Gregorio X, l’istituzione del Conclave

09/08/2014 di Davide Del Gusto

Il Papa che inaugurò il concilio II di Lione e, con la Ubi Periculum, istituì ufficialmente il Conclave

Papa Gregorio X

Nel 1179, due anni prima di spegnersi, Alessandro III riuscì a compiere il suo capolavoro politico. Riprendendo il filo della lunga lotta per l’affermazione e la riconferma della libertas Ecclesiae, l’energico pontefice convocò un importante concilio: il Laterano III. La pace di Venezia del 1177 aveva infatti permesso al papa di porsi al di sopra delle parti, scavalcando le pretese di Federico I Barbarossa e riportando l’attenzione su Roma, vista come centro indiscusso della Cristianità, e sul ruolo primaziale del pontefice [cfr. Alessandro III, il papa della libertas Italiae]. Non a caso, tra i ventisette canoni emanati da questa grande assemblea, il primo venne dedicato alle modalità di elezione del successore di Pietro: per superare l’ostacolo dei contrasti che a più riprese si erano manifestati tra le varie fazioni dei cardinali e della nobiltà romana, si stabilì che il papa dovesse essere eletto esclusivamente dai membri del Sacro Collegio; al contempo, venne accantonata l’antica consuetudine dell’unanimità nella decisione, accettando come validi i due terzi dei voti. Tali disposizioni ebbero successo e, per quasi un secolo, non si ebbero più scismi o antipapi.

Nel 1268, però, alla morte di Clemente IV, si aprì inaspettatamente il più lungo periodo di sede vacante della storia della Chiesa: i lavori per l’elezione del nuovo papa durarono ben 1006 giorni. Il motivo dell’eccessivo ritardo risiedé, nuovamente, nel disaccordo tra i porporati, divisi tra filofrancesi e filoimperiali. Il perdurare dello stallo produsse già allora una serie di interessanti aneddoti legati al contesto in cui l’elezione ebbe luogo. I cardinali riuniti nel Palazzo Papale di Viterbo, città in cui era defunto Clemente IV, vennero letteralmente chiusi cum clave in una sala dell’edificio e, secondo la vulgata, il podestà Corrado di Alviani e il capitano del popolo Raniero Gatti avrebbero dato l’ordine di scoperchiare il tetto per… facilitare la discesa dello Spirito Santo sui componenti del Sacro Collegio. Ma, nonostante le pressioni dei viterbesi, i cardinali continuarono a rimanere in totale disaccordo sino al 1271, quando si scelse il classico candidato di compromesso: un anziano presbitero piacentino che rispondeva al nome di Tedaldo Visconti.

Papa Gregorio X
Papa Gregorio X

Costui, grazie all’assidua collaborazione con il legato pontificio Jacopo da Pecorara, era da tempo una personalità influente e rispettata nel mondo cristiano. Dal 1240 ricopriva, infatti, la doppia carica di canonico a Lione e arcidiacono a Liegi, in un’area strategicamente fondamentale per le comunicazioni tra il regno di Francia, l’Impero tedesco e i comuni lombardi. Con passione contribuì a guidare le due comunità francofone, continuando per tutta la vita ad avere contatti con Roma, che in lui riconobbe un personaggio fidato: già nel 1244, divenuto uomo di fiducia del nuovo vescovo di Lione, Filippo di Savoia, Tedaldo venne incaricato di seguire i lavori preparativi di un concilio ecumenico convocato da Innocenzo IV proprio nella città in cui era canonico.

Quando nel 1245 il concilio lionese venne chiuso, Tedaldo ebbe l’opportunità non solo di studiare e raffinare la propria preparazione teologica a Parigi, ma anche di conoscere nell’ambiente universitario alcune delle personalità culturalmente più importanti del momento: Tommaso d’Aquino, Guy Foucois, Pietro di Tarantasia, nonché il sovrano Luigi IX e suo figlio Filippo. Tornato poi a Liegi, nel 1266 allargò la sua rete di conoscenze al re d’Inghilterra, Enrico III, presso cui venne inviato da Clemente IV al seguito del legato Ottobono Fieschi; per via della missione inglese, dovette tralasciare la partecipazione all’ottava crociata, nonostante avesse indossato la croce e garantito la propria presenza al fianco di Luigi IX. Nel 1270, l’instancabile prelato seguì Edoardo d’Inghilterra a San Giovanni d’Acri, ultima roccaforte cristiana in Terrasanta, per predicare una nuova spedizione volta alla liberazione di Gerusalemme. Qui lo raggiunse l’improvvisa notizia della sua elezione al soglio pontificio.

Tedaldo, congedatosi rapidamente da Edoardo, raggiunse il prima possibile l’Italia, fu accolto a Brindisi dal nuovo re di Sicilia, Carlo I d’Angiò, e scortato fino a Viterbo, ove venne consacrato vescovo e assunse il nome di Gregorio X; rispondendo poi ai principi di centralità della successione apostolica, dispose di essere incoronato a Roma il 27 marzo 1272.

