Greta Ramelli e Vanessa Marzullo sono libere. Ma a che costo?

16/01/2015 di Andrea Viscardi

Sembrerebbe essere stato pagato un riscatto di 12 milioni. Quali le conseguenze potenziali di accettare la politica del riscatto? Migliaia di vittime in Siria e Medio Oriente, magari qualche attentato in Europa. A questo ci penseremo dopo. O forse no?

Greta, Vanessa, Terrorismo

Greta Ramelli e Vanessa Marzullo sono state liberate. Di questo, ovviamente, non possiamo che essere tutti lieti. È sulla modalità che, in realtà, più di un dubbio è legittimo: è saggio continuare ad accettare la politica del pagare moneta, vedere ostaggio? 75 milioni di euro. È questa la cifra indicativa che l’Italia avrebbe speso negli ultimi dieci anni per riportare a casa propri cittadini sequestrati da gruppi paramilitari o terroristici nel Mondo, tra smentite ufficiali e conferme giunti da canali non istituzionali. Cifra a cui sono già sommati i circa 12 milioni di euro che – si sussurra a bassa voce, nonostante le smentite di Gentiloni – sarebbero stati versati per liberare le due ragazze.

Per qualcuno, il discorso è semplice. Estendendo la questione ben oltre quella delle due ragazze, in molti, liquidano ogni dubbio e ogni interrogativo sostenendo il principio che un Governo debba fare di tutto per tutelare e salvaguardare i propri cittadini. Altri, partendo da una visione meno semplicistica, sottolineano le ripercussioni potenziali di perpetuare tale politica senza esitazione, ponendosi domande serie – ben oltre il populismo avverso e sciocco del “se la sono cercata, peggio per loro”.

La prima domanda, sebbene porti con sè pesanti risvolti morali ed etici, è quasi elementare. Che fine faranno quei 12 milioni di euro? Presumibilmente, una buona parte, sarà investita in materiale bellico. Considerando che, sul mercato nero, un Ak-47 costa non più di un paio di migliaia di euro – a voler essere esagerati -, i calcoli di quanta morte e distruzione possano potenzialmente portare i soldi italiani risulta piuttosto semplice. La vita di migliaia di siriani è così stata messa in pericolo. Anzi, potremmo dire che le vittime già sono certe, semplicemente sono ancora indefinite nel numero, nel tempo e nello spazio. Ma tutto questo, poco importa all’Italia e agli italiani. Perché Greta e Vanessa sono tornate a casa, qui, in Italia. La Siria è lontana.

Ed è proprio qui l’errore. Perché la Siria è vicinissima. E non da un punto di vista meramente geografico. La seconda domanda, infatti, coinvolge tutto l’Occidente. Si calcola che il business dei riscatti sia valso al terrorismo circa 135 milioni dal 2008. Molti dei quali proprio ad al-Nusra, che – sebbene non sia, secondo l’intelligence, la responsabile diretta del rapimento – avrebbe aiutato i rapitori, in cambio di una percentuale sull’incasso. Ebbene, questa pioggia di milioni non rischia di finanziare il jihad in Europa e nel Mondo? Il discorso, allora, assume anche una valenza non indifferente, rispetto ad una dimensione di sicurezza nazionale. Certo, qualcuno obietterà che un’operazione come quella di Parigi costa, in realtà, solo qualche migliaia di euro. Il terrorismo ha le risorse indipendentemente da qualche milione per i riscatti. Verissimo. Ma più soldi vogliono dire più risorse, quindi più possibilità. Più armi, più campi d’addestramento, più propaganda, più influenza.

L’ultima domanda è quanto questi riscatti pesino nello stimolare azioni di rapimento aventi ad oggetto cittadini della Penisola. La risposta, in questo caso, è complessa. Perché i rapimenti sono spesso “incidentali” e non organizzati ma, sicuramente, avrá molto più senso rapire a fine di riscatto un italiano, piuttosto, ad esempio, di un americano. Gli Stati Uniti, infatti, si rifiutano di trattare con i terroristi. Gli italiani no. Così facendo, alla fine, ogni volta che qualche milione di euro parte da Roma per finire nelle casse dei gruppi estremisti, i nostri concittadini all’estero divengono un obiettivo un po’ più sensibile.

Insomma, la questione è chiaramente più complessa di quanto in molti vorrebbero o si convincano sia. Valutazioni e riflessioni in materia sono un dovere del giornalismo e del dibattito politico. Può il battito d’ali di una farfalla in Brasile, causare un tornado in Texas? Quello che potrebbe essere considerato da molti un granello marginale nell’economia del terrorismo – il pagamento del riscatto – un domani, magari causerà un’esplosione in Francia o in Italia. Sicuramente allungherà, giusto di qualche pagina, l’enciclopedia delle vittime del conflitto siriano. Ma nella penisola, si sa, ci si limita a guardare quanto siano belle le ali della farfalla.

The following two tabs change content below.
Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
blog comments powered by Disqus