Governo Kirchner: dopo 12 anni l’Argentina volta pagina

23/10/2015 di Michele Pentorieri

Nelle elezioni di domenica il favorito è Scioli, il candidato della “Presidenta” che promette di non stravolgere il percorso intrapreso dalla sua predecessora. Ma attenzione a Macri, che in caso di ballottaggio potrebbe giocarsela fino in fondo.

Dopo 12 anni di Governo Kirchner l’Argentina è pronta alla svolta. In principio fu Néstor, succeduto a Duhalde, a prendere in mano le redini del Paese latinoamericano, nel 2003. Drastico calo di povertà e disoccupazione, uniti ad un tasso di crescita del PIL sostenuto, fecero di lui una figura di notevole popolarità. Intenzionato a gettare le basi per un progetto di sviluppo in sinergia con altri leader di sinistra del panorama regionale (Lula, Correa, Castro e Chavez su tutti), denunciò apertamente i crimini commessi dalla dittatura militare, facendo notare allusivamente come a quei tempi le finanze argentine potessero contare sul pieno appoggio del Fondo Monetario Internazionale.

Nonostante il largo consenso goduto presso ampi settori della società argentina, decise di non ricandidarsi alle elezioni del 2007, lasciando spazio alla moglie Cristina. Prima donna scelta dagli argentini per ricoprire la presidenza – Isabél Martnez de Peròn non passò per le vie elettorali – è stata rieletta nel 2011, portando avanti un programma politico ispirato al peronismo di sinistra. Il suo governo è stato caratterizzato da misure sociali ispirate alla visione politica del marito ma anche dalla perenne difficoltà a tenere in ordine i conti dello Stato, da un’inflazione molto alta e, recentemente, anche da accuse personali. La Costituzione argentina le impedisce di candidarsi per la terza volta, spianando la strada alla lotta per la successione.

Il favorito è sicuramente Daniel Scioli, tradizionalmente su posizioni neoliberiste – e quindi in rotta con la “Presidenta” – ma più di recente avvicinatosi alle posizioni della Kirchner, che lo ha scelto come “suo” candidato. 58 anni, ha l’appoggio del Partido Justicialista e del Frente para la Victoria, fondato dai coniugi Kirchner. Altro elemento che potrebbe contare nelle scelte degli elettori: pare abbia un ottimo rapporto con Papa Francesco. Il suo piano di Governo prevede l’introduzione di maggiore competizione economica nel Paese e diverse liberalizzazioni. La sua promessa è quella di far ciò in maniera molto graduale, per evitare shock sia economici che culturali, e soprattutto di non sacrificare la spesa pubblica.

Mauricio Macri, 56 anni, è il suo diretto avversario. Profilo conservatore, incarna lo stereotipo dell’imprenditore di successo che decide di impegnarsi anche in politica. Attuale sindaco di Buenos Aires, è stato anche Presidente del Boca Juniors ed è sostenuto dall’alleanza di partiti Cambiemos. Il programma è di stampo puramente neo-liberista: liberalizzazione del mercato, abbassamento delle tasse, privatizzazioni. Il suo intento è quello di dare all’Argentina ad una sorta di scossone, grazie ad una versione nettamente più estrema delle politiche propugnate dal suo avversario e lontana anni luce dalle politiche kirchneriane. In questo senso, non sono pochi i dubbi riguardo le possibili reazioni della popolazione argentina e del sistema economico in generale.

Altro punto fondamentale è la promessa di una guerra senza quartiere alla corruzione. Peccato però che la sua campagna elettorale sia stata caratterizzata anche dal suo coinvolgimento proprio in un’indagine per corruzione, in relazione a dei contratti pubblicitari firmati con un azienda appartenente ad un esponente del suo stesso partito (Propuesta Republicana). Lo scorso 10 Settembre, infatti, un giudice di Buenos Aires ha chiesto al sindaco la documentazione riguardante il caso, e da allora è logico pensare che la sua credibilità sia in discesa.

L’ultimo candidato, Sergio Massa, è un avvocato 43enne che si propone come paladino della lotta al narcotraffico, arrivando addirittura a promettere di schierare l’esercito per arginare il fenomeno. In generale, la sua visione è quella di una politica più trasparente e di istituzioni finalmente credibili. Fuoriuscito dall’orbita kirchneriana nel 2013, ha poi fondato un proprio movimento, Frente Renovador, che ora lo sostiene.

Come già detto, il favorito è Scioli, che garantirebbe al Paese un certo grado di continuità con il passato pur senza rinunciare ad una ventata di aria nuova. Stando ai sondaggi, è difficile stabilire se abbia la possibilità di essere eletto già al primo turno. Perché ciò accada, la legge prevede che il candidato raggiunga il 45% delle preferenze oppure abbia un divario di dieci punti percentuali dal suo inseguitore e contestualmente una percentuale almeno del 40%. Molto improbabile la prima ipotesi, più verosimile la seconda. Qualora Macri riesca a non restar staccato di più di dieci punti da Scioli, sarà il ballottaggio a determinare chi sarà il prossimo inquilino della Casa Rosada. In questo caso, la speranza di Macri è quella di riorganizzare le forze in tempi brevi ed essere in grado di incarnare tutte le istanze genericamente anti-kirchneriane. Qualora ci riuscisse, si aprirebbe un capitolo davvero inedito per l’Argentina. I cui esiti sono difficilmente prevedibili.

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Michele Pentorieri

Nasce a Napoli nel 1991. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, dove si laurea nel 2012. Consegue la Laurea specialistica con lode in Relazioni Internazionali presso la LUISS “Guido Carli", attualmente impegnato in un tirocinio all'IFAD.
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