Il Governo Renzi, le riforme e il sospetto manchi una vera visione organica

04/04/2014 di Andrea Viscardi

Riorme del Governo Renzi, Senato e Province

Ne avevamo già parlato in due articoli (qui e qui): la riforma delle Province può essere contestata con convizione solo perchè, qualcuno, nei mesi passati, ha utilizzato a fini propagandistici il suo contenuto per affermare rappresentasse una rivoluzione capace di risolvere ogni problema, abolendo le stesse. Quanto contenuto nella legge Delrio è invece sempre stato un primo passo di riorganizzazione del sistema in vista della futura abolizione, che potrà essere portata avanti solo ed esclusivamente dopo la riforma del Titolo V del Senato. Una riforma a metà dunque, che non comporta e non avrebbe portuto comportare dei vantaggi clamorosi in termini economici.

Governo Renzi, Riforma delle ProvinceUn programma che manca di una visione organica? La vera considerazione da farsi, piuttosto, è un’altra. Una riforma delle Province vera, che ne includa l’abolizione, potrà appunto esservi solo con il rinnovamento del titolo V. Renzi e le altre forze politiche la danno per scontata: ma di questo passo, con l’aumento delle tensioni, la strada per il suo compimento sarà irta di ostacoli, e se il Titolo non verrà rivisto entro il tardo 2015, la legge ieri approvata potrebbe solamente creare ulteriori complicazioni organizzative e di competenza. Perché il rischio è che, quello che doveva rappresentare il primo passo verso una riforma completa, si trasformi, secondo la più vecchia delle abitudini italiane, nell’assetto definitivo per molti anni. Qui emerge il primo, grande, controsenso di un Governo che ha promesso una riforma al mese: la mancanza di una visione riformatrice organica, completa e strutturata, a vantaggio di un percorso in cui si procede step by step, ma decidendo di volta in volta il passo successivo. Con tutti i problemi, i disastri ed i mezzi provvedimenti che una situazione di questo tipo può lasciare al Paese in caso di crisi governativa.

Renzi, riforma e controriforma. Siamo sicuri, dunque, Renzi abbia la forza per arrivare sino alla riforma del Titolo V? Ogni giorno che passa il Matteo nazionale va avanti a testa bassa, si augura che tutti continuino a sostenere la maggioranza ma sembra troppo convinto di essere, quasi, protetto da un’aurea divina. La realtà è ben diversa: il fronte contrario nel PD non è certo scomparso, basti vedere la controproposta presentata da Chiti (non proprio un signor nessuno) per la riforma del Senato e il pressing sulle preferenze in riferimento alla legge elettorale.

Berlusconi tituba. Quindi, come se non bastasse, Berlusconi inizia a mostrarsi scocciato nei confronti del giovane premier. Il tentennamento nel rispettare gli accordi sulla legge elettorale, la questione delle nomine e l’incontro (fallito) con Napolitano hanno suscitato nel Cavaliere parecchi dubbi sulla convenienza – anche personale – di mantenere un appoggio esterno su alcuni punti del piano di riforme. E se la politica si mischia un’altra volta con la questione giudiziaria, diventando un mezzo per portare pressione atta a tutelare il leader di FI, la possibilità che poi tutto vada a rotoli è dietro l’angolo.

Riforme del Governo Renzi, Senato, Province, Titolo VGoverno in bilico? No, ma… Basta un mese di lavoro, dunque, e il Governo Renzi rischia di perdere quella già precaria “stabilità” iniziale. In ogni caso è difficile, per non dire impossibile, che in questo momento qualcuno possa, da qui all’estate, andare oltre la minaccia e passare ai fatti. Sarebbe un fallimento per tutto il Paese e si tradurrebbe nel rischio di rendere il M5s una serissima minaccia (sia per il cdx che per il csx) in vista di possibili elezioni. Certo, la situazione è delicata, Forza Italia minaccia e arranca, ma neanche il Partito di Berlusconi ha la forza interna e la voglia di assumersi la responsabilità di affossare il piano di Riforme dell’ex sindaco di Firenze, salvo clamorosi sviluppi ad oggi improbabili. Non improbabile, invece, che quello che poteva essere fatto in pochi mesi richiederà molto più tempo e che, portata a termine la riforma del Senato – presumibilmente nel primo trimestre del 2015 – si sia costretti ad andare a nuove elezioni. C’è chi avanza l’ipotesi di una rocambolesca caduta in tempi prossimi: questo, però, a prescindere da un giudizio di merito sull’operato di Renzi, sarebbe un segnale di morte per il Paese, e un autogol pazzesco da parte di tutta la classe politica.

The following two tabs change content below.
Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
blog comments powered by Disqus