Governo al rush finale. Che impatto avrà il decreto “liste pulite”?

21/12/2012 di Luca Tritto

Governo tecnicoUltimo giorno di governo tecnico per il nostro Paese. La legge sulla stabilità è stata approvata alla Camera con 373 voti favorevoli, 67 contrari e 15 astensioni. Come annunciato nelle scorse settimane, il Presidente del Consiglio Monti salirà al Colle per rassegnare le dimissioni, al termine della riunione del Consiglio dei Ministri. I vari appelli alle forze politiche hanno sortito il loro effetto sull’approvazione del disegno di legge. Tuttavia, dopo la caotica giornata di ieri in Parlamento, si è rischiato che non tutti i progetti del Governo andassero in porto. Un esempio per tutti: il decreto Liste Pulite. Infatti, dopo numerose ostruzioni e rinvii, il testo ha ricevuto il parere non ostativo della Commissione Bilancio del Senato, il cui presidente è il senatore PDL Antonio Azzolini.

Finalmente nel nostro Paese avremo una legge per cui non sono candidabili i condannati in via definitiva e tantomeno non potranno ricoprire cariche elettive. Sembra un paradosso che nel Paese occidentale con i più alti tassi di corruzione, dove sono presenti le più ricche e  potenti organizzazioni criminali, dove in Parlamento siedono quasi in 100 tra indagati e condannati e dove l’ex Premier ha fatto della lotta alla magistratura, in quanto detiene il record di processi a carico, uno dei suoi cavalli di battaglia, non si sia mai avvertita la necessità da parte delle forze politiche di dotarsi di uno strumento che impedisca a questi soggetti di poter decidere della politica nazionale.

In questa legislatura si è assistito ad uno spettacolo indegno per un Paese civile. Il caso Cosentino ha messo a nudo lo strapotere del Parlamento sulla magistratura inquirente: è stata rifiutata l’autorizzazione all’uso di intercettazioni telefoniche del parlamentare PDL accusato di collusione con la Camorra. Ovviamente non era la prima volta che Cosentino era indagato per reati simili. Di certo fin quando non c’è una condanna sicura la presunzione di innocenza va mantenuta. Tuttavia, in un paese civile, una persona che non abbia nulla da nascondere farebbe prima a dimostrarsi collaborativo al fine di chiarire la propria posizione, invece di rifugiarsi dietro cavilli burocratici. Fanno da contraltare ad esempi vergognosi come questo le “avventure” di altri politici in altri Paesi. Uno in particolare: il Ministro dell’ Energia del governo Cameron, in Gran Bretagna, si dimise per sottoporsi ad un processo in base all’accusa di aver mentito su una multa per eccesso di velocità, dichiarando che alla guida vi fosse la moglie. Per quanto si sia dichiarato innocente, ha avuto la grande responsabilità di dimettersi e farsi giudicare. Sono cose che dovrebbero far pensare.

Senza voler fare del populismo, bisognerebbe pensare che, in un Paese civile, soggetti già condannati non dovrebbero neanche avere il pensiero di ricoprire cariche elettive, mentre in Italia non solo ne sono stati eletti a centinaia, ma non si è mai voluto porre fine a questa vergogna. Con quale credibilità ci si pone non solo di fronte ai cittadini, ma a tutta la comunità internazionale? Come possiamo sperare che gli investitori stranieri possano scommettere sull’Italia e il suo potenziale? Ci è voluto un governo tecnico per sopperire a questa pesantissima lacuna, per non parlare poi della trasparenza del processo decisionale, ma questa è un’altra storia.

Tra gli ultimi provvedimenti che, però, rischiano di non essere approvati c’è il disegno di legge sulle misure alternative al carcere, fortemente voluto dal Ministro della Giustizia Paola Severino. Infatti, il Presidente del Senato Renato Schifani ha optato per il rinvio alla Commissione Giustizia del Senato, rendendo così il testo non approvabile nei tempi auspicati. Oltre a questo, si rischia di non trovare l’accordo sul decreto riguardante la riduzione del numero delle firme per la presentazione delle liste elettorali. Sapremo in serata se il testo arriverà in tempo per la riunione del Consiglio dei Ministri per il varo.

Un ultima nota, oggi l’Onorevole Walter Veltroni ha pronunciato il suo ultimo discorso in Parlamento, tra gli applausi dei colleghi. Una lunga e brillante carriera, costellata da successi ma anche da insuccessi come la sconfitta alle ultime elezioni politiche, che però non oscurano un percorso degno di rispetto e ammirazione per chi, al momento giusto, ha avuto il coraggio di capire che è arrivato il momento di farsi da parte una volta concluso il proprio mandato. Peccato che sia, come per ogni episodio di coerenza e idealismo, un esempio fin troppo raro nel panorama politico italiano, dal quale neanche i colleghi del PD sono esenti.

Luca Tritto

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Luca Tritto

Calabrese di Paola (CS), è nato il 7/11/1988. Dopo il liceo linguistico, si laurea nel 2011 in Studi internazionali alla “Cesare Alfieri” di Firenze, con una tesi sull’UE e la criminalità organizzata. Sin dai tempi della scuola si interessa di analisi politica e si appassiona allo studio di realtà criminali. Amante di storia e attualità della Chiesa Cattolica, si è laureato con 110/110 e lode in studi in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli, con una tesi sulle normative antimafia di Italia e U.S.A. Collabora con "Redazione UniCal" , rivista del Centro di documentazione e ricerca sul fenomeno mafioso dell'Università della Calabria ed è responsabile dell'area Giustizia e Antimafia del think tank Cultura Democratica.
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