Grecia-Eurogruppo: lo scontro continua

10/03/2015 di Alessandro Mauri

Gli ultimi sviluppi dello scontro tra la Grecia e l' Eurogruppo sulle misure da attuare per ottenere gli aiuti europei

Grecia e Recessione

Non più tardi di due settimane fa sembrava imminente l’accordo tra Grecia e Troika per sbloccare l’ultima tranche di aiuti da 7,2 miliardi di euro, ma il piano di riforme presentato da Atene è stato ritenuto poco convincente. Mentre il tempo per trattare è sempre più ristretto.

I dubbi di Dijsselbloem – Già domenica il presidente dell’ Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem  ha dichiarato come le riforme presentate dalla Grecia non sono sufficienti a garantire i 7,2 miliardi di euro previsti per l’ultima tranche di aiuti: nel piano infatti non sono presenti valutazioni sull’ impatto economico delle misure previste (specie per quanto riguarda la lotta all’evasione e la riscossione delle imposte arretrate), né sono presenti indicazioni sulle modalità operative con le quali le riforme saranno applicate, e non è stato nemmeno dato un calendario nel quale si prevede quando saranno attuate. Le rassicurazioni del governo di Tsipras fornite poco prima della riunione dell’Eurogruppo di lunedì, sembrano ancora una volta poco convincenti, dal momento che non si chiarisce come le ulteriori misure sulla lotta all’evasione possano dare immediatamente risultati, e non sono state fatte cifre precise. L’idea sarebbe quella di incentivare i consumatori a richiedere ricevute fiscali, con le quali potranno partecipare a lotterie, come già avviene in Portogallo. Appare tuttavia evidente come il risultato di questo tipo di operazioni sia quanto mai aleatorio, e non sia sufficiente a rassicurare i creditori sulla capacità della Grecia di far fronte ai propri impegni. Nel frattempo la Borsa di Atene continua a perdere terreno (-4,2% lunedì) e il rendimento dei titoli decennali è tornato sopra il 10%.

Il ministro delle Finanze della Grecia – Yanis Varoufakis

L’intervista di Varoufakis – Nella giornata di domenica, invece, è uscita sul Corriere della Sera un’intervista al ministro dell’economia greco Janis Varoufakis, nella quale illustra le politiche che il governo Tsipras intende intraprendere. Innanzitutto rassicura sul fatto che, almeno nel breve termine, la Grecia sia in grado di pagare dipendenti pubblici e pensioni, anche se, in caso di mancato accordo, la situazione potrebbe rapidamente peggiorare. L’idea che Varoufakis propone per rilanciare la Grecia si basa su due direttrici: da un lato legare il rendimento del debito greco alla crescita del Pil (più il Pil cresce, maggiori saranno gli interessi pagati, e viceversa), e dall’altro un maggior supporto da parte della Banca Europei degli Investimenti (Bei). Si tratta senza dubbio di operazioni interessanti, che però presentano alcune criticità: per quanto riguarda il debito, va ricordato come Atene lo abbia già rinegoziato una volta, sul quale paga un tasso medio annuo dell’1,5% (il rendimento del 10% sul decennale tiene conto infatti del prezzo del titolo, mentre la cedola rimane quella determinata all’emissione o alla ristrutturazione), sicuramente sostenibile e non così determinante per la ripresa. Il secondo aspetto è più interessante, ma mancano indicazioni su quali progetti dovrebbe finanziare la Bei, che inoltre difficilmente potrà, come invece vorrebbe Varoufakis, emettere obbligazioni da far acquistare alla Bce (è vero che è già successo in passato, ma in situazioni di emergenza, senza contare che la BCE è già impegnata nell’acquisto di titoli di stato mediante Qe).

La posizione USA – Inaspettata e quasi clamorosa la presa di posizione degli Stati Uniti che, per voce del sottosegretario al Tesoro Nathan Sheets hanno esortato la Grecia a fare di più sul fronte delle riforme. Un netto cambio di rotta rispetto alle precedenti dichiarazioni dell’amministrazione Obama, che era sempre stata molto critica nei confronti dell’Europa e più morbida nei confronti di Atene. Evidentemente il rischio sempre più forte che la Grecia si ritrovi senza risorse ha fatto sì che anche Washington prendesse una posizione più netta sulla questione.

Quantitative easing – Essendo ancora sottoposta al piano di aiuti la Grecia, così come Cipro, è stata esclusa (almeno momentaneamente) dal piano di acquisto di titoli di stato da parte della Bce, e anche su questo punto sorgono delle perplessità. Se il piano di Francoforte serve anche (e soprattutto) a sostenere le economie più deboli dell’ Eurozona, ha senso comprare bund tedeschi che hanno già rendimenti negativi, e escludere Paesi in difficoltà? Non è una mossa molto logica, in effetti, ma occorre tenere presente gli stringenti vincoli operativi cui è sottoposta la Bce dai trattati dell’Unione europea, nonché la mancanza di un debito comune europeo, che impongono di trovare una soluzione che cerchi di accontentare un po’ tutti. La soluzione di acquistare titoli in proporzione al capitale della Bce posseduto dalle varie banche centrali sicuramente non è quella ottimale, ma almeno ha permesso di superare le granitiche opposizioni della Bundesbank e dei suoi alleati. Da non sottovalutare anche il fatto che Atene, spesso, minaccia di rinegoziare il proprio debito, il che scoraggia qualsiasi intervento da parte della Bce, almeno finché non ci saranno garanzie di ottenere  a scadenza quanto prestato.

L’ipotesi della cosiddetta Grexit (l’uscita della Grecia dall’euro) resta sullo sfondo, dato che lo stesso Varoufakis ipotizza un referendum solo in caso di rottura delle trattative. Gli incontri proseguiranno Mercoledì, ma il tempo stringe, e la deadline è fissata per la fine di Aprile, dopodiché ci sarà spazio solo per le recriminazioni.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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