Greta e Vanessa, la necessità di salvare i soccorritori

08/08/2014 di Eleonora Pintore

Le due ragazze rapite sono solo l'ennesimo caso che ha colpito volontari italiani all'estero: da padre Dall'Oglio a Giovanni Lo Porto

Siria, Guerra Civile

La Guerra civile in Siria scoppia più di tre anni fa, nel Marzo del 2011, con l’aria rivoluzionaria della Primavera Araba: un conflitto spietato, che secondo l’UNICEF ha ucciso 11.400 bambini, mettendone in fuga più di un milione e mezzo.

Il lavoro dei volontari è l’unico sostegno e l’unico sollievo che la popolazione ha ricevuto e continua a ricevere durante le interminabili violenze. Nello scontro tra governo e diverse fazioni di ribelli, nessuno è stato risparmiato:solo tra gli uomini e le donne della Mezzaluna Rossa e Croce Rossa, 37 volontari hanno perso la vita, uccisi mentre assistevano la popolazione. Morti inaccettabili che, oltre a scontrarsi contro qualunque concezione di buon senso, costituiscono una gravissima violazione del diritto internazionale umanitario. La Croce Rossa ha più volte richiesto al governo di esercitare pressione in ambito internazionale per favorire l’istituzione di corridoi umanitari, al sicuro dai tiri delle fazioni in lotta, e per garantire l’accesso alle zone dove la popolazione è più colpita. L’attenzione deve essere rivolta, quindi, alla tutela degli operatori umanitari.

Siria, volontarie rapite
Greta e Vanessa, le due volontarie rapite in Siria

Il 21 Giugno scorso l’appello è stato accolto dal Ministro degli Esteri Mogherini: “Tutte le parti in conflitto rispettino i principi fondamentali delle Convenzioni di Ginevra e del diritto internazionale, a partire dalla tutela del personale sanitario”. Tuttavia,e armi continuano ad essere rivolte contro i soccorritori, facendone spesso anche merce di scambio: a farne le spese sono, oggi, Greta e Vanessa, le due ventenni lombarde rapite da un gruppo di miliziani armati in un villaggio ad ovest di Aleppo. Le due ragazze, coofondatrici del progetto umanitario “Horryaty”, si trovavano in Siria per fornire assistenza sanitaria alla popolazione.

Greta e Vanessa – Insieme a loro, riporta il quotidiano giordano Assabel, c’era anche un giornalista italiano, Daniele Raineri che, riuscendo a scappare, ha potuto dare l’allarme. Vanessa Marzullo è una studentessa di mediazione linguistica, specializzata in arabo e inglese, si interessa della Siria sin dal 2012: all’inizio si limita a diffondere notizie e informazione sul conflitto, poi, con sempre più impegno, si reca direttamente sul posto, e aiuta i civili coinvolti in prima persona. Greta Ramelli è una studentessa di scienze infermieristiche: già dal liceo mette la sua buona volontà e le sue conoscenze al servizio degli altri. Nel 2011, non ancora diplomata, trascorre quattro mesi in Zambia presso i certi nutrizionali per i malati di Ads, l’anno successivo parte per Calcutta assistendo le suore missionarie della carità. Delle due ragazze non si hanno notizie certe. La famiglia e la loro associazione chiedono che il loro silenzio sia rispettato. Sperando che vengano rilasciate al più presto, ci si augura che la situazione diventi una presa di coscienza dell’immediata necessità del rispetto dei Trattati di Ginevra, con un occhio particolare alla tutela di chi prende la coraggiosa decisione di diventare un volontario nelle zone di guerra.

Gli italiani rapiti – Le due giovani ragazze lombarde non sono, purtroppo, le uniche a non essere rintracciabili: con loro il numero degli italiani sequestrati nel mondo sale a sei. Solo un mese fa, Marco Vasilla, un tecnico che operava in Libia per una ditta piacentina di trivellazioni, è scomparso a Zwara. Gianluca Salviato, 48 anni, è invece scomparso, sempre in quello che era il regno di Gheddafi, da marzo. L’uomo si trovava in una zona turbolenta, in cui spadroneggiano i miliziani ed il controllo delle già deboli autorità ufficiali è quasi inesistente. A peggiorare la situazione le sue condizioni di salute: Salviato soffre infatti di una forma piuttosto acuta di diabete.

Anche i parenti di padre Dall’Oglio, rapito in Siria nel 2013, continuano a sperare: solo pochi giorni fa hanno rivolto un appello ai suoi sequestratori per avere qualche notizia. Dall’Oglio viveva in Siria da più di trent’anni, una vita dedicata al dialogo tra Islam e Cristianesimo: dopo essere stato espulso dal governo di Assad perché apertamente sostenitore del piano di pace dell’Onu, riesce a rientrare nel paese l’estate scorsa per tentare una difficile mediazione, finalizzata al rilasci di alcuni attivisti siriani fatti prigionieri. E’ in questa occasione che si sono perse le sue tracce: nonostante le speranze si stiano affievolendo, alcune fonti sostengono che sarebbe ancora vivo e prigioniero. E’infine da oltre due anni che non si hanno più notizie di Giovanni Lo Porto, sequestrato in Pakistan nel gennaio del 2012, dove lavorava per offrire assistenza alla popolazione, messa in ginocchio dall’inondazione del 2011.

Mentre la Croce rossa internazionale ha lanciato una compagna di sensibilizzazione #REDforSyria (http://www.ifrc.org/red) per dimostrare solidarietà ai volontari che mettono l’aiuto umanitario al primo posto, tutti si augurano che gli uomini e le donne sequestrati nelle aree calde del mondo possano finalmente essere rilasciati. Ma le autorità devono fare di più per garantire la tutela di chi offre la propria vita al soccorso degli altri. Un operatore umanitario compie già la difficile scelte di recarsi volontariamente dove la sua incolumità sia messa a rischio: il rispetto dell’opera dei volontari non è solo un imperativo morale che la comunità internazionale deve ribadire, ma un impegno chiaramente ribadito nel diritto internazionale.

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Eleonora Pintore

Nasce a Sassari nel 1993. Nella sua città si diploma al Liceo Classico “Azuni”, si trasferisce a Roma per gli studi universitari. Grande appassionata di politica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla LUISS Guido Carli.
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