Governo e Parlamento allo sbando, se responsabilità e doveri vengono dimenticati

17/07/2013 di Andrea Viscardi

Tra il caso Shalabayeva, le giustificazioni di Alfano, le uscite di Calderoli e una Boldrini sempre più confusa sul suo ruolo, si prospetta all'orizzonte l'ennesimo fallimento della politica tutta

Crisi Governo Letta

Governo Letta, venti di crisi – In queste ore il fronte del PD è sempre più spaccato. Renzi e i suoi chiedono a gran voce le dimissioni di Alfano – ufficializzando oramai la propria avversità all’operato governativo – sostenendo – in un documento firmato da 15 senatori – il Ministro degli interni si debba dimettere, facendo appello al suo senso di “responsabilità istituzionale”. Un bel problema per Enrico Letta e il governo, che vive, in queste ore, uno dei periodi più critici dalla sua nascita.

Shalabayeva? Quando la scusante è un aggravante – Un momento d’imbarazzo generale quello a cui gli italiani – e la comunità internazionale – hanno assistito ieri. Difficile credere che Angelino Alfano – e di conseguenza anche Enrico Letta – nulla sapesse di ciò che stesse accadendo in relazione al caso Shalabayeva. Tanto quanto è arduo pensare che nulla sapesse la Farnesina, viste le parole del legale di Procaccini, tese a far intendere come la polizia sapesse perfettamente chi fosse la donna e quanto l’operazione potesse suscitare reazioni internazionali. Ma se così fosse, e le parole di Alfano corrispondessero a verità, le posizioni del governo e del Ministro sarebbero da considerarsi ancora peggiori. Ci si dovrebbe chiedere, allora, quali “poteri occulti” avrebbero deciso tutto questo, ignorando deliberatamente chi di dovere e se, forse, il Governo non abbia perso le redini della situazione e la sua credibilità.

Una cosa è sicura, nelle ultime due settimane si è parlato di tutto tranne che di concretezza, e la situazione è anche peggiore di quanto non potesse sembrare solamente un anno fa, almeno da un punto di vista politico. Tra governo e parlamento, la situazione ha del devastante.

Capitolo Boldrini – In primis vi è una presidente della Camera, Laura Boldrini, capace di far rimpiangere Gianfranco Fini e la sua voglia di fare politica in un ruolo neutro. Impresa non facile, certo, ma che sembra oramai portata a compimento. La signora Boldrini ha scambiato il suo ruolo di garante per quello di un maestro super partes, e si impegna a dare lezioni a destra e a sinistra, portate avanti con un certo snobbismo caratteristico di chi non riesce ad accettare nulla che esca dalle sue convinzioni. Invitando continuamente il governo a prendere provvedimenti, come se toccasse a lei il compito d’indirizzo. L’ultimo episodio con l’approvazione della scelta Rai di non trasmettere Miss Italia. “Spero che le ragazze italiane per farsi apprezzare possano avere altre possibilità che non quella di sfilare con un numero. Le ragazze italiane hanno altri talenti”. Insomma, anche se una ragazza volesse sfilare dovrebbe essere oscurata. Perché il libero arbitrio è in antitesi con la dignità e la parità dei sessi. Cara Boldrini, la discriminazione e la dignità femminile non dipendono certo da un concorso come Miss Italia, ma vanno ad individuarsi nella libertà delle donne di fare ciò che vogliono – anche sfilare su di una passerella – senza incontrare ostacoli per il loro sesso o essere svantaggiate rispetto agli uomini. Ma soprattutto, a prescindere da tutto questo, Lei è il Presidente della Camera – non il capo di un movimento femminista – e in quanto tale ha delle responsabilità di neutralità e “arbitrio” a cui sta venendo meno.

Kyenge e Borghezio – Tralasciando, poi, le solite uscite indegne di “calderoniana” memoria, vi è un ministro dell’integrazione che, dall’altra parte, sta riuscendo sempre più a spaccare un Paese sul tema dalla cittadinanza, nella convinzione che lo Ius Soli sia la soluzione di tutti i mali, mentre l’intregazione, diciamocelo, è qualcosa di molto più complesso che l’ avere scritto “cittadinanza italiana” su di una carta d’identità, e per la quale, purtroppo, in Italia non si sta facendo nulla da anni. Convinzione, quella dello Ius Soli, che appare un po’ a tutti gli esperti errata, anche a quello stesso PD che infatti aveva presentato, prima delle polemiche a riguardo, un disegno di legge per ammorbidire lo ius sanguinis, come avviene praticamente in ogni stato del globo. L’integrazione, caro ministro, è altra cosa – come spiega bene Sartori sulle pagine del Corriere della Sera – e, in ogni caso, rischiare di spaccare un governo nato per riformare uno Stato sull’orlo del collasso – tirando fuori una questione di tal tipo, impossibile da affrontare in una grande coalizione – dimostra, quantomeno, una certa insensibilità politica.

Enrico Letta, la crisi alle porte?
Enrico Letta

Letta e responsabilità della politica- A capo di questa continua commedia dell’immobilità (e dell’incapacità) vi è lui, Enrico Letta. Non perché sia il principale responsabile di quanto stia accadendo, ma perché, come un prestigiatore, è impegnato giorno dopo giorno a cercare di lanciare e riprendere palline sempre più infuocate, cercando di non bruciarsi le mani a tal punto da farle cadere e fallire nel proprio lavoro. Oramai gli appelli alla responsabilità e i richiami all’ordine sono giornalieri, sfociando quasi in una litania monotona di disperazione. La realtà è che un governo di larghe intese può funzionare solo ed esclusivamente quando esiste un senso di responsabilità collettivo. Chi appoggiava questa soluzione – in primis chi scrive – credeva che l’incapacità della nostra classe politica avesse oramai toccato il culmine, e che l’esigenza e il dovere di salvare il Paese potessero essere palesi, ad un certo punto, anche a chi, fino a ieri, ha fatto di tutto per combattersi e poco per salvare l’Italia. Illusione delusa puntualmente, sin dalle nomine dei Ministri e dei sottogretari – simbolo di una perseveranza errata e malata. In tali condizioni, un governo di questo tipo risulta quasi completamente inutile, buono solo ad intrattenere il pubblico a casa, assomigliando più ad un reality show che a qualcosa di serio.

Qualora la mozione di sfiducia presentata nei confronti di Alfano e ai voti domani dovesse essere approvata, probabilmente la crisi di governo sarebbe vicina come non mai. Il presidente Napolitano, però, avrebbe già fatto intendere di essere pronto ad affidare nuovamente l’incarico ad Enrico Letta, magari cercando la maggioranza riproponendo l’assalto ai grillini visto tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo. A quel punto mancheranno solo Lega e SEL all’appello perché tutte le forze “politiche” del Paese possano partecipare a quest’ultimo teatrino dell’assurdo. L’unica certezza, però, è che i partiti sono stati in grado di fallire nuovamente innanzi ad un esame di maturità, anche all’ultimo appello disponibile. Responsabilità e concretezza, in questo Paese, sono utopie che non possiamo permetterci.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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