Grecia ed Eurogruppo, siamo davvero ai titoli di coda?

23/06/2015 di Alessandro Mauri

L'accordo tra Grecia ed Eurogruppo è ad un passo, ma la vicenda potrebbe non essere ancora chiusa

L’accordo tra Grecia ed Eurogruppo sembra ormai essere stato raggiunto, anche se l’Unione Europea si è presa qualche giorno in più per decidere. Salvo clamorosi colpi di scena, la Grecia ha dunque evitato il default. Per ora.

Una settimana terribile – Il vertice che si è tenuto il 22 giugno a Bruxelles tra Grecia e creditori giunge dopo una settimana molto convulsa, durante la quale i timori per il fallimento delle trattative, e il conseguente fallimento di Atene, prevalevano di gran lunga sulla possibilità di un accordo. Tutto questo ha portato ad una vera e propria corsa agli sportelli bancari, anche se in maniera molto più composta e ordinata di quanto ci si sarebbe potuto aspettare, con i cittadini ellenici che hanno ritirato dai propri conti correnti oltre 1 miliardo di euro al giorno. Senza l’intervento della BCE, che ha portato le operazioni di liquidità straordinaria (le cosiddette ELA) oltre gli 87 miliardi di euro, il sistema bancario greco non avrebbe retto. A conferma dei timori circa la possibilità di un’uscita dall’euro da parte della Grecia, le vendite di auto di lusso sono schizzate alle stelle, con aumenti ben oltre il 150%: in tal modo si cercava di acquistare beni che potevano essere venduti senza troppe difficoltà e senza perdite anche all’estero, per tutelarsi dall’eventuale pesante svalutazione della dracma.

Il nuovo piano greco – Dopo settimane durante le quali nessuna delle due parti sembrava essere in grado di muoversi dalle proprie posizioni, il governo greco guidato dal premier Alexis Tsipras ha elaborato un nuovo piano di riforme, che cerchi al tempo stesso di accontentare i creditori e di non imporre misure di austerità troppo pesanti per la Grecia. In particolare i creditori chiedevano interventi in tre settori particolari: il sistema pensionistico, il mercato del lavoro e la tassazione. Per quanto riguarda il primo punto la Grecia si impegnerebbe a bloccare i pre-pensionamenti a partire dal 1° gennaio 2016, senza toccare le prestazioni in essere (che incidono per il 16% del PIL, contro una media europea del 13%). Mentre non ci sono notizie sul fronte del mercato del lavoro, per quanto riguarda il fronte delle tasse, si ipotizza un aumento della tassa di solidarietà sui redditi superiori ai 30.000 euro e sulle società con utili superiori ai 500.000 euro. Sarebbero inoltre previste delle clausole di garanzia, comprendenti tagli della spesa, in caso di mancato raggiungimento di un deficit pari a 0.

Le distanze da colmare – Nel complesso si tratta di interventi per circa 7,5 miliardi di euro, pari al 2% del PIL della Grecia, mentre i creditori chiedevano tagli e aumenti di tasse per il 2,5% del PIL. Molto distanti anche le posizioni sull’IVA: il governo ellenico spinge per mantenere le tre aliquote (al 6%, all’11% e al 23%), compensando la mancata riduzione a due aliquote (come chiede l’ex Troika) con lo spostamento di alcuni beni verso l’aliquota più alta. L’obiettivo dell’avanzo primario è stato invece confermato, come da richieste, all’1% del PIL. Piuttosto curiosa la mancata riduzione delle spese militari, dovuta all’alleato di governo di Syriza, il partito nazionalista dei Greci indipendenti, che teme un allontanamento da parte di uno dei suoi più importanti bacini di voto: le forze armate.

L’accordo è vicino?  – L’ottimismo a questo punto regna sovrano, anche alcuni tra i rappresentanti dei creditori, fin qui molto critici rispetto alle proposte greche, sembrano aver apprezzato le ultime misure proposte. L’ultimo miglio da percorrere riguarda appunto un’analisi più attenta delle riforme che la Grecia ha sottoposto all’attenzione dell’Eurogruppo, nonché la limatura di alcuni dettagli tecnici e di qualche decimale sugli indicatori di bilancio. Il vice presidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis ha twittato al termine dell’incontro:

Astraendo dal linguaggio istituzionale, appare evidente come si prevede di concludere un accordo nei prossimi giorni. A quel punto la Grecia avrà finalmente accesso ai 7,2 miliardi di aiuti che le serviranno per rimborsare le varie tranche di debiti ancora in essere (a partire dal miliardo e mezzo di euro che dovrà versare al FMI il prossimo 30 giugno) e per rimpinguare le casse desolatamente vuote. Appare evidente a tutti come questa non possa essere l’ultima tranche di aiuti alla Grecia, che deve far ripartire un’economia fortemente compromessa, e che quindi necessita di tempo e risorse per farlo. Le riforme chieste a Tsipras mirano proprio a questo, a garantire (oltre al rimborso dei debiti) sempre maggiore autonomia economica e finanziaria alla Grecia, che dovrà poi essere in grado, una volta completato il piano di aiuti, di presentarsi nello scenario economico mondiale più competitiva e senza quelle criticità che l’hanno portato ad un passo dal default.

Gli ultimi scogli da superare, per poter porre la parola fine alla interminabile vicenda Grecia – Troika, sono rappresentati in primo luogo dal voto del parlamento greco che dovrà eventualmente ratificare l’accordo: siamo sicuri che i più intransigenti membri del partito di Syriza gradiranno l’intesa con gli odiati creditori? In secondo luogo, come detto, serviranno altri aiuti in futuro, e si spera vivamente che le parti ci evitino di assistere ad una nuova, indecorosa, telenovela.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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