Pochi giorni dopo annunciò la convocazione di un nuovo concilio, al fine di sanare le molte ferite che affliggevano l’Europa del tempo: il fallimento delle ultime crociate; la guerra infinita tra i comuni guelfi e ghibellini italiani; la divisione dottrinale tra Roma e Costantinopoli; la scarsa attenzione alla disciplina del clero latino (sia regolare che secolare); le lotte intestine tra i cardinali. Un programma indubbiamente ampio e variegato che aveva bisogno, per essere attuato, della concordia tra le corone e i popoli europei.

Il 7 maggio 1274 si aprirono ufficialmente i lavori di uno dei più grandiosi concili dell’età medievale, il Lione II. La scelta del luogo non fu casuale, per via della sua posizione centrale e strategica, facilmente raggiungibile da tutta Europa, ma anche (e soprattutto) in ricordo dell’attività del giovane Tedaldo come canonico e personaggio in vista della diocesi. Le sei sessioni in cui venne articolato il concilio trattarono tutti i punti del programma di Gregorio, dando particolare peso alle decisioni da prendere circa la riunione delle Chiese di Roma e Costantinopoli: accolta in pompa magna la delegazione greca inviata dall’imperatore Michele VIII Paleologo, nella messa solenne del 29 giugno tutti i presenti intonarono il Credo niceno e per tre volte venne pronunciato il Filioque.

Tomba Papa Gregorio X
La tomba di Papa Gregorio X a Viterbo

Ma l’atto per cui il Lione II venne nei secoli effettivamente ricordato fu una costituzione apostolica promulgata dal pontefice in persona il 16 luglio 1274, la Ubi Periculum. Con tale documento, si intervenne ancora una volta per regolare l’elezione dei successori di Pietro, istituendo ufficialmente il Conclave. Si erano già avuti, in qualche maniera, dei prodromi nella risoluzione dell’impasse di Viterbo, con l’isolamento dei cardinali in un’unica stanza, ma fu con Gregorio X che una simile decisione divenne prassi. Mantenendo le decisioni in materia prese nel Laterano III, egli volle che anche le disposizioni indicate nella sua costituzione fossero applicate in perpetuo ad ogni elezione papale: non oltre dieci giorni dopo il trapasso del pontefice, i cardinali si sarebbero dovuti chiudere a chiave in un unico luogo, senza alcun contatto con il mondo esterno (pena scomunica) e con i pasti razionati e ridotti in caso di ritardo nella nomina del successore di Pietro. Inoltre, ad avvenuta elezione, sarebbero seguite le cerimonie di consacrazione e intronizzazione, da eseguire esclusivamente a Roma. Queste norme simboleggiarono la forte e cosciente presa di posizione di Gregorio X nei riguardi del ruolo del pontefice, del rapporto tra la centralità romana e la Cristianità tutta e, soprattutto, del potere dei cardinali durante il periodo di sede vacante, drasticamente e saggiamente ridotto al minimo.

Il concilio fu l’unico importante atto del breve pontificato di Gregorio. Nel 1276, tornando a Roma, fu costretto a fermarsi ad Arezzo ove morì, in preda alla febbre, e venne sepolto nel Duomo. La sua visione fin troppo ottimistica della possibile e prossima risoluzione dei flagelli che attanagliavano il mondo cristiano fu ben presto sconfessata dai fatti. Nonostante l’iniziale successo, il Lione II fu sostanzialmente un fallimento: morto Michele VIII Paleologo, la riunione delle Chiese fu osteggiata e abbandonata già dal figlio e successore Andronico; inoltre, la volontà di intraprendere eventuali nuove crociate venne messa in secondo piano, permettendo, nel 1291, la caduta definitiva di San Giovanni d’Acri sotto il dominio islamico. Rimase saldamente la Ubi Periculum: le disposizioni prese per l’elezione dei papi, applicate e invariate per secoli, segnarono un punto di svolta per la Chiesa di Roma, tanto da essere in buona parte riconfermate nel 1996 da Giovanni Paolo II nella costituzione Universi Dominici Gregis.

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Davide Del Gusto

È nato ad Avezzano il 31 ottobre 1991. Nel luglio 2013 si è laureato con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma ed ha conseguito una Laurea Magistrale in Storia della Civiltà Cristiana presso il medesimo ateneo. I suoi interessi di studio riguardano la storia tardoantica, medievale e della prima modernità, nonché il contesto geopolitico mediterraneo e i processi di territorializzazione. Nel 2014, in occasione delle celebrazioni per il centenario del terremoto della Marsica, ha curato le ricerche storiche per la pubblicazione del libro di Giampiero Nicoli “Le radici ritrovate”.
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