Grace lo dice forte. Una voce per chi non ne ha

02/03/2015 di Angelica Migliorisi

Quello della Henderson è un libro crudo. E’ la storia di una segregazione forzata da cui nasce un chiaro ed implacabile istinto a sopravvivere

Grace lo dice forte

Grace ha solo 11 anni quando mette piede per la prima volta al Briar, l’istituto psichiatrico inglese che sarà la sua casa per quasi trent’anni. Affetta da una sindrome spastica degenerata a causa della poliomelite, la piccola protagonista presenta un deficit nell’apprendimento, è costretta in un corpo privo d’armonia, imperfetto ed informe e dalla sua bocca non escono che pochi versi, disarticolati e confusi. Siamo negli anni ’50, anni in cui un disturbo psichico vuol dire elettroshock, vergogna e abbandono.

Dopo tredici anni dalla scomparsa della sorella, Emma Henderson decide di raccontarne la tragica storia, fatta di abusi morali e fisici, di lamenti e di dolore, di urla strozzate in gola. I maltrattamenti delle infermiere scandiscono la vita dei piccoli pazienti dell’istituto, valvole di sfogo in mano ad un personale privo del più elementare livello di umanità. La giovane protagonista si culla nei ricordi dell’infanzia, ripensa a quei momenti, ormai lontani, in cui la mamma si prendeva cura di lei, dei suoi riccioli biondi, del suo corpo maldestro, del suo esser “diversa”. Il Briar, tuttavia, è anche un luogo che pullula di vita, la vita di bambini “rotti” come Grace, menomati nel fisico e nell’anima, che però mostrano spesso segni di solidarietà reciproca, di complicità e di gioco.

E’ proprio in questo “girone infernale”, in questo mondo nascosto e ovattato che non sembra avere nulla a che fare con quello circostante, che Grace incontra Daniel, un bambino senza braccia, dotato di una vivacità e di una gioia innata, il cui merito più grande sarà quello di ridonarle la speranza e la felicità; le loro vite s’intrecceranno al punto tale da diventare necessarie l’un l’altra, in un vortice di amicizia, conforto ma anche Amore. Grazie alla fantasia sfrenata di Daniel, le opprimenti mura del Briar non saranno più così insormontabili per la piccola protagonista, la quale si ritroverà a viaggiare con l’immaginazione, perdendo quasi di vista il nauseante odore salmastro e mortifero dell’istituto. Le dolci premure di quel ragazzino dai gusti raffinati, marcati da un “entrez Mademoiselle” con uno spiccato accento francese, conducono Grace a riscoprirsi bella, desiderabile e, perché no, speciale nella sua pseudo anormalità. Tuttavia, gioia e dannazione degli essere umani, la vita spesso ti fa un dono che per sua stessa natura è destinato a durar poco; è così che Daniel, silenziosamente e quasi in punta di piedi, esce di scena svanendo nel nulla.

Pubblicato nel 2012, il romanzo di Emma Henderson mette a nudo alcune delle tematiche più scottanti di una società che non ha spazio per il “diverso”. La sensibilità con cui l’autrice dà voce a chi, come Grace, non può parlare se non tramite versi flebili e scomposti, tiene il lettore attaccato alla trama del romanzo in un modo quasi viscerale e con un’impazienza che pochi altri libri sanno suscitare. Di pagina in pagina, ci si sente pervasi da un’angoscia travolgente e quasi da un senso d’impotenza verso quei piccoli pazienti indifesi e inermi che popolano il Briar. Il personaggio di Grace è descritto con un’abilità magistrale, ogni dettaglio contribuisce a rendere la piccola protagonista ricca di un fascino eccezionale, di una purezza sconcertante e di una dolcezza che solo i bambini sono in grado di avere. Grace conquista con la sua fragilità emotiva e non è strano se il lettore si lascerà sfuggire un sorriso pieno di tenerezza quando, ad esempio, la piccola cercherà di nascondere il braccio deforme per la vergogna.

Grace lo dice forte è però, in prima istanza, un romanzo pieno d’Amore, di quell’Amore che cura le ferite dell’anima e realizza “fasciature” resistenti, che ti aiuta ad andare avanti a qualunque costo e che è capace anche di “abbattere” le mura di un istituto psichiatrico per andare a “Honolulu, Madagascar, Saint Tropez”. Senza Daniel, probabilmente, Grace si sarebbe arresa, si sarebbe lasciata risucchiare dall’atmosfera rarefatta del Briar e non avrebbe mai avuto la forza di reagire. Ecco quindi che per Grace, Daniel, Eric o Robert, l’unico modo per salvarsi da una società che non li vuole e che per loro prova addirittura disgusto, è l’Amore. Senza dubbio, si tratta di una lettura piuttosto gravosa e forte dal punto di vista emotivo; tuttavia, altrettanto fuori da ogni dubbio, è l’arricchimento che deriva dall’incontro con questo fantastico personaggio, capace di suscitare nel lettore una grande forza d’animo.

Grace lo dice forte: chi è, cosa prova, cosa vede. A noi non resta che ascoltarla.

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Angelica Migliorisi

Nasce a Roma nel 1993. Ha frequentato il Liceo Classico Francesco Vivona ed è attualmente iscritta alla facoltà di Scienze Politiche presso la LUISS Guido Carli. Aspirante giornalista e da sempre appassionata di letteratura, musica, cinema e sport.

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