Grecia: ultima fermata

19/05/2015 di Alessandro Mauri

Il destino della Grecia si decide nei prossimi 10 giorni: salvataggio o default, non c'è più spazio per altri rinvii

L’infinito confronto tra la Grecia e i suoi creditori giungerà a termine, in un modo o nell’altro, entro le prossime due o tre settimane al massimo: i soldi nelle casse del governo e delle banche stanno per finire, il tempo dei rinvii è definitivamente scaduto.

10 giorni di tempo –La situazione della Grecia sta ormai diventando insostenibile: gli osservatori parlano di non più di 10 giorni a disposizione del governo di Atene prima di terminare tutte le risorse ancora in cassa. Sebbene il pagamento di 750 milioni di euro di rimborsi al Fondo monetario internazionale (Fmi) avvenuto negli scorsi giorni abbia permesso alla Grecia di guadagnare altro tempo, l’alternativa tra aiuti esterni e default è ormai ad un passo dall’essere realizzata. Tsipras è convinto di riuscire ad ottenere un accordo nell’incontro dell’Unione Europea che si terrà a Riga il prossimo 21/22 maggio, e che prevede anche di trattare la questione greca. In caso di fumata nera la Grecia sarebbe di fatto condannata al fallimento, dal momento che dal mese di giugno cominceranno a ripresentarsi le scadenze dei pagamenti dei prestiti precedenti, e, senza l’intervento di aiuti da parte dei partner europei, è praticamente impossibile che Atene sia in grado di rimborsare il 5 giugno ben 1,5 miliardi di euro al Fmi.

La situazione delle banche – Come se non bastasse anche la situazione del sistema bancario ellenico è più che preoccupante: nonostante il blocco degli aiuto al governo, la Banca centrale europea (Bce) ha sempre garantito in questi mesi ingenti dosi di liquidità di emergenza (denominate Ela), che ha permesso alle banche di far fronte al continuo deflusso di risorse. I risparmiatori greci infatti, temendo il default del Paese e l’eventuale ritorno alla dracma, stanno continuando a ritirare dalle banche i propri fondi, e anche i grandi capitali continuano ad abbandonare la Grecia. Una situazione di questo tipo non è più sostenibile, anche perché non è dato sapere per quanto tempo ancora la Bce garantirà queste risorse, visto che i governatori della Bundesbank e delle banche centrali dei suoi alleati scandinavi non perdono occasione di criticare le operazioni di Ela verso le banche greche, nonché per quanto tempo accetterà come collateral (cioè come garanzia) di queste operazioni titoli di Stato greci, di fatto l’unica attività stanziabile nel portafoglio delle banche greche.

Il bivio di Tsipras – A questo punto il premier greco Tsipras si trova di fronte ad una scelta che non è più rinviabile: può scegliere di venir meno alle promesse fatte in campagna elettorale e approvare il piano di riforme e austerity proposto dall’Eurogruppo, oppure può decidere di non cedere alle richieste dei creditori e portare la Grecia al fallimento, dal quale difficilmente sarà possibile riprendersi. Finora infatti il governo greco si è comportato in maniera abbastanza ambigua, sostenendo di voler venire incontro per quanto possibile alle richieste di Ue e Fmi, ma proponendo una serie di riforme che sono state più volte ritenute inaccettabili per il loro carattere aleatorio e per la loro difficile e non quantificata applicabilità. Dopotutto Tsipras può contare su un forte deterrente: nemmeno al resto dell’Europa conviene che la Grecia fallisca. Infatti i principali paesi europei sono esposti più o meno direttamente al debito greco per cifre molto significative, che si aggirano attorno al 2% del Pil dei Paesi coinvolti: immaginare che Francia, Germania e Italia (giusto per citare i più significativi) siano disposti a perdere cifre comprese tra i 40 e i 60 miliardi di euro in un periodo di crisi come questo è assolutamente impensabile. In effetti alcuni passi in questa direzione sono già stati fatti, riducendo o rinunciando ad alcuni parametri obiettivo per i prossimi anni, come il surplus di bilancio al 3%. Dunque un compromesso sembra inevitabile, ma sarebbe bene che entrambe le parti in gioco evitino di forzare troppo la situazione, perché una rottura sarebbe assolutamente insostenibile per tutta l’Europa.

Lo scenario – In caso di accordo la via sarebbe già tracciata: innanzitutto ci sono 9 miliardi di euro già disponibili al fondo di salvataggio della Grecia, che però sono stati bloccati lo scorso febbraio per evitare che il governo ellenico decidesse di utilizzare per aumentare la spesa pubblica. In seguito si provvederebbe a prolungare la seconda tranche di aiuti, come già avvenuto nei mesi scorsi, in attesa di sbloccare ulteriori 7,2 miliardi di euro per sostenere le casse elleniche in attesa dell’implementazione e dell’entrata a regime delle riforme eventualmente concordate con l’ex Troika.

In ogni caso, qualunque siano le mosse che le controparti decideranno di utilizzare, il tempo è scaduto e il conto alla rovescia è iniziato: accordo o default, entro il 5 giugno i giochi saranno finiti.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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