Tentativo di golpe in Eritrea. Chi, come e perché?

21/01/2013 di Andrea Viscardi

Isaias-Afewerki-golpe-eritrea

AGGIORNAMENTO, ORE 23 – Sempre sottolineando quanto siano scarse le notizie che arrivano dallo Stato africano, il colpo di Stato sarebbe fallito dopo l’intervento dell’esercito. Al Jazeera riporta che il direttore della televisione di Stato sarebbe stato obbligato dai militari ribelli, prima che radio e tv venissero oscurate, ad invitare il governo a liberare tutti i prigionieri politici.  Sempre l’organo di stampa mediorientale riporta una comunicazione dell’opposizione: il ministro della Difesa sarebbe stato ucciso.

IL TENTATIVO DI GOLPE – E’ dell’ultima ora la notizia di un possibile colpo di Stato in Eritrea. Infatti, un gruppo di militari avrebbe in mattinata preso possesso del ministero delle Comunicazioni, reclamando riforme da parte del governo di Afeworki e interrompendo le trasmissioni. Il gruppo avrebbero occupato anche l’aeroporto e la Banca Centrale, mentre la componente dell’esercito di fede presidenziale avrebbe circondato gli edifici. Le tensioni tra alcuni generali e il dittatore sarebbero cominciate nel 2012, dopo una divergenza di vedute nei riguardi di un’azione militare che il presidente voleva portare, nuovamente, verso l’Etiopia.

ISAIA AFEWERKI – Il Presidente ha preso il potere nel 1993, guidando il Fronte Popolare di Liberazione Eitreo ma, ben presto, quello che doveva essere un incarico provvisorio, diviene un governo di stampo dittatoriale, identificato in tutto e per tutto con l’unico Partito presente nel Paese. Nessuna libertà di stampa, nessuna libertà di pensiero, nessuna possibilità di un sogno democratico.

ETIOPIA E AUTARCHIA – Lungi dall’essere portata avanti nell’interesse dell’Eritrea, la politica di Afewerki è basata fondamentalmente su due pilastri: rapporto di forza con l’Etiopia (dalla quale l’Eritrea aveva ottenuto l’indipendenza nel 1991, dopo un conflitto scoppiato nel lontano 1961) e autarchia.  Se le tensioni create dal primo punto hanno portato, tra il 1998 e il 2000, a una nuova guerra, l’autarchia ha invece aggravato la situazione, intollerabile, di uno Stato i cui due terzi degli abitanti vivono in condizioni di estrema povertà. Nessun aiuto dall’estero, è questa la parola d’ordine, tanto che addirittura la sede della Banca Mondiale è stata obbligata alla chiusura, così come quelle delle Organizzazioni Internazionali e delle Ong.

IL PARADOSSO – Occorre dire, comunque, che nonostante questi dati qualcosa, il governo di Afewerki, l’ha fatto. L’Eritrea negli ultimi dieci anni è riuscita a raggiungere importanti livelli nella Sanità e nell’educazione,  tra i più alti in Africa, soprattutto approfittando delle collaborazioni con Corea del Nord, Iran e Cina. Un paradosso, visto che la nazione è stata inserita nella lista dei paesi più poveri al Mondo nel 2012.

ERITREI IN FUGA – Circa 1 milione e 300 mila eritrei, negli ultimi anni, hanno abbandonato il proprio Paese, soprattutto per trasferirsi in Europa e in Nord America. Oggi, si conta che il numero di cittadini eritrei all’estero sia paritario a quello dei connazionali in patria. Questi, tra l’altro, devono versare il 2% del proprio reddito nelle casse di Afewerki, una delle fonti principali della dittatura per il proprio mantenimento.

REPRESSIONE – Chi resta, però, vive in situazioni drammatiche, a meno che non sia uno degli uomini di potere del Presidente. Le carceri sono tra le più affollate del Mondo e, tra l’altro, sempre piene di giornalisti che hanno osato dire qualcosa di troppo, alcuni, come riporta “Reporters Sans Frontières” detenuti da 10 anni e senza alcun processo. Le voci di un Colpo di Stao, di conseguenza, sono diventati sempre più forti con l’aumentare della crisi portata dalla politica dittatoriale. Le dinamiche di quanto stia accadendo restano incerte, vi aggiorneremo appena potremo.

 

 

The following two tabs change content below.
Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
blog comments powered by Disqus