Governo Renzi, proposte sufficienti per combattere la Mafia?

06/03/2014 di Luca Tritto

La squadra di Governo varata dal duo Renzi-Alfano è ormai al completo, dopo la nomina dei sotto-segretari e dei vice-ministri. Tuttavia, le noti dolenti di queste prime settimane sono rappresentate dalla vicenda che riguarda il Senatore Antonio Gentile, sottosegretario ai trasporti, accusato di aver impedito la pubblicazione di una notizia riguardante un’indagine sul figlio, e dalla mancata nomina del magistrato Nicola Gratteri, da anni in prima linea contro la ‘Ndrangheta, a Ministro della Giustizia.

Giustizia e futuro. Proprio quest’ultimo caso può essere lo spunto per cercare di comprendere quali politiche in tema di antimafia vorrà adottare il Governo. Sicuramente, la designazione di Gratteri avrebbe dato un forte segnale nella lotta alla criminalità organizzata, considerando che il Procuratore aggiunto ne è ormai divenuto un simbolo, con le sue inchieste e le sue attività extra-giudiziarie, come i numerosi libri scritti con l’esperto di mafie internazionali Antonio Nicaso, e i suoi incontri con i giovani studenti al fine di sensibilizzare le nuove generazioni verso una cultura della legalità. Purtroppo, il veto, posto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha impedito che il magistrato si insediasse in Via Arenula sulla base della regola non scritta secondo cui non è possibile avere un membro della magistratura al vertice del Ministero della Giustizia. Questo impedimento ha stravolto i piani di Renzi, che aveva fortemente sponsorizzato la nomina. Il cambio in corsa ha visto la designazione di Andrea Orlando, ex Ministro dell’Ambiente nel Governo Letta. Una nomina forse azzardata, data più dall’esperienza come dirigente di partito piuttosto che dalla formazione professionale, avendo come titolo di studio solo la maturità classica. Nicola Gratteri, invece, è stato chiamato come consulente della Commissione Parlamentare Antimafia, in virtù, soprattutto, del piano di contrasto alla criminalità organizzata redatto dalla task force istituita da Enrico Letta, in cui l’apporto del magistrato è stato notevole. Quali saranno, ora, le prospettive della lotta alle mafie?

Criminalità organizzata, i punti di Renzi. Nei giorni scorsi, su La Repubblica, il premier ha voluto rispondere ad un appello fatto dallo scrittore Roberto Saviano, teso ad invitare le forze politiche ad una maggiore attenzione sul tema della criminalità organizzata. Nella lettera pubblicata sul quotidiano, Renzi ha illustrato una serie di punti sui quali intervenire, al fine di incrementare gli sforzi del contrasto migliorando gli strumenti a disposizione e inserendone di nuovi. Uno di questi è l’istituzione del reato di auto-riciclaggio, ancora non contemplato dall’ordinamento italiano, che punisce chi commette un reato e poi ne ricicla da solo i proventi illeciti. Un punto su cui intervenire è quello inerente la certificazione antimafia, in modo tale da rendere ancora più incisiva l’azione volta a smascherare i “prestanome”, cercando anche di rendere il più snello possibile l’iter burocratico per il rilascio dei documenti. Ancora, il premier intende procedere ad una riorganizzazione dell’Agenzia Nazionale Beni Confiscati, in quanto i beni mobili ed immobili sottratti alle mafie non restino inutilizzati, restituendoli alla cittadinanza per renderli produttivi, dato che hanno un valore di svariati miliardi di euro. Dal punto di vista istituzionale e degli enti locali, il Presidente del Consiglio annuncia di voler introdurre delle modifiche alla normativa regolante lo scioglimento dei comuni per infiltrazioni mafiose, conferendo nuovi poteri ai Commissari, in modo tale che possano operare sia nella bonifica degli enti infiltrati dalla criminalità organizzata, sia nella gestione economica e finanziaria dei comuni, in deroga al patto di stabilità. Infine, viene posta l’attenzione sul fenomeno della corruzione, che l’Unione Europea ha stimato in 60 miliardi di euro per il nostro Paese, annunciando l’intenzione di applicare la legge 190 del 2012 in tema di trasparenza e previsione, la quale prevede l’istituzione di un commissario anti-corruzione.

Da quanto illustrato, sembra che Matteo Renzi abbia le idee chiare su dove intervenire. Tuttavia, è necessario porre attenzione sul fatto che l’ordinamento italiano, nonostante una grande produzione legislativa in tema di lotta alla criminalità organizzata, è connotato da una forte disorganicità di questa, non ancora raccolta in un unico pacchetto normativo capace di dare una chiara interpretazione delle disposizioni vigenti, senza tener conto di quelle norme ancora non approvate, come quella riguardante, appunto, l’auto-riciclaggio. La strada è ancora lunga, ma troppe sono state le promesse disattese e le mancate azioni concrete. Si spera che almeno queste idee non restino lettera morta.

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Luca Tritto

Calabrese di Paola (CS), è nato il 7/11/1988. Dopo il liceo linguistico, si laurea nel 2011 in Studi internazionali alla “Cesare Alfieri” di Firenze, con una tesi sull’UE e la criminalità organizzata. Sin dai tempi della scuola si interessa di analisi politica e si appassiona allo studio di realtà criminali. Amante di storia e attualità della Chiesa Cattolica, si è laureato con 110/110 e lode in studi in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli, con una tesi sulle normative antimafia di Italia e U.S.A. Collabora con "Redazione UniCal" , rivista del Centro di documentazione e ricerca sul fenomeno mafioso dell'Università della Calabria ed è responsabile dell'area Giustizia e Antimafia del think tank Cultura Democratica.
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