Il Governo Renzi e l’Europa

27/02/2014 di Federico Nascimben

Fra tutte le riforme che il nuovo Presidente del Consiglio ha annunciato molte richiedono forti impegni di spesa, i quali, presumibilmente, richiedono a loro volta lo sforamento del deficit oltre il 3%. Da negoziare con l'Europa, ovviamente

Matteo Renzi, semestre Europeo

Nel discorso con il quale il neo-Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha chiesto la fiducia alle Camere, sono presenti molte riforme che richiedono, per essere attuate, forti impegni di spesa. Queste promesse – molte delle quali largamente anticipate dall’ex Sindaco in diverse esternazioni pubbliche nel corso degli ultimi anni – sono state poi riprese anche nelle prime uscite da Capo del Governo. Si va dal pagamento di 60 miliardi di debiti della PA alle imprese ad un sussidio di disoccupazione generalizzato, dall’abbassamento del cuneo fiscale al taglio dell’IRAP, solo per fare alcuni esempi.

Pur rimanendo molto spesso nel vago su dove trovare le risorse necessarie, e parlando genericamente di un aumento delle imposte sulle “rendite finanziarie pure”, di un rientro dei capitali dalla Svizzera, di interventi della Cassa Depositi e Prestiti e di una riduzione della spesa sulla base delle indicazioni di Cottarelli, non sembra rassicurare il fatto che – come Renzi e Delrio hanno dichiarato – a breve il neo-Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, indicherà con maggiore precisione “dove” e “quante” risorse verranno trovate per finanziare gli importanti (e più che condivisibili) interventi che ci si propone. Da questo punto di vista, però, fanno riflettere soprattutto le dichiarazioni piuttosto ondivaghe ed altalenanti su cuneo fiscale, IRAP, BOT e rendite finanziare, nonché i “misunderstanding” con il responsabile economia del PD, Filippo Taddei (si veda qui e qui), e con il neo-Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio (si veda qui); si fatica a capire anche che ne sarà del Piano Cottarelli (qui il link) e il “quantum” di risorse che libererà se attuato, visto il poco spazio che l’intervento di Renzi alle Camere gli ha dedicato.

Matteo Renzi durante il discorso con cui ha chiesto la fiducia alle Camere.
Matteo Renzi durante il discorso con cui ha chiesto la fiducia alle Camere.

In base a quanto detto, quindi, non sembra rimanere altra strada, nel breve periodo, che non sia quella che vede nello sforamento del fatidico 3% nel rapporto deficit/pil. Anche qui, già da tempo Renzi ha dichiarato che questo non è un “tabù”, appoggiando in tal senso quanto Alesina e Giavazzi, insieme a molti altri, sostengono da tempo: andare a negoziare in Europa un maggiore margine di manovra in cambio di un serio e ragionato piano di riforme. Naturalmente rimane da capire come questo sarà possibile vista la debolezza numerica del Governo e visto un debito pubblico pari al 133% del PIL, anche perché finora aperture da parte della Commissione, per il nostro caso, non sembrano essersene viste; ciò che è stato ampiamente concesso a Francia e Spagna non sembrerebbe potersi (per ora) concedere all’Italia.

Anche qui è bene ricordare che proprio la debolezza dell’ultimo Governo Berlusconi che, procedendo sulla strada di avanzi primari guadagnati a suon di inasprimenti fiscali (checché ne dica ora il Cavaliere), incapace di porre in essere riforme incisive, si è trovato a dover rassicurare Bruxelles e Francoforte attraverso altre strade: approvando da un lato l’anticipo del pareggio di bilancio al 2013 e, dall’altro, sottoscrivendo il c.d. Six Pack (si veda qui) – contenente al proprio interno quello che sarà poi il c.d. Fiscal Compact (anche in questo caso, checché ne dica ora il Cavaliere). Tutto ciò era stato dettato, naturalmente, anche dalla gravità della situazione venutasi a creare in quella torrida estate del 2011, ma è soprattutto sul versante della stabilità dell’esecutivo – e quindi, più in generale, delle necessarie riforme costituzionali ed elettorali – che si fa sentire la necessità di un intervento per poter rapportarsi con una certa credibilità nei confronti di Bruxelles e Francoforte.

Sicuramente la scelta di Padoan all’economia rappresenta una garanzia (come una tale scelta richiede), ma non è, altrettanto certamente, sufficiente. Su questo pesa il totale fallimento del Governo Letta nel portare a casa qualche risultato sul versante economico ed istituzionale: sono stati persi 10 mesi importanti mentre ci si concentrava su una estemporanea eliminazione dell’IMU sulla prima casa. E senza contare che il quadro politico/partitico ha subito molti cambiamenti nell’ultimo anno, vedendo largamente aumentata la frammentazione ed il conseguente potere di ricatto dei “partitini”.

Avremo modo di vedere se Renzi riuscirà veramente ad imprimere una svolta radicale ed un cambiamento sul versante delle politiche fiscali, abbandonando l’insostenibile leggerezza di chi si definisce “sentinella antitasse” oppure di chi dichiara di aver portato a casa “la prima finanziaria senza nuove tasse” e poi, in realtà, persevera inasprendo ulteriormente la pressione fiscale su imprese e famiglie. L’incontro tra l’ex Sindaco e la Merkel avverrà a breve, e sconterà senz’altro l’avvicinarsi delle europee e del semestre di presidenza italiano.

Nel frattempo (si veda qui), comunque, da sabato 1° marzo le accise di benzina e gasolio aumenteranno ulteriormente. Sarà, quindi, banale e scontato ripetere che non c’è più tempo e che il Paese sta pian piano annegando, ma chi può negarlo? Vediamo quindi di darci una mossa, perché – secondo chi vi scrive – se l’alternativa è rappresentata dalle utopistiche e oniriche proposte in materia economica di Grillo e del M5S non siamo certo messi bene.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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