Governo: riforme? I cittadini potranno partecipare, ecco le consultazioni online

14/05/2013 di Luca Andrea Palmieri

Al termine del cosiddetto ritiro nell’abazia di Spineto, il ministro Gaetano Quagliariello ha dichiarato che sulle riforme istituzionali vi sarà “una consultazione pubblica che utilizzi la rete”. Si tratta di un’informazione importante e da analizzare, per quanto schiacciata dai discorsi, ben più rilevanti nello stato attuale, su Cassa integrazione, legge elettorale e convenzione per le riforme.

Riforme e cittadini, consultazioni online
Riforme e cittadini, consultazioni online

Riforme fuori dai palazzi – La ragione della scelta è prevedibile: si tratta di “creare collegamenti con il mondo esterno” e di far uscire il processo di riforma dai palazzi. I militanti del Movimento 5 Stelle potrebbero essere contenti di questa decisione, che sembra accompagnare le loro istanza di democrazia diretta. Solo parzialmente però: parlare di consultazione pubblica significa che su di un portale del governo (presumibilmente proprio quello di palazzo Chigi), verrà data disponibilità ai cittadini per scrivere i loro pareri, le loro idee e le loro proposte. Queste però, non saranno in alcun modo vincolanti per il legislatore, che idealmente non è neanche tenuto a spiegare perché potrebbe decidere di tenere in conto un parere piuttosto che un altro, o di ignorare tutte le proposte. Si tratta dunque di un processo ben diverso rispetto alle istanze di decisione diffusa portate avanti dagli stellati.

Il caso MIUR – Chi si lasciasse sorprendere dalla novità, sbaglierebbe. Non è la prima volta infatti che, all’interno del nostro sistema, si svolgono metodi di consultazione “a priori” dal disegno di legge (al di là dunque dei referendum, che avvengono tipicamente “a posteriori”). L’anno scorso, per esempio, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha fatto uso di questo strumento. La prima volta è stata ad aprile 2012, con riferimento alla possibile abolizione del valore legale del titolo di studio. I risultati vennero pubblicati solo a ottobre dello stesso anno: non in una conferenza stampa, bensì attraverso un’audizione del governo alla Commissione cultura del Senato. Seguirono diverse critiche, sia per la delicatezza e la complessità dell’argomento (in particolare il presidente della suddetta commissione lamentò la “sfiducia nella democrazia rappresentativa”) sia per una possibile faziosità dei quesiti (si trattava infatti, per lo più, di domande a risposta multipla). In seguito, una seconda consultazione pubblica è stata attivata, sempre dal MIUR, riguardo “i principi generali di internet” , dal 18 settembre al 1° novembre dello stesso 2012. Di questa si è parlato di meno, probabilmente perché non legata a un dibattito legislativo in corso, ma solo a un documento del ministero. Questa volta, al termine dei lavori, la piattaforma fu lasciata aperta (lo è ancora, visitabile al sito http://discussionepubblica.ideascale.com/), e tutti gli interventi sono consultabili.

Una democrazia integrata – Chi parla di “svilimento” della democrazia rappresentativa nelle consultazioni pubbliche, pare essere in malafede. Si può parlare, al contrario, di una sua evoluzione. La democrazia rappresentativa è un sistema che, nonostante le sue fatiche, ha una base molto forte. Nessuno è onnisciente, e la gestione di uno Stato richiede competenze praticamente in qualsiasi campo. Sta dunque al cittadino cercare di votare i rappresentanti più competenti possibili, che possano coprire le esigenze di ogni punto di valutazione. Ma, allo stesso tempo, è bene che i cittadini abbiano modo di valutare al meglio la bontà della loro scelta. Inoltre, dar loro la possibilità di contribuire alla scelta attraverso i propri contributi, non può che far bene a tutto il sistema: permette infatti di valutare sia la competenza che la coerenza del legislatore votato, senza contare gli spunti positivi che sicuramente questi potrà ricavare.

Unione Europea – In tema di consultazioni – seppure non via internet – la UE risulta all’avanguardia. La “famigerata” Unione, luogo secondo molti di scollamento democratico fa delle consultazioni un suo cavallo di battaglia, riconosciute come parte integrante del processo decisionale e legislativo dallo stesso trattato TUE (articolo 11). Questi, attraverso una serie di audizioni con le parti interessate (generalmente associazioni e aziende ma, in taluni casi, anche singoli cittadini), raccolgono una serie di proposte e di riflessioni con riferimento ai temi in esame.

Utile, se sarà pubblicizzato –  Sebbene in Italia l’aspetto della considerazione dei gruppi di interesse risulta ancora scarsamente regolato e non sembra sarà un tema affrontato a breve termine, lo strumento che sarà messo a disposizione dei singoli cittadini potrebbe aiutare non poco l’immagine del governo, in una sorta di “operazione trasparenza”. Sarà importante, quindi, che le consultazioni siano più  “pubblicizzate” possibili, accompagnata dalla reale intenzione dei legislatori di considerare e valutare le varie proposte. La pubblicità è un punto fondamentale. Quanti sapevano dei due “esperimenti” portati avanti dal MIUR? Sarebbe bene tutti i contenitori di notizie (televisivi, cartacei o in rete) avessero l’obbligo di pubblicizzare operazioni di questo tipo. Una democrazia integrata è infatti una possibile evoluzione positiva della democrazia rappresentativa, ma è realmente integrata solo nel momento in cui ogni suo potenziale protagonista ha la possibilità essere consapevole degli  strumenti messi a sua disposizione.

 

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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