Grecia, arriva il piano Tsipras… e somiglia a quello della Troika

10/07/2015 di Luca Andrea Palmieri

Alla fine la tanto attesa proposta Greca per la trattativa anti-fallimento è arrivata, e non sono mancate sorprese. I sostenitori dell'OXI rischiano di essere delusi: il piano del leader greco somiglia molto a quello bocciato dal referendum. Cosa ha convinto Tsipras ad appoggiare la tesi della "medicina amara"? Intanto il fronte di dibattito diventa soprattutto interno.

Certe storie non finiscono, fanno giri immensi e poi ritornano… certo, la canzone di Venditti non faceva proprio così, e di certo l’argomento era ben più romantico della crisi greca. Però succede che i versi, opportunamente modificati, tornino a mente andando a guardare il piano presentato dalla Grecia in vista della trattativa con la Troika per un salvataggio che sembrava veramente impossibile, ma che ora – con effetti almeno per qualche mese – pare più vicino.

Alla fine il piano tanto atteso e arrivato e, incredibile ma vero, è piuttosto simile a quello già proposto dalle istituzioni europee e internazionali che ha portato al referendum di domenica scorsa. Anzi, è anche economicamente più “pesante”, dato che l’intervento immediato è passato dai 9 miliardi inizialmente previsti a 12. L’obiettivo di fondo è arrivare ad un avanzo primario, che raggiunga il 3,5% nel 2018. Le misure sono molte, cerchiamo di sintetizzare alcune delle più importanti: aumenterà l’IVA con soglie al 23% al 13% e al 6% a seconda dei settori; non sulle isole però, che, per via del loro rischio isolamento già hanno accesso ad un regime agevolato.  Sarà ridotta una serie di agevolazioni, in particolare per gli agricoltori, e verranno eliminati molti trattamenti fiscali previdenziali. La tassa per le imprese passa al 28%, e torna – come in uno dei punti più criticati del piano europeo – l’anticipo di pagamento anche al 100% dei profitti.

Vi sarà una serie di aumenti fiscali, tra cui alcuni sulla proprietà e sul lusso, entra una nuova tassa sugli spazi pubblicitari televisivi, ed arrivano i tanto richiesti tagli alla difesa (in termini relativi una delle spese più alte d’Europa), che dovrebbero raggiungere i 300 milioni nel prossimo anno e mezzo. Capitolo pensioni: via quelle anticipate (tra cui le tanto criticate baby-pensioni, con disincentivi) e l’età pensionabile verrà fatta aumentare gradualmente a 67 anni entro il 2022. Dovrebbe essere abbandonato anche il contributo di solidarietà per le pensioni più povere. Si prevede una riforma del mercato del lavoro (da contrattare con la Troika) ed una serie di privatizzazioni, tra cui quelle di alcuni aeroporti regionali e del porto del Pireo.

L’obiettivo di Tsipras e dei suoi è quello di ottenere, oltre al prestito ponte da parte del FMI, una ristrutturazione del debito, quantomeno di quello a breve termine. Non si parla nemmeno di haircut, del taglio indicato come necessario dallo stesso Fondo ma su cui si è abbattuto come una mannaia il commento del ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble, che lo ha inquadrato come non compatibile con i trattati europei. A questo punto, soluzione che pare inevitabile e che già era sul tavolo nella precedente trattativa, è estremamente probabile che si punterà ad una dilazione nel tempo. Quanto a lungo, è ancora tutto da vedere.

Sorgono a questo punto una serie di domande. La prima, innanzi tutto: a che pro il referendum? Nelle proposte presentate da Tsipras ve ne sono molte già richieste dalla Commissione Europea, ma non solo. Certe non sembrano compatibili con la stessa natura di Syriza, partito di sinistra radicale. La riforma delle pensioni e il taglio delle spese militari erano certo inevitabili, ma punti come quello del contributo di solidarietà e sull’anticipo di pagamento anche al 100% sui profitti delle imprese – che non dubitiamo creerà problemi soprattutto al mondo delle PMI, in un paese il cui sistema industriale è di dimensioni piuttosto ridotte – danno più la sensazione di una bandiera bianca rispetto alle richieste dei creditori che di una prova di forza di un leader che, come gli faceva notare il segretario dei liberali europei, Guy Verhofstadt, ha alle spalle la forza di un doppio mandato, quello politico e quello del referendum, nelle contrattazioni. Per non parlare delle privatizzazioni (per quanto necessarie) e della questione sul settore agricolo.

Dunque, a che pro? Forse si è trattato di un bluff, l’aggiunta del tassello finale ai principi di teoria dei giochi a cui si dice Tsipras e Varoufakis (altro dubbio, le sue dimissioni sono conseguenza o causa di questo nuovo piano?) si siano ispirati nel portare avanti la trattativa. Un bluff fallito miseramente, si direbbe, con un paese la cui economia è ancora in recessione e che, a seguito del caos degli ultimi giorni, ha visto i consumi diminuire del 70% ed un incremento ingente delle cancellazioni delle prenotazioni turistiche. Oppure Tsipras sapeva di non poter accettare quelle proposte in una trattativa politica senza logorarsi inesorabilmente nel paese e nel suo stesso partito? Meglio a quel punto tirare la corda al massimo, meglio farsi paladino il più possibile di posizioni anti-austerità per poi dimostrare che non c’era altro da fare, che la scelta di un simile piano è dovuta all’assenza di alternative? Si tratta ovviamente di congetture, e la verità la sa solo il premier greco e i suoi più stretti collaboratori. Verità, però, che sarebbe interessante capire.

Il problema per Tsipras, sta nel suo Parlamento, che il piano lo deve approvare. Syriza rischia di spaccarsi, e non c’è dubbio che le aree più radicali di un partito già molto spostato a sinistra saranno molto recalcitranti davanti ad alcuni dei tagli più duri previsti dal documento. Già la minoranza interna al partito ha parlato idi un piano “non in linea con il programma”, ed anche il ministro per l’Energia e lo Sviluppo Lafazanis si è detto contrario. La discussione in aula si terrà oggi, ed è un nodo cruciale per le speranze politiche dell’idolo delle sinistre europee. Idolo ancora per molto? L’ultima domanda riguarda infatti la reazione di tutta la folta platea europea – e della nutrita rappresentanza italiana – che negli ultimi giorni ha guardato adorante il leader greco, passando dalla più schietta esaltazione per il decisionismo in trattativa (“Questo ha le palle!”) all’adorazione per le citazioni a braccio di Sofocle. Chi era a piazza Syntagma domenica, ci andrebbe ancora domani?

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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