Europa che cura, Europa che contagia

13/03/2014 di Francesca R. Cicetti

Con la crisi, in Grecia, aumenta la mortalità, e ritorna di moda la tubercolosi

Grecia, mortalità alle stelle

La gente si è riversata nelle strade, ha protestato, ha sventolato bandiere. Per mesi ha lottato contro i tagli, la miseria, le restrizioni. Poi, alla fine, si è ammalata. È tornata nel suo angolino, dove in agguato c’è persino la tubercolosi. Un morbo antico, che porta con sé i fantasmi di un mondo che credevamo scomparso, ma che invece non è mai parso così attuale. Non parliamo di un romanzo post apocalittico, ma della Grecia. Un paese spaventosamente vicino al nostro, e non solo per la sua geografia. Un paese malato e in cerca di cure.

Grecia, tra crisi e mortalitàTragedia Grecia. Nell’arco di due anni, dal 2010, la Grecia ha visto raddoppiare la mortalità infantile, crescere a un ritmo incalzante il numero dei bambini sotto peso, e così la percentuale di decesso degli anziani, indipendentemente dalle patologie contratte. Per non parlare dell’HIV, della depressione, dei suicidi. All’inizio a scegliere questa via erano soprattutto gli uomini, ora anche le donne, come in un macabro scenario da film. Solo che stavolta è tutto vero. A dircelo è la rivista medica Lancelot, un’autorità indiscussa in questo campo. È un dramma attuale che non avremmo mai creduto possibile in un paese sviluppato, in un’area ricca del pianeta. Alla crisi ci siamo tristemente quasi abituati, a un salto indietro nel tempo, però, no. Si fa, e si deve far fatica ad accettarlo, per evitare di adagiarci sui cuscini della rassegnazione e del disinteresse. Non succede in Italia, non ci riguarda. Abbiamo già i nostri problemi a cui pensare. Niente di più vergognoso e scorretto. Soprattutto perché, quando si va alla ricerca delle cause di questa crisi medica, gli indici sono tutti puntati verso la Troika e il suo regime d’austerità.

Sanità allo sbando. I tagli che l’UE ha suggerito alla Grecia hanno portato il paese a ridurre del 40 per cento, nel complesso, la spesa sanitaria. Quasi dieci miliardi dal 2010, una vera potatura da macellaio, eseguita senza pietà e probabilmente senza riflessione. Le case farmaceutiche hanno predisposto un corteo per sfilare via dal paese, dove rischiano di non vedere un centesimo, e comprare medicinali è diventato un lusso per pochi. Per far fronte alla richiesta incalzante, si è pensato di ricorrere al baratto. Un’aspirina per uno Xanax, tachipirina per venti gocce di Diazepam. Ci si arrangia come si può, ma la situazione è quella di una sanità al collasso. Non solo in Grecia, ma anche in Portogallo e in Spagna. Il governo di Madrid nel 2012 è stato costretto a eliminare la copertura sanitaria universale, riservandola solo ai lavoratori. Niente di più sbagliato, anche in qui, che mettere mano all’assistenza ospedaliera. È un motore di aggregazione sociale sacrosanto, che in nessun caso può o deve essere intaccato. Si crea, in tal caso, una spirale contraria, che inghiotte e stritola i segni della ripresa. L’Europa che vuole curare, finisce per generare un contagio, e il malato torna ad essere più malato di prima.

Quello che sta accadendo in Grecia dovrebbe fungere da monito anche per noi, che conosciamo molto bene le raccomandazioni dell’Unione Europea. Nessuno sembra amare i rimproveri di questa mamma autoritaria, ma, nonostante tutto, sono qui per sostenerci. Se usati, ovviamente, nella giusta maniera. Non può vigere sempre la regola del risparmio, e i tagli indiscriminati alla spesa sanitaria sono ben lungi dal risolvere i problemi della crisi dell’Eurozona. Anzi. Il rischio è quello di trasformare un paese in recessione in un paese distrutto, malato non più solo nell’economia, ma anche nel suo spirito. Le casse di uno stato possono sempre tornare a riempirsi, più tempo occorre per tornare invece a rinsaldare gli spiriti.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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