Governo Renzi, ovvero delle molte promesse

24/04/2014 di Federico Nascimben

Un'analisi delle molte dichiarazioni dell'attuale Presidente del Consiglio

Governo Renzi

Quella che qui si propone è un’analisi – che sia la più oggettiva possibile – delle promesse e delle strategie politico-economiche del Governo Renzi, prendendo come base l’utile countdown presente nel sito ValigiaBlu.

Certamente è indiscutibile la capacità comunicativa e l’abilità politica di Matteo Renzi, ma altrettanto certamente è indiscutibile che l’alto numero di promesse/annunci ai quali si sia concesso (legate ad un cronoprogramma) è dettato da necessità contingenti, in primis, e strutturali, in secundis, legate a:

– Le modalità con le quali è arrivato alla guida del Governo, nonostante precedenti dichiarazioni;

– Le elezioni europee, cercando di evitare un successo del M5S e recuperando i voti dei delusi di Forza Italia;

– La composizione eterogenea della maggioranza che sostiene l’esecutivo e la provenienza politica degli eletti tra le file del PD;

– Le modalità con le quali avviene l’adozione di provvedimenti nel nostro sistema legislativo, legate troppo spesso a interminabili mediazioni tra partiti e gruppi sociali, modifiche ex post (ad esempio durante la fase di conversione di decreti legge) ed interventi degli alti uffici tecnici dei Ministeri;

– La necessità di dare segnali di svolta e cambiamento (non a caso parole che spesso ricorrono nelle dichiarazioni di Renzi), dinanzi allo stantio della classe politica e alla diffusissima sfiducia di cittadini, famiglie e imprese italiane colpite da un’interminabile crisi.

Com’è facilmente comprensibile dalla lettura del countdown sopracitato, oltreché da questo “punto della situazione” presente nel Post, l’insieme di queste contingenze, unite alle caratteristiche del “Renzi politico”, hanno fatto sì che il Presidente del Consiglio si lanciasse in tutta questa serie di promesse, dando luogo a tutta una serie di conseguenze dai risvolti potenzialmente negativi.

In sostanza, gli unici provvedimenti di rilievo adottati ad oggi, cioè dopo due mesi di governo, sono stati: la direttiva che dispone “la declassificazione degli atti relativi ai fatti di Ustica, Peteano, Italicus, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Gioia Tauro, stazione di Bologna, rapido 904”; il c.d. “salva-Roma“; le nomine dei vertici delle società pubbliche. Invece, l’iter del ddl Del Rio sulle province era già stato avviato dal precedente esecutivo, mentre il dl lavoro del Ministro Poletti è stato sì presentato dal Governo, ma durante il procedimento di conversione in Commissione sono state poste diverse modifiche che hanno costretto l’apposizione della fiducia alla Camera (al Senato la strada è tutta in salita, visti i numeri della maggioranza e viste le richieste di cambiamenti da parte degli alleati).

Inoltre, l’attuale esecutivo ha proseguito la strada, già inaugurata in precedenza, di annunciare in conferenza stampa provvedimenti senza presentarne il testo di legge, cosa che dà poi (spesso) luogo a modifiche o a differenze rispetto a quanto annunciato, dato che (spesso) la sostanza si nasconde nei dettagli. Oppure costringono a posticiparne i tempi, come per il pagamento dei debiti della PA, l’Italicum, le riforme costituzionali e la riduzione dell’IRAP.

Per quanto riguarda infine la misura che ha avuto maggiore risalto, cioè i famosi “80 euro in più in busta paga“, circa metà delle coperture previste per il 2014 sono una tantum (oltreché aleatorie, si veda qui), e non è un caso che non sia stato chiarito se l’intervento sarà strutturale o meno, stando proprio alle dichiarazioni del Ministro Padoan che (sempre non a caso) è stato chiamato quest’oggi al Colle da Napolitano per chiarimenti sul decreto Irpef. Le coperture strutturali vengono ancora rimandate ai risultati della Spending Review di Cottarelli e alla legge di stabilità di ottobre. Secondo quanto scrive oggi Gentili sul Sole 24 Ore (qui), commentando l’anticipazione del testo del decreto, la lettura di questo rappresenta una “iniezione di realismo [che] si completa con la constatazione che i tagli di spesa, per il 2014, sono meno di 3 miliardi, pari al 44% della copertura dei 6,65 miliardi messi in pista per dare una scossa al Pil“. Dalla lettura della relazione tecnica (qui), emerge poi che gli “80 euro” sono un bonus e non una detrazione e che rappresentano, per il 2014, “il riconoscimento di un credito ai percettori di redditi di lavoro dipendente“, mentre solo a regime saranno frutto di “un intervento sui contributi sociali”.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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