La Grecia esce dalla recessione e si riaffaccia sui mercati

10/07/2014 di Alessandro Mauri

Grecia e Recessione

Dopo essere tornata sul mercato con un emissione a 5 anni lo scorso aprile, la Grecia prova a sfruttare la grande domanda di obbligazioni di Paesi europei periferici per collocare nuovi bond e colmare il deficit che si è creato senza ulteriori aiuti esterni.

Il ritorno di Atene – A partire dall’aprile 2010, con il declassamento dei titoli di Stato greci a “junk bonds” da parte di tutte le agenzie di rating, e in seguito al piano di salvataggio da 110 miliardi di euro messo a punto dal Fondo Monetario Internazionale e dall’ Unione Europea nel maggio dello stesso anno, alla Grecia è stato vietato di emettere nuovi titoli con scadenza superiore ai 12 mesi, per evitare di peggiorare la situazione e cercare di contenere il debito pubblico, che era diventato in pochissimo tempo il più elevato della zona euro. Il prestito infatti nascondeva quello che era evidente a tutti: il sostanziale fallimento della Grecia e l’assoluta incapacità di restituire le obbligazioni assunte a condizioni di mercato. Nell’ottobre 2011 il secondo pacchetto di aiuti ha portato nelle casse elleniche ulteriori 130 miliardi di euro, necessari per far fronte ad una delle più gravi crisi dell’epoca moderna. Oggi, quasi quattro anni dopo, Atene è pronta a tornare sul mercato finanziario con una nuova emissione a 3 anni.

L’ex premier George Papandreou.

Sola austerità – Le condizioni alle quali la Grecia ha avuto accesso ai fondi messi a disposizione dal FMI sono state molto pesanti, con la necessità di approvare numerosi pacchetti di riforme improntate all’austerità, con aumenti significativi della tassazione e altrettanto imponenti tagli della spesa pubblica che, grazie anche alla ristrutturazione del debito dovrebbero portare ad una diminuzione del rapporto debito pubblico su PIL dal 198% del 2012 al 120% circa nel 2020. Tutto questo è stato pagato a caro prezzo dalla popolazione, sia da un punto di vista strettamente economico, sia dal punto di vista della coesione sociale, con numerose proteste anche violente nel corso degli anni e una stabilità politica tutt’altro che raggiunta.  I primi frutti di questa politica economica sembrano tuttavia essere ormai giunti, grazie soprattutto al rilancio del turismo e alla ritrovata fiducia dei mercati internazionali, alla ricerca ora di rendimenti appetibili, visto il calo generale dei tassi di interesse in tutti il continente europeo.

Fine della recessione – Secondo le stime dello stesso Fondo Monetario Internazionale, il 2014 dovrebbe essere l’anno della definitiva uscita della Grecia dalla recessione, dopo sei anni terribili, iniziati con le dichiarazioni dell’ex Presidente George Papandreu, che nel 2009 annunciava il rischio molto concreto di fallimento del Paese. Come quello dell’Italia, anche il PIL della Grecia quest’anno crescerà dello 0,6% per poi balzare (diversamente da quanto dovrebbe accadere nel nostro Paese, che dovrebbe fermarsi ad un +1,1%) del 2,9% nel 2015. Cifre sicuramente importanti, ma ancora lontane da quelle necessarie per un vero e proprio rilancio di Atene, se si considera che in questi anni il PIL  si è contratto, complessivamente, di circa il 25%, e che si spiegano proprio con il pesantissimo tonfo degli ultimi anni, che oggi permette un più rapido catching-up con le economie più stabili. Resta inoltre ampiamente irrisolto il problema della disoccupazione che, seppur in calo, continua a viaggiare al 26,6% nel mese di Aprile, mentre nello stesso periodo il tasso di disoccupazione in Italia si attesta al 12,6%.

Ritorno sui mercati – Approfittando della situazione favorevole dei mercati, affamati di rendimenti e tranquillizzati dagli interventi della Banca Centrale Europea, che sembrano aver definitivamente allontanato ogni possibile disgregazione dell’area euro,  di cui la Grecia avrebbe dovuto rappresentare la prima breccia (e a cui sarebbero seguite Cipro, Irlanda, Portogallo, Spagna e Italia), il governo di Atene, secondo indiscrezioni, starebbe pensando ad una nuova emissione di Titoli di Stato, presumibilmente triennali, dopo il buon successo delle obbligazioni a cinque anni che erano state collocate con successo lo scorso mese di Aprile, il cui rendimento si attesta intorno al 4%. Si tratterebbe di 2-3 miliardi di euro di titoli che aiuterebbero la Grecia a colmare il deficit pubblico che, per il biennio 2014-2016, dovrebbe aggirarsi sui 16 miliardi di euro, e che pesa come un macigno su una situazione politica molto complessa, con la maggioranza di governo appesa ad appena due voti. L’alternativa infatti è quella di chiedere un ulteriore intervento da parte del FMI e di dover sottostare alle sue condizioni. Il fatto che Atene non abbia altre tranche di debito da rimborsare agli investitori nei prossimi anni, dovrebbe favorire la buona riuscita dell’operazione, in quanto andrebbe a ridurre il rischio percepito sul titolo.

La Grecia ha rappresentato in questi anni di crisi il punto più critico, l’anello debole sul quale si sarebbero decisi le sorti dell’intero sistema euro. Oggi, dopo sei anni, si può sostenere con ragionevole certezza che questo rischio non esiste più, ed è una buona notizia per tutti.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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