Governo letta, sottosegretari e viceministri: scoppiano le polemiche

03/05/2013 di Luca Andrea Palmieri

Dieci vice-ministri, trenta sottosegretari, ventotto presidenti di Commissione. Questo sono i sessantotto ruoli decisi nell’incontro di ieri tra la forze politiche componenti il governo Letta. La squadra, ovviamente, è piuttosto eterogenea, comprendendo forze politiche dalle idee spesso opposte. Effettivamente la velocità con cui le trattative si sono risolte quasi stupisce, ricordando l’esperienza dei precedenti governi (anche mono-colore): tra nomi eccellenti, veti incrociati e differenze ideologiche la situazione è sempre stata piuttosto complessa.

Viceministri governo letta, Gianfranco Miccichè
Gianfranco Miccichè, sottosegretario alla Funzione Pubblica

Immancabili contraddizioni – In un sistema politico diviso e in perenne contrasto come il nostro, si sono estese inevitabili incongruenze. L’esempio per eccellenza è quello del ministero dell’economia: il ministro Saccomanni avrà come vice Stefano Fassina, responsabile economico del Pd, notoriamente dalle posizioni molto di “sinistra” e Luigi Casero, già sottosegretario all’economia e presidente della commissione economica dei governi Berlusconi: due personaggi dalle posizioni difficilmente conciliabili.

Miccichè – Le polemiche non mancano neanche dal punto di vista dei singoli nomi. E’ dal lato Pdl che vengono le critiche maggiori. Gianfranco Miccichè è stato nominato sottosegretario alla Funzione Pubblica. Un ruolo che sa moltissimo di scelta politica: l’ex ministro è stato infatti il leader di Grande Sud: lista collegata alla coalizione del centro-destra già criticata aspramente nel periodo elettorale per la presenza, tra le sue file, di molti dei cosiddetti “impresentabili” al Parlamento. Il suo risultato è stato comunque pessimo, e lo stesso Miccichè, pur capolista al Senato in Sicilia, non è riuscito ad ottenere l’elezione: poco male, per lui, visto che alla fine è stato Silvio Berlusconi a rimetterlo in piazza, nonostante il parere delle urne.

La figura di Miccichè non è nuova tra l’altro a forti polemiche. Dopo l’esperienza da ministro dello sviluppo economico del 2005, nel 2006 è eletto presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana quando presidente della Regione era Salvatore Cuffaro, al quale chiede le dimissioni dopo la nota condanna a favoreggiamento. Le controversie più note a suo riguardo furono quelle dell’88, quando venne accusato di essere uno spacciatore di droga per la mafia palermitana; negò tutte le accuse, pur ammettendo di essere un consumatore di cocaina. Un argomento che tornò nel 2002 quando fu accusato di farsi recapitare cocaina al ministero delle finanze. Ma la polemica più grande ai suoi riguardi è quella che riguarda la sua presunta (e mai definitivamente provata) vicinanza alla mafia. Nel 2001 infatti difese il Ministro Lunardi quando dichiarò che “con mafia e camorra bisogna convivere”, sottolineando che aspettare la fine della criminalità organizzata per fare appalti non avrebbe mai portato a nulla. Nel 2007 poi dichiarò che l’intitolazione dell’aeroporto di Palermo agli ex-giudici Falcone e Borsellino dava un’immagine negativa dell’isola. Un’affermazione in un primo momento ritirata, ma ribadita poi a settembre scorso.

Il caso Biancofiore – Un’altra aspra polemica è scoppiata nelle ultimissime ore, riguardo la nomina di Michaela Biancofiore, “pasionaria” di Berlusconi, a sottosegretario per il ministero delle Pari opportunità. Contro di lei si è speso in prima persona Ivan Scalfarotto, deputato e vicepresidente del Partito Democratico, in un post sul suo blog dell’Huffington Post. Una posizione condivisa anche da diverse associazioni per i diritti degli omosessuali, anche di centro-destra come GayLib. Apertamente contraria alle nozze gay (“non sono una priorità per gli italiani”), la Biancofiore è sotto accusa per diverse affermazioni sugli omosessuali (“purtroppo qualcuno nasce con una natura diversa, una natura che non ti fa vivere una vita facile”; “Per un etero anche un approccio affettivo di un gay crea imbarazzo”).

Non sono le uniche frasi di questo genere, e sono certo frutto di un legittimo parere personale. Ma è legittimo anche chiedersi se un posto di primaria importanza nel ministero che più di tutti deve difendere i diritti dei generi lgbtq (Lesbiche, gay, bi-sex, transessuali e queer) possa essere dato a un personaggio che ha dichiarato tale parere sui suddetti orientamenti. Lei, a quanto pare, ha già risposto: “Io omofoba? Non mi conoscono, prima vedano i fatti”, accusando tra l’altro il presidente di GayLib di essere un suo vecchio avversario politico. In generale, si ha la sensazione che il governo Letta darà poca attenzione all’argomento. Forse l’origine strettamente cattolica del primo ministro potrebbe influenzare il posizionamento del governo su questi temi, dove siamo sensibilmente dietro rispetto al resto d’Europa. Lo stesso Scalfarotto ha criticato il silenzio di Letta al riguardo nei suoi discorsi alle camere. Intanto si Twitter si susseguono messaggi quantomeno ironici sulla nomina.

Il nodo convenzione – Il clima dunque si è già fatto piuttosto caldo. Chissà che nelle prossime ore non fuoriescano altre polemiche di questo genere. Fatto sta che la bagarre continua, e il ruolo di Letta giorno dopo giorno si fa sempre più difficile. Non a caso proprio Stefano Fassina ha dichiarato che la presidenza della cosiddetta “convenzione” per le riforme istituzionali non va data a Silvio Berlusconi, alla quale si era esplicitamente candidato nei giorni scorsi. Anche qui è impossibile non avere la sensazione che l’affermazione sia di stampo prettamente politico: dopotutto Fassina è a capo di una delle aree più a “sinistra” del Pd, quelle che più si sono rivoltate contro il governo di larghe intese. Ma la polemica è destinata ad inasprirsi: il Pdl non molla, ma già Luciano Violante aveva dichiarato che, essendo il ministro delle riforme già di area centro-destra, la convenzione dovrebbe essere presieduta da qualcuno di origine opposta. Fabrizio Cicchitto di contro respinge questa tesi, dichiarando che il centro-sinistra ha già dalla sua la maggioranza delle figure istituzionali, come i presidenti delle due camere. Come sempre aumenta la bagarre, e con essa un gioco delle poltrone che, se il premier non affronterà con il giusto polso, rischia di fare per l’ennesima volta male al paese.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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