggioranza del paese. I risultati di Grillo e Berlusconi sono sotto gli occhi di tutti. Il recupero di un Pdl che sembrava destinato al declino ha fatto scalpore, ma mai quanto lo farà il risultato del Movimento. Non che non sia annunciato, ormai i sondaggi danno un 15% stabile (terzo partito del paese) da tempo, e c’è da aspettarsi cifre ancora più ampie. La questione fa riflettere, soprattutto se si considera come il Movimento 5 Stelle si presenti a queste elezioni senza alcuna organizzazione di tipo politico-nazionale precedente, seppur con alle spalle ottime prime esperienze elettorali.

C’è da preoccuparsi o da essere contenti di quest’ondata populista? Guardare tutto nero sarebbe sbagliato. L’avvicinamento della gente alla politica è sempre da guardare bene. E non si può certo dire che Grillo in particolare, nei suoi affollatissimi comizi, dica solo cose sbagliate. Gli sprechi della politica sono sotto gli occhi di tutti, così come è evidente che vi siano troppe persone in Parlamento lontane dalla realtà, convinti che i loro privilegi siano una sorta di “lume divino” da alimentare di volta in volta. Per quanto, rispetto ai problemi dello Stato, i costi politici siano una goccia nel Mediterraneo, è innegabile che un esempio migliore dalla classe politica sia doveroso.

Il problema del populismo così impostato è però dato dall’estrema semplificazione dei fatti, insieme al fatto che puntare alla “pancia” dei cittadini significa puntare ai loro sentimenti più estremi. Un gioco che può apparire utile nel breve periodo, ma che diventa pericoloso nel lungo, soprattutto se lo si rende endemico (e l’Italia non è lontana da questa endemicità). Prendiamo l’Euro. Sembra, a sentire alcuni, che sia una grande cospirazione d’indefiniti “piani alti” per attentare alla libertà degli Stati e dei cittadini. Che sia stato creato appositamente per renderci più poveri e più controllabili. Basta studiare un po’ di economia pubblica per rendersi conto che non è così, e che, seppur con tanti difetti, l’Euro ha contribuito alla crescita, o quantomeno a rallentare il declino del nostro paese. L’articolo di Alberto Monteverdi (qui), che mette in evidenza punti di forza e punti di debolezza del sistema, lo spiega bene.

Ma i leader populisti, semplificando il concetto, ne eliminano le sfumature. Cancellano la ricerca dell’equilibrio tra punti a favore e punti negativi riducendo tutto a un contrasto tra “bianco” e “nero”, “buono” e “cattivo”, “amico” o “nemico”. Questo non può far bene al sistema, né può far bene alla cultura politica della gente: si spinge così verso soluzioni estreme, che ignorano l’effettiva complessità dei problemi.

Ovviamente non tutto il paese si adatta a questa visione, e sia tra gli elettori che tra i futuri parlamentari delle forze politiche considerate, non c’è chi la vede in questo modo. E dopotutto siamo in campagna elettorale: si sa che nel nostro paese in questi momenti tutto fa brodo, e qualche contraddizione viene facilmente perdonata.

Il rapporto Parlamentari-Leader è un altro nodo interessante: è noto quanto il Pdl sia emanazione di Berlusconi, ma qualche curiosità viene principalmente sul Movimento 5 Stelle: le proposte che Grillo fa in parte stridono con la conclamata piattaforma per le proposte dirette dal cittadino. Tant’è che alcuni dei temi citati (reddito di cittadinanza e nazionalizzazione delle banche in primis) non sono presenti nel programma del Movimento. Che anzi, nella parte sullo Stato parla di “Approvazione di ogni legge subordinata alla effettiva copertura finanziaria”. Eppure di copertura non si è mai sentito parlare fino ad ora. Quanta sarà dunque l’influenza del leader (che sicuramente, con la sua personalità, fa da molla trascinante di tutto il Movimento) sui suoi parlamentari, che lui stesso definisce “rappresentanti della cittadinanza”?

Se tutto ciò farà male o bene al paese, saranno i posteri a dirlo. Ogni proposta dopotutto è legittima in democrazia, quando il suo fine è migliorare la condizione dei cittadini. Ma sarà davvero così? Ieri Bisio, nel suo contestatissimo intervento a Sanremo, diceva che bisognerebbe cambiare gli elettori. E’ stato sicuramente (e volontariamente) eccessivo, ma più informazione e consapevolezza nel voto servirebbe da parte di tutti. Questo non significa che chi fa “populismo” sia per forza in malafede, sia ben chiaro, ma che la semplificazione estrema e il parlare alla pancia sia la base delle campagne elettorali è un segnale preoccupante. Dopotutto, e in questo ho concordato profondamente con Bisio, i politici sono sempre, innegabilmente, un’emanazione di chi li vota.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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