Per la Grecia è finalmente la svolta?

15/03/2016 di Alessandro Mauri

La Grecia è pronta a pagare 3,5 miliardi di euro alla Bce, grazie alla svolta del governo Tsipras. Ma la strada per la stabilità è ancora lunga

Grecia

A breve la Grecia dovrebbe restituire 3,5 miliardi di euro alla Bce, ma questa volta non dovremmo assistere ad una nuova telenovela per la negoziazione dei debiti, grazie alla svolta del governo Tsipras e ad una situazione leggermente migliore rispetto al passato.

La svolta del governo – Dopo le clamorose svolte dello scorso anno, con l’esecutivo che passava da posizioni pro a posizioni contro l’Euro e l’Europa, ora pare che la Grecia sia definitivamente favorevole all’Unione monetaria. Il tutto grazie soprattutto alla svolta del governo Tsipras che, a partire dallo scorso luglio, ha iniziato a sostenere con sempre maggiore forza il progetto europeo e, dato il forte ascendente che esercita presso l’elettorato, buona parte dei greci pare seguirlo su questa strada. In Parlamento, ad esempio, le forze favorevoli al mantenimento dell’euro rappresentano oltre l’85% dei seggi, e non sembrano esserci all’orizzonte particolari sconvolgimenti.

I negoziati in corso – Sono in corso le trattative tra la Grecia e i suoi creditori per poter ottenere dal fondo Esm i 3,5 miliardi di euro necessari a coprire la prima tranche del debito nei confronti della Bce, da pagare a luglio. Anche in questo caso l’ottimismo sembra prevalere, mentre maggiori dubbi sorgono circa la possibilità di una rinegoziazione del debito complessivo. Il 15 aprile ci sarà infatti un summit del Fmi dove la Grecia si aspetta di parlare di una riduzione del peso del debito, in seguito al raggiungimento di surplus primario e all’implementazione di diverse riforme. Nonostante questa ipotesi faccia parte di un accordo tra Grecia e l’Eurogruppo stipulato nel 2012, difficilmente si giungerà così presto ad una riduzione del debito greco, dal momento che molte riforme sono ancora solamente sulla carta. Sicuramente il clima sarà più sereno e collaborativo rispetto alle infuocate riunioni dello scorso anno.

Il problema banche – Il grande problema che la Grecia deve risolvere è rappresentato dalla situazione del sistema bancario che, seppur rafforzato da un punto di vista patrimoniale, è ancora gravato da un elevatissimo livello di sofferenze e crediti inesigibili. La notizia positiva riguarda lo scarso apporto di risorse pubbliche nella ricapitalizzazione del sistema: da una previsione di 25 miliardi di euro si è passati a soli 5 miliardi, mentre la restante parte è stata reperita da investitori privati. Si tratta di un elemento positivo non solo per il risparmio per le casse pubbliche, ma anche perché rappresenta un segnale di fiducia dei privati nel confronti del sistema bancario della Grecia. Resta tuttavia irrisolto il problema delle sofferenze (Non performing loans, Npl): attualmente rappresentano poco meno del 40% dei crediti, ma alcune stime maggiormente prudenziali parlano di un livello pari al 43%. In entrambi i casi un livello troppo elevato per permettere alle banche di agire con serenità e di risultare profittevoli.

Le riforme in campo – Nonostante la svolta del governo e l’approvazione di alcune riforme, restano ancora diverse misure che devono essere intraprese rapidamente per ripristinare la competitività del sistema economico del Paese. In particolare il sistema pensionistico non è ancora stato messo in sicurezza, e rappresenta tutt’ora una delle principali voci di spesa pubblica. Molto è stato fatto invece sul campo delle liberalizzazioni, nonostante il governo Tsipras non possa certo dirsi liberista, sia sul lato del mercato che su quello delle professioni, con un buon impatto sulla competitività. Per quanto riguarda l’impatto della gestione dei flussi migratori sull’economia greca, la chiusura delle frontiere dei paesi limitrofi potrebbe imporre ad Atene costi maggiori di quelli ipotizzati sulla base del fatto che la Grecia è una terra di transito per i migranti.

Se davvero il Paese ellenico riuscirà a pagare la tranche di luglio senza grossi problemi, si potrebbe tirare un sospiro di sollievo e pensare finalmente che il peggio è alle spalle. Il cambio di rotta del governo Tsipras verso posizioni più ragionevoli rispetto all’intransigenza ideologica del passato ha portato solo benefici, ma il percorso di risanamento è ancora lungo e insidioso. Di sicuro le riforme richieste dall’Eurogruppo (al netto di eccessive rigidità), non erano così irragionevoli come si voleva far credere.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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