Governo Renzi alla prova: la vendita delle auto blu

06/08/2014 di Luca Andrea Palmieri

Una parte è stata venduta, molte sono difficili da piazzare. Intanto in tutta Italia c'è una riduzione del parco auto, ma il Sud è in ritardo

Renzi e le auto blu

Nella famosa conferenza stampa del 12 marzo, il neo-insediato Primo Ministro Matteo Renzi aveva promesso, tra i vari interventi, la vendita di 100 auto blu di proprietà ministeriale. L’idea era di ridurre uno degli sprechi e dei privilegi più clamorosi all’interno del sistema governativo: chi abita a Roma ha idea della quantità di auto, con finestrini oscurati e spesso accompagnate da scorta, che spesso sfrecciano per la città. Per evitare confusioni con gli altri automezzi utilizzati dalle amministrazioni, ricordiamo la definizione di auto blu: si tratta di vetture di rappresentanza utilizzate dai vertici delle amministrazioni, o comunque di servizio, guidate da un autista.

Una manovra d’immagine – E’ evidente che il fine fosse più l’immagine che la sostanza. Il premier ha insistito spesso sulla necessità di una politica che voglia riformare sé stessa: lo sfoltimento del parco automobili era un primo passo, a cui si è aggiunto l’intervento sul Senato, con l’idea di fondo, spesso ricordata da Renzi, di ridurre la platea di politici di professione. Cento auto, in ogni caso, non sono molte, ma d’altronde destreggiarsi nella giungla dei mezzi delle amministrazioni è complesso: le auto che fanno riferimento a ministri e ministeri sono le più facili da dismettere per il Governo, mentre nella selva di Comuni, Regioni e degli svariati apparati amministrativi l’intervento è più complesso, essendo limitato anche dalle autonomie degli enti locali. In ogni caso, tra ministeri e Presidenza del Consiglio, il Formez ha stimato la presenza di 1207 auto blu a giugno: segno che si può fare ancora molto, pur rispettando il fatto che una presenza minima di auto di servizio è necessaria.

Matteo Renzi e le auto bluI risultati ad oggi – Fatto sta che la cifra proposta il 12 marzo era di 100 vetture. Un numero simbolico con l’obiettivo di mostrare impatto. Com’è andata a cinque mesi di distanza? Anzitutto tutto il numero di auto messe all’asta è aumentato rispetto alla stima iniziale: ad oggi sono arrivati su eBay 151 veicoli. Nella prima tornata erano state messe in vendita 52 macchine, tutte vendute, per un guadagno di 371.400 euro. Da lì in poi, un calo vertiginoso: la tornata di aprile non è riuscita a portare alla vendita di nemmeno un autoveicolo. Meglio è andata a luglio, quando le auto piazzate sono state 37.

Problemi sostanziali – Va detto che le macchine presentate sono state molto diverse da loro. Per esempio, si ricordino le Maserati blindate Quattroporte acquistate da Ignazio La Russa quando era ministro della Giustizia: tutte invendute. La cosa non stupisce. In un periodo di crisi come questo è difficile trovare acquirenti per automobili il cui prezzo in base d’asta (basato sulle valutazioni di mercato) va dai 60 mila ai 96 mila euro: tra l’altro si parla di piazzare un veicolo il cui costo lievita a causa della blindatura: è ovvio che siano in pochi ad avere bisogno di un veicolo attrezzato contro possibili assalti armati: figuriamoci usato.

Per il resto si trovano macchine di tutti i generi, ma che spesso non sono facilmente vendibili. Il punto è che il Governo non è un rivenditore ufficiale, ma è equiparato, ironicamente, a un privato. Per questo le auto non sono provviste di garanzia. Così vi sono diversi problemi: auto che presentano problemi tecnici, e quindi richiedono di un abbondante intervento di officina (alcune vendute, ma a prezzi risibili); auto che superano i 150 mila chilometri, o che comunque sono state soggette a notevole usura; auto che magari non hanno chilometraggi eccessivi, ma il cui prezzo le rende comunque poco convenienti per il mercato dell’usato. Senza contare che i veicoli vanno reimmatricolati ed assicurati.

Insomma, oltre i proclami e le iniziative lodevoli, seppur per lo più simboliche, c’è la difficoltà pratica di smaltire un parco auto dagli alti costi di gestione (si parla di 100 mila euro annui a macchina) ma dalla non eccessiva attrattività per il mercato. Probabilmente nei prossimi mesi si cercherà di continuare con le vendite.

I dati generali – Intanto, da un punto di vista più generale, vi è un calo nella riduzione dei veicoli dismessi dalle varie amministrazioni. Nel primo semestre del 2014 la diminuzione è stata infatti del 5,8%, contro il 6,3% dei primi cinque mesi del 2013. Escludendo i ministeri e la presidenza, in Italia risulta un parco d’auto blu superiore ai 4000 veicoli (5709 in totale), concentrati soprattutto nel sud Italia, che presenta un forte ritardo nelle riduzioni. Non considerando solo le auto blu, ma tutti i mezzi divisi fra le più disparate amministrazioni (spesso auto non di lusso e dall’utilizzo più pratico), le cifre salgono a 53.026 unità, contro le 56.123 dello scorso anno. Insomma, passi avanti se ne stanno facendo, ma è difficile stimare precisamente quanti dei veicoli presenti oggi siano effettivamente necessari. Senza ombra di dubbio c’è ancora molto da fare, e le riduzioni devono partire da tutti gli enti, al di là di ogni facile proclamo.


Fonte dei dati: http://censimentoautopa.gov.it/

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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