Governo societario: un forte segnale dall’Europa?

30/07/2015 di Eugenio Frisetti Carpani

Il Parlamento europeo finalmente spinge le imprese e gli investitori verso una maggiore trasparenza fiscale, sia nel governo delle imprese europee sia nelle gestioni patrimoniali dei privati.

Europa

Secondo il progetto legislativo sulla trasparenza e impegno a lungo termine degli azionisti approvato nell’ultima seduta Plenaria del Parlamento Europeo di Strasburgo (556 voti favorevoli, 67 contrari e 80 astensioni), le grandi imprese e le società quotate dovrebbero divulgare informazioni in merito ai profitti realizzati, alle imposte pagate, agli utili e alle sovvenzioni pubbliche ricevute per ogni paese dove sono presenti. In più i soci saranno chiamati a votare la politica retributiva dei manager almeno una volta ogni tre anni.

Il relatore di tale risoluzione, l’on. Sergio Cofferati (S&D, IT), soddisfatto dell’appoggio ricevuto dalla grande maggioranza del deputati europei, continua a portare avanti la lotta contro l’evasione e l’elusione fiscale che l’Italia, purtroppo, sembra aver perso ormai già da anni. Tra tutti gli strumenti contenuti all’interno della risoluzione, afferma Cofferati, “l’obbligo di pubblicare, paese per paese, le informazioni su profitti o perdite prima della tassazione, le imposte sugli utili o sulle perdite e i finanziamenti pubblici ricevuti, affinché le multinazionali dichiarino pubblicamente l’ammontare delle tasse che pagano in ogni Paese nel quale operano sarà di grande aiuto alla lotta contro l’evasione”. Inoltre, dovrebbero essere tenuti a farlo anche gli enti pubblici d’interesse, incluse le società quotate e le compagnie di assicurazione, nonché le società designate dagli Stati membri come enti di interesse pubblico.

Il Parlamento europeo, ha successivamente approvato le regole che consentono all’assemblea generale degli azionisti di votare almeno ogni tre anni la politica di remunerazione degli amministratori di una società quotata. Tuttavia, agli Stati membri è lasciata la possibilità di decidere se tale voto sia vincolante oppure consultivo.

Il testo approvato prevede inoltre norme che obbligano le aziende a spiegare come la loro politica sulla retribuzione degli amministratori contribuisca agli interessi a lungo termine della società e a impostare criteri chiari per l’assegnazione di compensi fissi e variabili, compresi tutti i bonus e i benefici. Il valore delle azioni non dovrebbe avere un ruolo dominante nei criteri di rendimento finanziari e la retribuzione basata su azioni non dovrebbe rappresentare la parte più significativa della retribuzione variabile degli amministratori.

Tutto questo sembra davvero un segnale forte innanzi ad alcuni dei principali problemi che affliggono alcune aree dell’UE. Ora che si è chiusa ufficialmente la prima lettura saranno avviati i colloqui informali con gli Stati membri per cercare un accordo sulla versione finale della normativa.

Le disposizione contenute nella risoluzione ufficiale per garantire che le società quotate possano identificare i loro azionisti e regole di trasparenza per i consulenti in materia di voto (che forniscono raccomandazioni per il voto), gestori attivi, investitori istituzionali, come i fondi pensione e le compagnie di assicurazione, tuttavia, assicura il Parlamento europeo, difficilmente verranno cambiate o modificate in futuro. Ivi comprese le disposizioni per aumentare la trasparenza e l’influenza degli azionisti per le operazioni con “parti correlate” (ad esempio, tra una società e il suo managment, amministratori, azionisti di controllo o imprese dello stesso gruppo).

In questo contesto, la Commissione europea fa sapere che solo 13 Stati membri attualmente danno agli azionisti una “voce in capitolo sulla retribuzione”, attraverso un voto sulla politica di remunerazione degli amministratori e/o tramite una relazione. Solo 15 Stati membri richiedono la divulgazione della politica retributiva e 11 richiedono la divulgazione delle retribuzioni individuali degli amministratori, ed afferma che questa risoluzione è di sicuro un grande passo in avanti per l’UE.

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Eugenio Frisetti Carpani

Nasce a Roma nell’Ottobre del 1993. Si arruola nella marina militare italiana all’età di 16 anni frequentando il liceo classico alla Scuola Navale Militare Francesco Morosini di Venezia. Si iscrive, poi, al corso di laurea triennale in Politics, Philosophy and Economics alla LUISS Gudo Carli. Da sempre interessato agli organismi sovranazionali, alle istituzioni comunitarie e, in particolare, ai rapporti di sicurezza fra NATO e Unione Europea.
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